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Non tutti hanno la fretta federalista...

Gli economisti lanciano l'allarme: ''Il federalismo in Sicilia potrebbe costare caro''

10 novembre 2008

Gli economisti lanciano l'allarme: "Più spese, meno entrate"
IL FEDERALISMO COSTA 5 MILIARDI
di Antonio Fraschilla (Repubblica/Palermo.it, 09 novembre 2008)

Il federalismo fiscale fa paura alla Sicilia e al Mezzogiorno, e governatori ed economisti lanciano l'allarme. Oltre 200 tra intellettuali e politici che hanno partecipato alla settimana delle "Giornate dell'economia", organizzata dalla Fondazione Curella e dal Diste, hanno firmato un «carta per il Sud, a difesa delle regioni del Mezzogiorno».

Mentre il presidente dell'Assemblea regionale, Francesco Cascio, e il governatore Raffaele Lombardo rispondono a muso duro al presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, che si era detto «preoccupato per una possibile rivolta dei governatori del Sud». «Al di là delle polemiche di Galan, ormai l'asse del Sud si è costituito, ed è questa la cosa più importante», dice Lombardo che venerdì ha riunito a Palazzo d'Orleans i presidenti delle regioni meridionali (LEGGI).
Dietro lo scontro politico c'è il timore, per la Sicilia in particolare, di perdere risorse economiche a vantaggio delle già ricche aree del Nord. Le prime stime Svimez sui costi del Federalismo, come previsto dalla legge Calderoli, sono impietose. La Sicilia potrebbe perdere 5 miliardi di euro, che dovrà reperire altrove. Anche incassando l'Irpef (1.108 euro pro capite), non riuscirà a far fronte alle spese attuali (che corrispondo a 1.296 pro capite).
«Il tutto in un quadro che vede il Sud e la Sicilia con un grave gap infrastrutturale, che per essere colmato ha bisogno di finanziamenti per 112 miliardi di euro, a fronte dei 2 miliardi attualmente previsti dal governo per le regioni meridionali», dice il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta che ha concluso a Palazzo dei Normanni le "Giornate dell'economia". Le risorse rischiano di diminuire, ma ne occorrono invece sempre di più.

Finanziamenti aggiuntivi sono stati chiesti da Innocenzo Cipolletta, presidente delle Ferrovie dello Stato: «Abbiamo diversi progetti per potenziare la rete ferroviaria del Sud e della Sicilia, a partire dal raddoppio della Catania-Messina, e alla linea veloce Palermo-Catania, ma per questo servono i fondi dello Stato e delle Regioni». Il quadro diventa ancora più negativo se si pensa alla previsione del Pil siciliano per il prossimo anno, che dovrebbe diminuire dello 0,9 per cento: «Dopo la stima del Fondo monetario internazionale che attesta la decrescita del Paese attorno allo 0,6 per cento per il 2009, - ha detto sabato scorso a Palazzo dei Normanni il direttore della Svimez, Riccardo Padovani - la nostra valutazione è di una recessione che si attesta tra il meno 0,8 e 0,9 per il Pil delle regioni del Sud nel prossimo anno». 

In 200, tutti i relatori delle "Giornate dell'economia", hanno così firmato una «carta per il Sud» inviata poi al governo nazionale: 10 punti programmatici che hanno l'obiettivo di portare le regioni del Mezzogiorno ad un Pil pro capite pari all'80 per cento di quello del Nord (oggi è fermo al 58 per cento). Un documento che vuole essere anche un «no chiaro e netto» ad un federalismo fiscale a danno delle regioni povere. Non a caso al primo punto della carta c'è «la garanzia che la quota di spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno prevista dalle leggi esistenti venga mantenuta».
Negli altri punti anche interventi per le università meridionali e sostegno al credito delle piccole imprese del Sud. Da questi dati economici nasce lo scontro sul federalismo, che al momento vede i governatori del Sud sulle barricate e quelli del Nord che iniziano a temere una vera e propria rivolta. Il presidente della Regione Veneto, Galan, ha già duramente criticato l'incontro palermitano dei suoi colleghi del meridione: «Quelli che si sono riuniti a Palermo sono le teste di ariete di coloro che non amano il federalismo fiscale», ha detto. Tanto che ieri è stato ripreso dal leader della Lega, Umberto Bossi: «Galan esagera, non c'è alcuno scontro con le regioni del Sud».

Ma ormai la miccia è accesa. Lombardo risponde a muso duro: «Ribadisco ancora una volta l'uso improprio dei fondi Fas dirottati per le aree del Centro-Nord e per finalità diverse da quelle istituzionali - dice - Al di là delle polemiche con il presidente Galan per la sua dichiarazione colorita, ciò che più conta è che abbiamo incassato la volontà dichiarata e sottoscritta di collaborazione fra le regioni del Sud in vista della stagione federalista». Il presidente dell'Assemblea regionale, Francesco Cascio, ha annunciato al presentazione a breve di uno studio «che metterà fine alla favola della Sicilia che mangia risorse pubbliche»: «La spesa pubblica pro capite in Sicilia è di 14 mila euro, a fronte di una media nazionale di 16 mila euro e dei 20 mila euro delle regioni autonomistiche del Nord - dice Cascio - Un dato, questo, che considera la spesa di Stato, regioni, province e comuni».

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10 novembre 2008
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