Notte di ansia e di paura: un posto in prima fila per uno spettacolo già visto

E' cominciata la guera in Iraq e nel mondo

20 marzo 2003
"Me ne frego!", urlavano i giovani fascisti assetati di conquiste e credendo fermamente che la guerra potesse essere l'unica "igiene del mondo", soluzione purificatrice e salvifica.

"Me ne frego!", ha glacialmente dichiarato George il giovane, in barba al'Onu, all'Unione Europea e all'opinione pubblica mondiale.

Ed è così che ci siamo ritrovati nella notte della vigilia di primavera , davanti alla televisione per assistere all'ennesimo macabro show.

Sono le 01:50, il telegiornale tiene in sovrimpressione un orologetto che scandisce, centellinante, i secondi allo scadere dell'ultimatum. Con gli occhi puntati sull'orologetto si aspettano le 02:00 come una sorta di terribile capodanno, e tutto sembra insostenibilmente assurdo.

L'ora fatidica scatta e dalla Tv il cielo sopra Baghdad è terso, con la luna piena e le evocative silhouette delle moschee nitide nell'alba nitida. Noi tutti che guardiamo non vediamo nessun bagliore, nessun elemento visivo che ci ricordi l'attacco del 1990.

Qualcuno si permette di sperare in un contrordine, ma subito veniamo informati, che al sud dell'Iraq le bombe sono cadute rispettando l'orario con devozione.
Le notizie da Baghdad  sono confuse. Le voci degli inviati, in collegamento telefonico, sono molto disturbate.
Qualcuno dice che gli attacchi non sono ancora avvenuti, altri annunciano addirittura anticipi nei lanci dei missili e una pronta controffensiva irachena.

Un giornalista di Al Jazira è sul balcone di un albergo. Ha l'elmetto ed è timoroso guardando il cielo che si fa più chiaro, e intanto l'orologio che continua a ticchettare.
Il colpo d'occhio è incredibile, davanti a noi ad aspettare le bombe c'è Charlot soldato. Sembra proprio lui. Lo stesso elmetto, i buffi baffetti, lo sguardo impaurito.

E si ascolta avidi non comprendendo bene quello che sta succedendo. Nascono dispute sulle informazioni. E intanto continuiamo a guardare lo schermo, dal nostro posto in prima fila aspettando di veder esplodere la guerra a Baghdad.

Un deja-vu. Ecco cos'è quello che ci sta succedendo attorno, un deja-vu.
La guardiamo in televisione noi la guerra. La ri-guardiamo.

Si sono fatte quasi le 04:00 quando i primi bagliori, seguiti dai boati, giocano con la luce del mattino che avanza. Le bombe sono cadute nella zona sud est della città.

Qualcuno esclama "Hanno attaccato!".
La confusione delle notizie aumenta, ma è chiaro: "Hanno attaccato!".
Lo si vede chiaramente in televisione.

Appena un'ora e mezza dopo la scadenza dell'ultimatum di Bush a Saddam Hussein, la guerra all'Iraq è iniziata, alle 05:35 locali (le 03:35 in Italia) con un attacco su Baghdad, la cui periferia è stata colpita da missili Cruise e dai bombardieri 'invisibili' F-117.

In molti si alzano, spengono la  tv e vanno a letto.
Domani ci si deve alzare per andare a lavoro. Molti hanno visto quello che si aspettavano.

Secondo quanto ha annunciato un responsabile del ministero iracheno dell'informazione i bombardamenti di stamani su Baghdad hanno provocato feriti tra i civili.

F.M.

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20 marzo 2003

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