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Nuova stretta sul pizzo a Palermo

Racket del pizzo su imprenditori e commercianti: arrestati altri cinque estortori del clan Resuttana

31 maggio 2010

I carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno notificato cinque ordinanze di custodia cautelare ad altrettanti presunti capi del mandamento mafioso di Resuttana. Per tutti l'accusa è di associazione mafiosa ed estorsione. I provvedimenti sono stati emessi dal gip su richiesta della dda del capoluogo.
L'inchiesta, condotta dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, è una prosecuzione dell'indagine che, negli ultimi mesi, ha portato all'arresto di 37 persone tra vertici e affiliati al mandamento e al recupero dell'arsenale di armi dei capimafia di San Lorenzo Salvatore e Sandro Lo Piccolo.
Decisivo è stato il contributo del neopentito Manuel Pasta che ha ricostruito la mappa del racket delle estorsioni. Le rivelazioni del pentito sono state confermate da molte vittime del pizzo che, superando le iniziali resistenze, davanti alle contestazioni degli investigatori, hanno ammesso di aver pagato e hanno fornito nuovi dettagli importanti per l'identificazione degli estortori. Cinque i taglieggiamenti contestati agli indagati: prova che, nonostante l'intensa attività repressiva svolta dalle forze dell'ordine, il racket continua ad esercitare la sua pressione in tutta la città.

Le ordinanze sono state notificate ad Angelo Bonvissuto, Carlo Giannusa, Gioacchino Morisca, Mario Napoli e Pietro Pilo. Nel provvedimento il gip, contestualmente, ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere anche nei confronti di 4 presunti estorsori finiti in cella la scorsa settimana e appartenenti allo stesso mandamento mafioso.
Cinque le nuove estorsioni contestate: ad un lavaggio auto, una serigrafia, un ristorante, una gastronomia ed una parruccheria. Le vittime erano costrette a versare dai 500 ai 2500 euro in due tranche: una Natale e l'altra a Pasqua. I commercianti, pur non avendo denunciato il racket ed avendo pagato per paura, davanti alle contestazioni dei carabinieri, hanno ammesso di aver subito l'estorsione ed hanno dato agli investigatori informazioni utili riscontrando le dichiarazioni dei pentiti.

L'operazione antimafia di oggi è "un ulteriore segnale di come nella realtà palermitana si allarghi sempre di più il numero di imprenditori che denunciano, chi spontaneamente o chi davanti all'evidenza", ha detto il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, autore del codice etico di Confindustria che prevede l'espulsione dall'associazione degli imprenditori che pagano il pizzo senza denunciarlo.

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing]

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31 maggio 2010
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