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Nuove Alleanze

Nove fermi a Palermo: svelata la nuova ed inedita alleanza tra le cosche di San Lorenzo, Tommaso Natale e Acquasanta

14 giugno 2010

Nove persone sono state fermate dagli agenti della Dia, della Squadra mobile e dei carabinieri del Ros di Palermo, che hanno eseguito un provvedimento, emesso dalla Dda del capoluogo siciliano. Per gli investigatori l'operazione antimafia, denominata 'Nuove Alleanze', avrebbe fatto luce su un "serio tentativo di compattare gruppi mafiosi fin qui ritenuti separati e perfino in concorrenza tra loro, superando rivalità e contrasti, nella prospettiva di una nuova stagione di inedite alleanze per la gestione comune delle attivita' criminali".
Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, e dai sostituti Marcello Viola, Lia Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene, si sono concentrate sui clan palermitani di San Lorenzo, Tommaso Natale e Acquasanta e per tutti i fermati l'accusa è di associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche e i servizi di osservazione sul territorio hanno permesso di documentare le dinamiche associative dei tre mandamenti mafiosi principali della città e i loro collegamenti con le altre cosche. Sono stati individuati, inoltre, i nuovi capi della famiglia di San Lorenzo e dell'Arenella-Acquasanta, e i loro uomini di fiducia.
E' stata accertata una "capillare gestione dell'attività estorsiva sul territorio" e l'interesse di Cosa nostra, attraverso prestanome, su diversi centri di scommesse, due dei quali sequestrati.
Decisive per le indagini sono state le dichiarazioni di un neo collaboratore di giustizia dell'area dello Zen che ha ricostruito, nei dettagli, le dinamiche associative degli ultimi anni ed, in particolare, l'intervenuta "pacificazione" fra il gruppo facente capo a Gianni Nicchi e quello dei Lo Piccolo con l'obiettivo esplicito di rafforzare l'organizzazione in tutto il territorio di Palermo.

I RETROSCENA
I summit - Avevano scelto la sede di un'attività di rimessa e servizi per barche - la "Di Giovanni servizi nautici" - nel porticciolo dell'Acquasanta di Palermo, come sede dei summit mafiosi. Lì Antonino Di Giovanni, nuovo capo della cosca, e il suo braccio destro Francesco Lo Cicero, pianificavano affari e progettavano alleanze con gli esponenti mafiosi dei quartieri occidentali della città. E' uno dei particolari emersi dall'operazione denominata "Nuove Alleanze". Anche i capimafia di San Lorenzo, come Giuseppe Biondino, nipote di Salvatore, e uomo di fiducia di Totò Riina, avevano scelto come luogo di incontro un posto insospettabile: il bar Noir di cui Biondino era titolare.
Ruolo di primo piano era svolto anche da Antonino Pellingra, 30 anni, detto 'Ninni' o 'Mister', uomo d'onore e persona di fiducia di Biondino. Proprio in un'abitazione nella disponibilità di Pellingra gli investigatori hanno sequestrato documenti ritenuti "molto interessanti", una sorta di libro mastro con la relativa contabilità dell'attività estortiva. Nell'ambito dell'operazione sono stati sequestrati anche due esercizi commerciali: una cartolibreria formalmente intestata a Germana Vitale, anche lei raggiunta dal provvedimento di fermo, e un centro scommesse di Gaetano Minniti. In entrambi i casi, secondo gli investigatori, i due avrebbero fatto da prestanome a Biondino.
Le alleanze - Dall'inchiesta, che ha ricevuto il contributo di un nuovo pentito, è emersa un'inedita alleanza tra le tre cosche, finalizzata alla gestione degli affari illeciti. Intercettazioni ambientali e telefoniche e servizi di osservazione hanno consentito agli inquirenti di "fotografare" i meccanismi criminali dei tre mandamenti mafiosi principali della città - Resuttana, San Lorenzo e Tommaso Natale - e di svelare la nuova strategia associativa delle cosche. Sono stati individuati, inoltre, i nuovi capi della famiglia di San Lorenzo e dell'Arenella-Acquasanta, e i loro uomini di fiducia. L'indagine ha evidenziato, ancora una volta, la capillare gestione dell'attività estorsiva sul territorio, e ha svelato gli interessi della mafia, che si serviva di prestanome, su diversi centri scommesse, due dei quali sequestrati.
Il pentito - Si è presentato dagli inquirenti, ancora prima di essere arrestato, sentendosi stringere attorno a sé il cerchio delle indagini, e ha manifestato l'intenzione di collaborare con la giustizia. Un pentimento sui generis quello di Salvatore Giordano, 50 anni, uomo d'onore del quartiere Zen, ultima gola profonda di Cosa nostra. A differenza dei suoi "predecessori" non ha avuto bisogno dei rigori della cella per decidere di saltare il fosso. Le sue dichiarazioni, insieme a quelle di un altro pentito della stessa zona, Manuel Pasta, hanno consentito agli inquirenti di ricostruire gli organigrammi della famiglia di San Lorenzo, di scoprire il tentativo, delle cosche, di stringere nuove alleanze per superare le difficoltà che gli ultimi arresti hanno provocato alla mafia e svelare i nomi dei prestanome dei boss.
Gli arrestati - In manette sono finiti Antonino Di Giovanni, 56 anni, considerato il nuovo capo della famiglia dell'Arenella Acquasanta; Francesco Lo Cicero, di 57; Giuseppe Billeci, di 71; Filippo Fiorellino, di 43; Giuseppe Biondino, di 30, ritenuto il nuovo capo della famiglia di San Lorenzo; Gaetano Minniti, di 40; Antonino Pellingra, di 30; Giovanni Fradella, di 37 e la moglie Germana Vitale, di 33.

"C'è un tentativo costante, negli ultimi tempi, da parte della mafia, di stabilire un controllo unico del territorio per rimettere insieme un tessuto criminale sfilacciato dopo le ultime operazioni delle forze dell'ordine". Lo ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, intervenuto alla conferenza stampa in cui sono stati illustrati i particolari dell'operazione denominata "Nuove alleanze".
"Cosa nostra è sofferente - ha aggiunto - per questo tenta di ricompattarsi per superare le vecchie divisioni". A proposito del nuovo pentito che ha contribuito all'indagine Messineo ha detto: "Quello del pentitismo è un fenomeno non esaurito. Incontriamo spesso nuove collaborazioni anche se mancano pentiti che abbiano una visione generale dell'organizzazione. Le nuove leve hanno conoscenze molto specifiche e legate al mandamento di appartenenza".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa]

 

 

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14 giugno 2010
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