Nuove società segrete

L'inchiesta sull'eolico in Sardegna si allarga: indagati Marcello Dell'Utri e il sottosegretario Nicola Cosentino

13 luglio 2010

Il senatore Marcello Dell'Utri e il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino sono indagati nell'ambito dell'inchiesta che ha portato in carcere nei giorni scorsi l'imprenditore sardo Flavio Carboni, il geometra Pasquale Lombardi, ex esponente della Dc campana, e il costruttore Arcangelo Martino. A iscrivere i due politici nel registro degli indagati è stato il pubblico ministero di Roma Rodolfo Sabelli al quale è affidata l'indagine stralcio dall'inchiesta sull'eolico (LEGGI). Un'inchiesta difficile e intricatissima nella quale Carboni, Lombardi e Martino sono accusati di aver costituito un'associazione a delinquere che con la corruzione, l'abuso d'ufficio, la diffamazione e la violenza privata mirava a condizionare "il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale" nonché di "apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali". Nelle ultime tre righe della lunga ordinanza di custodia cautelare per i tre si legge che la loro era "una realtà organizzata del tutto corrispondente alla cosiddetta legge della Loggia P2". La P2 del 2010, che già qualcuno ha rinominato P3.
I reati ipotizzati per Dell'Utri e Nicola Cosentino sono gli stessi di quelli ipotizzati per Carboni, Lombardi e Martino, ossia: associazione per delinquere semplice e violazione degli articoli 1 e 2 della legge Anselmi che vieta la ricostituzione delle società segrete.
Per gli stessi reati, nella stessa indagine, sono indagati anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini - circostanza che sta creando malumori all'interno del partito - ed Ernesto Sica, ex assessore all'avvocatura della Regione Campania.


Nicola Cosentino

Numerosi sono gli episodi indicati nell'ordinanza che ha portato in carcere Carboni, Lombardi e Martino che coinvolgono Cosentino e Dell'Utri. In particolare a Cosentino si contesta l'episodio della diffamazione adottata nei riguardi del governatore della Campania Stefano Caldoro nonché delle pressioni fatte per iniziativa di Carboni per ottenere che Cosentino e non Caldoro assumesse la presidenza della Campania. Un altro episodio è quello delle pressioni che sarebbero state fatte alla Cassazione affinché fosse anticipata l'udienza in cui discutere il ricorso dei difensori di Consentino alla suprema Corte contro la misura cautelare emessa nei confronti dello stesso Cosentino dalla procura di Napoli. Le pressioni, secondo quanto emerge dal testo dell'ordinanza, sarebbero state fatte da Lombardi proprio per ottenere che Cosentino potesse avere buone chance per essere nominato alla regione.
Quanto al senatore Dell'Utri, secondo le indagini, ha partecipato a tre riunioni della cosiddetta "P3". Una il 23 settembre scorso a casa di Denis Verdini, coordinatore del partito del premier, con Flavio Carboni, Arcangelo Martino, Pasquale Lombardi, l'onorevole Giacomo Caliendo e i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller. Le altre due si sono svolte il 9 e il 13 dicembre scorso, la prima in casa di Verdini e la seconda in Sardegna per gli appalti sull'energia eolica. Presenti Carboni e anche il governatore sardo Ugo Cappellacci.

Nell'ordinanza con la quale Carboni, Martino e Lombardi sono finiti in carcere emerge inoltre che nelle intenzioni dei tre ci sarebbe stata anche quella di prendere contatti con i magistrati che a Firenze indagavano sul G8 e sugli eventi affidati alla Protezione civile. L'avvicinamento dei magistrati fiorentini sarebbe dovuto avvenire attraverso l'attività del Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e Libertà, centro che doveva agevolare l'acquisizione di notizie provenienti dagli ambienti politici e della magistratura. Tra le iniziative, un convegno milanese programmato per il marzo 2010. Il progetto però non andò in porto perché fu annullato allorché fallì l'intervento per fare accogliere il ricorso elettorale della lista 'Per la Lombardia' di Roberto Formigoni.
''Nessuno di noi è stato avvicinato proprio perché nessuno è andato a quel convegno'' ha precisato il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi.


Denis Verdini

Immediate le reazioni alla notizia dei nuovi indagati. "Adesso basta. Cosentino deve fare la stessa fine che ha fatto Brancher. Se ne vada a casa e si metta a disposizione dei magistrati - ha affermato in una nota il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro - Non possiamo avere al governo una persona che ha avuto dei provvedimenti cautelari per concorso esterno in associazione camorristica e che addirittura risulterebbe appartenere a un'associazione segreta". "Per definizione - ha aggiunto - chi governa non può essere sospettato di lavorare contro lo Stato, in quanto è a conoscenza di fatti che potrebbero agevolarlo nel mettere a segno il proprio piano criminoso. A questo Paese non servono i vari Dell'Utri, Cosentino, Verdini che operano contro e non per la democrazia. L'Italia dei valori, già da domani - ha annunciato Di Pietro - presenterà una mozione di sfiducia nei confronti di Cosentino". "Pronti a votare la mozione" ha detto il centrista Pierferdinando Casini.
Per Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza del Partito democratico, "fin da queste ore il presidente del Consiglio dovrebbe risolvere la vicenda del sottosegretario Cosentino rimuovendolo dall'incarico di governo".
All'attacco anche i finiani. "Chiediamo le dimissioni di Cosentino e non da oggi. La questione morale non può più essere negata, né da Bondi, né da La Russa - ha detto il deputato Fabio Granata - Sulla questione morale nessuno potrà tapparci la bocca: auspichiamo che anche su Cosentino, come su Verdini, il Pdl tolga dall'imbarazzo i parlamentari. E non solo i cosiddetti finiani".

Cosentino ha reagito replicando con una nota: "Sono accuse surreali, basta con l'uso politico giustizia. Questa volta mi pare si tratti di una sorta di 'banda del torchio', dal sapore davvero surreale. Mi chiedo quando e se si finirà di usare la magistratura per altri fini. In ogni caso, anche questa volta, le impronte digitali sono le stesse".
Nel frattempo Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione che nei giorni scorsi ha deciso di lasciare la magistratura, si difende in una lettera aperta al presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara: "Ribadisco con forza che non ho mai fatto pressioni sui giudici della Corte Costituzionale e che sono completamente estraneo a tutti gli episodi che i giornali hanno tratto dall'ordinanza del Gip". Martone smentisce di aver partecipato alla cena del 23 settembre scorso nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini nel corso della cena si sarebbe discusso di un tentativo di avvicinamento dei giudici della Consulta che dovevano decidere sul Lodo Alfano. "Non sono un frequentatore di salotti - ha ribadito Martone - e il 23 settembre del 2009 non ho partecipato ad alcuna cena, come da giorni tento disperatamente di precisare con scarso successo agli organi di stampa".

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, considera la storia "tutta una montatura, sulla quale come al solito i giornali fanno disinformazione".
Di più, il premier parla di una "cosa assurda", perché dove è il reato, dove l’associazione a delinquere per costituire un’associazione segreta quando dalle carte emergono solo i movimenti scomposti di "due pensionati che millantavano credito, due ignoti personaggi che nessuno conosce, ma ci rendiamo conto?". E Flavio Carboni, poi: altro che pericolo pubblico. La verità, secondo il premier, è che "non si mette in galera uno che ha settantotto anni" e pure tre by-pass, come raccontano le cronache. Insomma, è furioso, Berlusconi, per l’ennesimo scandalo che getta "fango" a suon di "menzogne" e di "operazioni di disinformazione" proprio nel cuore del suo partito. Per questo la sua ira gelida è tutta contro chi ha cavalcato il caso, chi ha chiesto le dimissioni di Verdini adducendo motivi di opportunità ed esigenze di moralità, chi è arrivato a sostenere che altre indiscrezioni verranno alla luce, altre notizie imbarazzanti: Italo Bocchino, per intendersi. Ritenuto uomo di massima fiducia di Gianfranco Fini, quasi il suo braccio armato. Tanto da aver provocato nel Cavaliere - più che uno sfogo - l’annuncio che si sta per mettere una pietra tombale su ogni tentativo di ripresa di dialogo con il cofondatore: "Per me - ha detto Berlusconi - Fini è fuori dal partito. Perché chi si fa rappresentare da uno come Bocchino, non può che essere fuori dal partito".
Secondo alcune fonti Silvio Berlusconi si sarebbe sentito più volte al telefono con il coordinatore del Pdl Denis Verdini. Nel corso delle telefonate, a quanto si apprende, il Cavaliere avrebbe espresso la sua solidarietà a Verdini dicendogli di andare avanti nel suo lavoro. "Il tuo ruolo - avrebbe sottolineato il Cavaliere - non è in discussione".

Quando Licio Gelli disse: "Berlusconi è l'unico che può proseguire il mio piano" - "Sul Piano di rinascita democratica l'unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2 ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora è in momento di debolezza perché usa poco la maggioranza parlamentare".
Queste le parole dell'ex Gran maestro della P2 Licio Gelli, pronunciate nell'ottobre del 2008 a Firenze in occasione della presentazione della trasmissione televisiva 'Venerabile Italia' andata in onda su Odeon Tv. "Avevo molta fiducia in Fini - ha spiegato anche Gelli - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante. Oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato". Comunque, ha proseguito "tutti si sono abbeverati al Piano di rinascita democratica, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti, ma non fu possibile depositarli alla Siae".
Sempre in quella occasione Licio Gelli disse: "Non condivido il Governo Berlusconi perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese". "Ci sono provvedimenti che non vengono presi - disse ancora - perché sono impopolari e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato. L'immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai".
Su Marcello Dell'Utri ha detto: "Marcello Dell'Utri è una bravissima persona, onesta e di profonda cultura, non credo che sia mafioso". "C'e' una sentenza che Dell'Utri si trascina dietro - aggiunse - e che sarà tirata fuori al momento opportuno perché tutto è guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove e su Dell'Utri il processo non ha fatto chiarezza".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Repubblica.it, Corriere.it]

- Gli incontri di Carbone, Dell'Utri & C. (esclusiva - L'espresso)

 

 

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13 luglio 2010

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