Nuovo guaio giudiziario per Emilio Fede

Il direttore del Tg4 indagato per concorso in bacarotta nell'ambito dell'inchiesta della società di Lele Mora

29 luglio 2011

Emilio Fede è indagato per concorso in bancarotta nell'ambito dell'inchiesta sul fallimento della LM Management di Lele Mora, già dichiarata fallita dal Tribunale. Nei giorni scorsi, dopo aver ricevuto un invito a comparire, il direttore del Tg4 è stato ascoltato dai magistrati milanesi, Massimiliano Carducci ed Eugenio Fusco, titolari dell'inchiesta. Ieri è stata la volta di Mora, attualmente in carcere, ascoltato dal pm Fusco per ricostruire la vicenda legata alla bancarotta della società.
Da quanto emerge al centro dell'indagine ci sarebbe un prestito presunto all'ex agente dei vip concesso da parte del premier Silvio Berlusconi, totalmente estraneo all'inchiesta. Prestito, di cui si è già parlato nell'inchiesta sul caso Ruby, pari a 2,85 milioni di euro. Secondo l'accusa Fede, presunto intermediario dell'operazione, avrebbe trattenuto per sé parte del denaro che sarebbe stato versato, nel gennaio 2010, per evitare il fallimento della società di Mora.

Le versioni di Fede e Mora non solo divergono, ma sono state ritenute dagli investigatori del tutto contrastanti. Secondo quanto trapela, Fede avrebbe dichiarato di aver preso 400 mila euro in restituzione di un precedente prestito. "Come ho già detto altre volte - ha spiegato Fede - quei soldi sono un prestito che avevo fatto a Lele e che lui mi ha restituito. Sapevo che lui era in difficoltà ma non in bancarotta, credo di aver chiarito tutto ai magistrati".
Mora invece nel corso di due diversi interrogatori, l’ultimo quello di ieri, avrebbe sostenuto che il direttore ha trattenuto per sé poco meno della metà del totale del prestito, erogato in tre diverse tranche.
In ogni caso, i pm contestano a Fede di aver sottratto parte dei soldi proprio nel gennaio 2010, durante i 30 giorni concessi dal giudice fallimentare a Mora per trovare una soluzione utile a evitare il crack, dopo che il fascicolo sulla LM Management era stato trasmesso da Bergamo a Milano. Lo proverebbe una scrittura privata agli atti dell’inchiesta. Proprio il 19 gennaio, infatti, Mora aveva ricevuto assegni per 950 mila euro, viene ricostruito nell’ordinanza di arresto a suo carico. Avrebbe poi ricevuto due assegni per un totale di 1 milione il 18 marzo e ancora 1 milione il 19 ottobre.
Le versioni di Fede e Mora divergono inoltre sul fatto che Berlusconi avrebbe promesso a Mora un ulteriore prestito, perché l’agente temeva di finire in carcere come poi è accaduto. Fede avrebbe negato che questo sia accaduto. Per accertare dove stia la verità, la procura ha disposto ulteriori accertamenti che si aggiungono alla documentazione acquisita tramite rogatoria a Lugano.

"Fede - ha spiegato l'avvocato Gaetano Pecorella, che lo difende assieme a Nadia Alecci - non è mai stato socio di Mora, non ha mai avuto interessi in comune con lui, né conosceva come gestisce le sue aziende e tantomeno se fossero in stato di grave insolvenza". Secondo il legale, proprio le rogatorie "dimostreranno la verità".
Comunque, già dalle intercettazioni agli atti dell'inchiesta sul caso Ruby era emersa la vicenda del prestito da Berlusconi a Mora e di un presunto intervento di Fede. Il 22 agosto 2010, al telefono con Mora, il direttore diceva: "Lele, studiamo insieme... Gli dico: senti, ho visto Lele, non sta bene ed è preoccupato, forse credo che una mano bisognerebbe dargliela... Quest'uomo c'ha dato tutto ed è quello che ci ha dato soprattutto la riservatezza... lui rischia la bancarotta... allora diventa peggio il problema".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Corriere.it, Repubblica.it]

- "Giudicatemi a Messina" (Guidasicilia.it, 12/07/11)

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29 luglio 2011

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