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OBSĔCRAS ET ABDIS

Chiesa e pedofilia: nuove rivelazioni del New York Times. Il Vaticano: ''Dal NYT mera speculazione''

27 marzo 2010

"Il cardinale Joseph Ratzinger, ai tempi in cui era arcivescovo di Monaco, fu informato del fatto che un prete, per il quale era stata approvata una terapia nel 1980 per pedofilia, sarebbe tornato all'attività pastorale pochi giorni dopo aver iniziato la terapia psichiatrica".
E' quanto ha scritto ieri il New York Times che, all'indomani dell'articolo sugli abusi ai bambini sordomuti della scuola del Wisconsin che sarebbero stati coperti dalle gerarchie vaticane (LEGGI), è tornato, con una corrispondenza da Monaco, sullo scandalo degli abusi in Germania. Ed ha afferma che "il futuro Papa Benedetto XVI sarebbe stato al corrente degli abusi molto più di quanto le precedenti dichiarazioni della chiesa abbiano suggerito" (LEGGI).
La vicenda del reverendo Peter Hullermann, che nel 1986 fu poi condannato per molestie a ragazzi in un'altra parrocchia della Baviera, era emersa nelle scorse settimane e allora l'arcidiocesi di Monaco aveva addossato l'intera responsabilità della decisione di trasferire il prete all'allora vice del cardinale Ratzinger, Gerhard Gruber. Ma ora l'informativa di cui parla il New York Times, sostenendo che la sua esistenza è stata confermata da due fonti ecclesiastiche, mostrerebbe che l'allora cardinale Ratzinger "non solo presiedette a una riunione il 15 gennaio 1980 in cui si approvò il trasferimento, ma fu anche informato del suo nuovo incarico".

Il quotidiano americano ha comunque precisato che rimane da chiarire "che ruolo abbia effettivamente avuto nella decisione, e quanto interesse abbia mostrato nel caso del prete molestatore" il futuro Papa. Ma ha sottolineato anche come il reverendo Friedrich Fahr, che gestì il caso Hullermann sin dall'inizio, "sia rimasto sempre personalmente" legato al cardinale Ratzinger.
Fonti ecclesiastiche - ha scritto ancora il il New York Times - difendono il Papa sostenendo che l'informativa era una routine e che "è improbabile che sia finita effettivamente sulla scrivania dell'arcivescovo", secondo quanto ha detto il reverendo Lorenz Wolf, giudice vicario dell'arcidiocesi di Monaco, che non può però escludere che il Papa l'abbia letta. Padre Gruber dice di non ricordare una conversazione "dettagliata" con l'arcivescovo in cui il nome di Hullermann fosse venuto fuori, ma non si sente neanche di escluderla.
Il periodo preso in esame dal New York Times va dal dicembre 1979 al febbraio 1980. "In questo breve lasso di tempo, una serie di lettere, verbali di riunioni e documenti personali dimostrano che padre Hullermann passò dall'essere caduto in disgrazia, con la sospensione dai suoi incarichi a Essen, a lavorare senza restrizione a Monaco, nonostante la lettera che ne chiedeva il trasferimento descrivesse l'uomo come un potenziale pericolo". A settembre, ha ricostruito ancora il NYT, il cappellano era stato rimosso dalla congregazione dopo che tre famiglie lo avevano denunciato per aver molestato i propri figli maschi: "Accuse che lui non negò mai", ha ricordato il giornale. La richiesta di trasferimento arrivò in dicembre a padre Fahr. In una lettera successiva, il suo superiore di Essen parlava di pericoli talmente gravi da meritare conseguenze legali, pur senza menzionare mai le molestie. Anche se poi suggeriva che padre Hullermann avrebbe potuto insegnare "in una scuola femminile". "Il 9 gennaio, padre Fahr preparò un'informativa riassuntiva della situazione per i superiori della diocesi - ha scritto ancora il NYT - dicendo che il prete aveva bisogno di una 'psicoterapia a Monaco' e di un posto per vivere, 'insieme a un collega comprensivo'. E proseguiva elogiando il prete di Essen, come un 'uomo pieno di talento, che potrebbe essere utilizzato in vari modi'".

"Il caso Hullermann ha assunto una nuova importanza - hanno scritto ancora gli inviati del giornale americano - perché è avvenuto in un periodo in cui il cardinale Ratzinger, che in seguito sarebbe stato incaricato di fronteggiare migliaia di abusi per conto del Vaticano, era allora nella posizione di denunciare il sacerdote o almeno impedirgli di avere contatti con bambini. L'arcidiocesi tedesca ha riconosciuto che sono stati commessi dei 'gravi errori', nella gestione del caso Hullermann, anche se questi vengono attribuiti alle persone che riferivano al cardinale, piuttosto che il cardinale".

Giorni fa era stato il settimanale tedesco Der Spiegel a citare l'esistenza di documenti e fornire dettagli sul caso del prete pedofilo che papa Joseph Ratzinger - quando era arcivescovo - aveva accettato di far curare nella propria diocesi di Monaco di Baviera nel 1980 ma che poi era stato impiegato pericolosamente in attività pastorali di nuovo a contatto con minori per dichiarata colpa del suo vicario Gerhard Gruber. Secondo il settimanale "proprio il Papa, da arcivescovo di Monaco, non prese sul serio il problema di un violentatore di bambini". Nell'articolo si forniscono dettagli che integrano un'esposizione della vicenda fatta in precedenza da due comunicati dell'Arcivescovado di Monaco e Frisinga in cui si annunciava l'ammissione dell'errore e la sospensione del sacerdote. "Nemmeno due settimane dopo" l'accoglienza a Monaco concessa su preghiera del vescovado di Essen, Hullermann "era già attivo come curatore d'anime", scrive la rivista, nonostante avesse alle spalle "almeno" quattro sospetti casi di abusi pedofili, circostanza "chiaramente riscontrabile" nella lettera di raccomandazione. "Ratzinger non ne avrebbe saputo nulla", scrive lo Spiegel sintetizzando la posizione espressa dall'arcivescovado il 12 marzo: "Al suo segretariato però giunse una nota del suo vicario generale Gerhard Gruber sull'impiego del cappellano nella comunità di San Giovanni evangelista. Ratzinger non ha visto la nota?". Lo Spiegel fra l'altro sostiene che i tre successivi trasferimenti del sacerdote - tra cui quello a Grafing, nei pressi di Monaco, dove poi il religioso nel 1986 fu condannato per abusi su "diversi scolari" - avvennero senza che la pericolosità del pedofilo fosse segnalata. Nei giorni successivi la stampa tedesca ha pubblicato poi nuove rivelazioni su Hullermann: l'agenzia Dpa ha parlato di due presunti casi di abusi sessuali su minori a Bottrop (Nord Reno-Westfalia, Ovest), nella comunità della chiesa di San Ciriaco, dove Hullermann è rimasto fino al 1978. Dopo il religioso - attualmente sospeso - era andato ad Essen, dove era rimasto fino al 1980 e dove avrebbe abusato di altri tre ragazzi. Proprio a causa di queste ultime violenze, il prete è stato trasferito a Monaco di Baviera nel 1980, dove aveva abusato di nuovo di minori e per questo era stato condannato - nel 1986 - a 18 mesi di carcere con la condizionale. Infine ci sarebbe stato un nuovo abuso nel 1998, vittima un minorenne, quando Hullermann era amministratore parrocchiale a Garching/Alz (Baviera): quest'ultimo episodio non è ancora caduto in prescrizione ed è stato denunciato alla Procura di Monaco.
Di fronte alle accuse di 'silenzio' sugli abusi sempre più insistenti "perché il Papa é ancora in carica?", si chiede infine lo Spiegel in un commento pubblicato online. "Il Papa - ha osservato ancora il settimanale tedesco - viene messo sempre più in cattiva luce" dallo scandalo degli abusi sessuali su minori, la Congregazione per la dottrina della fede ha "rinunciato" nel 1996 - quando Benedetto XVI guidava questo organismo - a punire un prete pedofilo e la sua autorevolezza come leader della Chiesa "diminuisce": "Allora - conclude - perché è ancora in carica?".

"Mera speculazione", secondo il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che ha sottolineato: "L'articolo del New York Times non contiene alcuna nuova informazione oltre a quelle che la Archidiocesi ha già comunicato sulle conoscenze dell'allora Arcivescovo sulla situazione del sacerdote H. - recita il comunicato riportato da padre Lombardi e diffuso dalla Sala Stampa vaticana - L'Archidiocesi conferma quindi la sua posizione, secondo cui l'allora Arcivescovo non ha conosciuto la decisione di reinserire il sacerdote H. nell'attività pastorale parrocchiale". "Essa rifiuta ogni altra versione come mera speculazione - conclude - L'allora vicario generale, mons. Gerhard Gruber, ha assunto la piena responsabilità della sua propria ed errata decisione, di reinserire H. nella pastorale parrocchiale".
La Chiesa intera fa quadrato intorno a Ratzinger. L''Avvenire' nell'editoriale di ieri ha tuonato contro il quotidiano americano e ha parlato di "un'onda mediatica" e in alcuni casi "una frenesia strana di lanciare il sasso, di sporcare, di insinuare che, in realtà, coloro che agiscono nel nome di Cristo sono poi uguali a noi, e anzi molto peggiori". "Non è vero - ha sottolineato il quotidiano dei vescovi - che la Congregazione per la dottrina della fede, negli anni in cui era guidata da Joseph Ratzinger, insabbiò il procedimento canonico a carico di Lawrence Murphy, il sacerdote americano colpevole di abusi su dei bambini sordi. Chi legga i documenti pubblicati dal New York Times a sostegno di questa accusa scopre che in realtà solo i vertici della Chiesa americana insistettero a indagare su fatti, che erano stati archiviati dalla giustizia civile".
Parla di un "fuoco concentrico" contro la Chiesa e i suoi vertici il Padre Custode del Sacro Convento di Assisi, Giuseppe Piemontese, secondo il quale, dietro le accuse, potrebbe esserci il tentativo "di far dimettere il Papa": "Proprio a questo si vuole arrivare - ha affermato Piemontese all'Adnkronos - L'intervento del Papa, della Chiesa a favore della vita e tante situazioni che non si condividono hanno creato questa reazione pesante e ingiusta. Ci sono delle lobby, non dobbiamo cadere nel tranello di reagire in modo scomposto". "Tutto il problema del sarcerdote di Milwaukee - ha continuato padre Piemontese - è una bolla di sapone e dai documenti stessi che ha pubblicato il New York Times si evince chiaramente che l'intervento della Congregazione per la dottrina della fede, 20 anni dopo i fatti quando era stata segnalato, è stato tempistico e chiaro aprendo un processo che, poi, non si è potuto celebrare perché, dopo 4 mesi, il sacerdote è morto. Tra l'altro, come ha affermato anche il portavoce della Sala Stampa vaticana, la giustizia civile aveva già archiviato il caso".
Il cardinale George Cottier, teologo emerito della Casa Pontificia, a proposito degli articoli della stampa internazionale che "cercano di coinvolgere" Benedetto XVI tra coloro che avrebbero insabbiato gli scandali di pedofilia tra i preti, all'Adnkronos ha parlato di attacco "forte contro il Sommo Pontefice, il vicario di Cristo, e la Chiesa. E' un fatto che possiamo verificare". Creato cardinale nel 2003 da Giovanni Paolo II, il teologo domenicano svizzero Cottier, 88 anni, è stato a lungo uno dei più stretti collaboratori di Papa Wojtyla anche nelle vesti di segretario della Commissione Teologica Internazionale.
"Su vicende che sono sotto un'attenta analisi per fare chiarezza e riportare nel giusto alveo il ministero sacerdotale e i valori che esso deve portare, purtroppo si sono insinuate strumentalizzazioni, probabilmente frutto di ideologie avverse alla dottrina cristiana che puntano a far apparire il fenomeno più grande di quello che è", ha dichiarato il portavoce dei frati cappuccini di San Giovanni Rotondo e direttore di Tele Radio Padre Pio, Stefano Campanella.

Anche la politica si schiera a difesa del Papa. Il presidente del Senato Renato Schifani ha definito le polemiche "un fatto inaccettabile e indegno". "Già ieri (l'altro ieri per chi legge, ndr) ci siamo espressi a Roma - ha aggiunto Schifani - Lanciare attacchi contro la figura del Santo Padre è un fatto senza precedenti. Con il Santo Padre sono state adottate recentemente delle misure decisive contro la pedofilia: ha assunto della posizioni rigorosissime che vanno rispettate e apprezzate. Ecco perché non capisco e non capiamo - ha concluso Schifani - il motivo di questi attacchi che avrebbero potuto rimanere nell'ambito dei paesi dai quali sono venuti".
Intervenendo dalla sua pagina su Facebook, infine il ministro degli Esteri Franco Frattini ha definito "scandalosi e vergognosi" gli attacchi al Pontefice. "La ricerca di uno scandalismo a tutti i costi - ha scritto il ministro - oscura la verità e dimentica il coraggio e la trasparenza con cui il Papa, invece, ha affrontato un problema delicato e drammatico. Sono derive di tendenze estremamente pericolose che ignorano i valori religiosi e cristiani con radici in Europa, finendo per attaccare la Sante Sede, il suo messaggio universale ed il Pontefice".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it, Corriere.it]

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27 marzo 2010
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