Oggi il via al TorinoFilmFestival

La presentazione di Stefano della Casa, direttore della 19a edizione

15 novembre 2001
Il Torino Film Festival è un'impresa portata avanti da un gruppo di persone che hanno ben chiaro un obiettivo: utilizzare a vantaggio dei film e degli autori la credibilità che, anno dopo anno, il festival si è guadagnato. Questo significa scegliere film che rappresentano qualcosa di significativo, mescolare il cinema del presente con quello del passato, favorire le occasioni di incontro degli autori con il mercato, cercare di rendere la proiezione a Torino un momento importante per la carriera del film e di chi lo ha fatto.

La gran mole di film che sarà presentata quest'anno spazia dall'Egitto agli Stati Uniti, propone due autori fondamentali per il cinema contemporaneo come Straub e Huillet ma non rinuncia a cercare dentro il cinema che una volta si chiamava commerciale le proposte più pungenti e anticonformiste. Rispetto a molte altre manifestazioni, il Torino Film Festival ha un pubblico vero, pagante (e quindi esigente), capace di prefigurare il possibile esito commerciale (in sala o in televisione) dei film che vengono presentati.

Non sarà un caso se tutti i documentari italiani presenti nella scorsa edizione hanno avuto un acquisto televisivo; e non è un caso se distributori e compratori seguono con sempre maggiore interesse questa manifestazione, che fornisce loro utili indicazioni per lo sfruttamento e il lancio dei film.

Chi fa il Torino Film Festival sa che il cinema è l'unica forma d'arte che ha previsto fin dalla sua prima manifestazione il pagamento di un biglietto, mostrando in questo modo come arte e commercio siano entrambi decisivi per il suo DNA; e si confronta con questa realtà cercando di non cedere alle scorciatoie del mercato stesso, indicando prodotti e segmenti di pubblico che possono essere altrettanto importanti e redditizi di quelli più mainstream.

Per fare questo, questo gruppo ha un forte rispetto per ogni film che presenta e, più in generale, per la cultura cinematografica: a dimostrazione di questo ci sono pubblicazioni sempre molto curate e per questo apprezzate in tutto il mondo, fatte facendo parlare gli autori e mettendo decisamente in secondo piano quel modo di fare critrica serioso e bacchettone che sta uccidendo la critica stessa. Insomma, c'è un grande orgoglio nel gruppo che lavora a una manifestazione che è sicuramente migliorabile ma che ha il vantaggio di essere riconosciuta come unica nel suo genere. E questo è il migliore complimento che può esserci fatto.

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15 novembre 2001

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