Ombre lunghe sul Ponte

Un affare troppo importante per non far gola alla criminalità organizzata. La Dia lancia l'allarme

05 novembre 2005

''Le difficoltà nel ricomporre integralmente i contrasti interni non sono d'impedimento al prosieguo dell'opera di contaminazione dell'ambiente economico ed imprenditoriale da parte di Cosa nostra'', sempre più impegnata anzi ''a rafforzare la propria maglia invasiva con interventi volti a tentare di interferire anche sulla realizzazione di grandi opere di interesse strategico nazionale, quale ad esempio il ponte sullo Stretto''.

Con un linguaggio che può risultare contorto nella forma, la relazione semestrale sull'attività della Dia, la Divisione investigativa antimafia, trasmessa dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu al Parlamento, lancia un allarme comunque chiaro nella sostanza: il Ponte sullo Stretto di Messina fa gola alle cosche mafiose, che continuano a lavorare alacremente per infiltrarsi all'interno dell'affare più grande d'Italia.
Un lavoro alacre e che punta ad una raffinazione delle competenze, infatti i clan, attivi in Sicilia e nelle altre zone del Paese, attirati dalle ingenti risorse in gioco e considerato l'elevato livello tecnico delle opere da realizzare, ''tendono ad affidare ruoli di responsabilità a uomini d'onore dotati di cultura multidisciplinare, professionisti preparati e competenti''.

Per questo la Dia, ''in linea con il vigente quadro normativo di riferimento'', è impegnata ''a rendere ancora più incisiva la rete dei controlli di natura preventiva sulle cosiddette grandi opere''.
Un'azione che si muove su ''due chiare direttrici: migliorare il sistema della prevenzione anticipando le verifiche antimafia nei confronti delle imprese interessate alla realizzazione dell'opera, così intervenendo, per tempo, con l'esclusione dai lavori di quelle non in regola con la normativa antimafia; tutelare le attività di cantiere prevenendo ogni forma di pressione criminale in ordine alla realizzazione delle grandi opere, mediante sia l'attività di accesso svolta dai gruppi interforze, sia il contestuale potenziamento della sorveglianza e del controllo del territorio da parte delle forze di polizia''.
 
Per quanto riguarda invece la vicenda sulla gara d'appalto per la costruzione del Ponte (leggi), il procuratore della Repubblica Antonio Pizzi e il pm Walter Mapelli hanno precisano, in una nota ufficiale, che non è mai stato intercettato alcun parlamentare nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla Procura di Monza (il riferimento è al senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri), riferendosi ad articoli apparsi su alcuni quotidiani.
''La procura di Monza - è scritto nella nota - in merito alle notizie di stampa concernenti le indagini in corso sulla gara di appalto per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina precisa di aver agito ed agire nell'osservanza della più stretta legalità e di non aver chiesto autorizzazioni o comunque eseguito intercettazioni su utenze di pertinenza di parlamentari della Repubblica''. L'inchiesta sull'assegnazione dei lavori per il ponte, una costola di quella su Impregilo (tra gli indagati risultano l'ex presidente Paolo Savona e l'ex ad Giorgio Romiti), è ancora a carico di ignoti: i reati ipotizzati sono corruzione o e turbativa d'asta.

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05 novembre 2005

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