Omelette di H5N1. Oms e Fao intervengono sull'aviaria: ''Non esiste nessun rischio da animali e uova cotte''

Per la cottura è consigliata una temperatura superiore ai 70°

06 dicembre 2005

L'allarme sull'influenza dei polli, ovviamente quello italiano, si è sgonfiato. Poi alla fine, che il rischio di andare a finire all'altro mondo per aver visto una gallina, o per aver fatto colazione con un buon uovo alla coque, fosse inesistente si è capito (forse... si spera). Ma per chi ancora nutrisse dubbi, e lo sguardo fisso di un pollastro provoca un brivido lungo la schiena, forse le rassicurazioni della Fao (l'organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite) e dell'Oms (l'organizzazione mondiale della Sanità) potranno ristabilire la tranquillità perduta.
 
Infatti, le due organizzazioni internazionali con un comunicato congiunto hanno assicurato che: ''Non vi è rischio di contrarre l'influenza aviaria per i consumatori se carne di pollame e cacciagione e uova sono cotti adeguatamente, vale a dire a una temperatura superiore ai 70 gradi centrigradi''. Un comunicato che, principalmente vuole sgomberare il campo da ogni equivoco sulla questione.
''Nelle zone dove non sono stati registrati focolai di influenza aviaria nel pollame, non vi è alcun rischio che i consumatori possano essere esposti al virus venendo a contatto o consumando pollame e prodotti aviari'', hanno spiegato le due organizzazioni.

Oms
e Fao inoltre hanno sottolineato che nel processo di uccisione e preparazione di polli vivi per il consumo alimentare, è la macellazione che presenta il rischio più alto di trasmettere il virus agli esseri umani. La maggior parte dei ceppi di influenza aviaria si trovano nel tratto gastrointestinale ed in quello respiratorio dei volatili infetti, ma non nella carne. Tuttavia i virus altamente patogeni, come appunto il ceppo H5N1, si diffondono in quasi tutte le parti del volatile infetto, inclusa la carne. Un'adeguata cottura di tutte le parti alla temperatura di 70º centigradi ed oltre, rende pertanto il virus inattivo. La cottura è suggerita come metodo per eliminare ogni rischio anche nel consumo delle uova.
Tuttavia, e sembra ovvio, la pratica di macellare e mangiare polli infetti, sia ammalati che già morti, deve assolutamente essere fermata, avvertono la Fao e l'Oms. Questi volatili non devono neanche essere usati come alimenti animali, perché così si propaga il virus. Inoltre, sempre ai fini della prevenzione, una corretta vaccinazione del pollame domestico è ritenuta uno strumento utile nell'ambito di una più complessiva strategia integrata di controllo dell'influenza aviaria altamente patogena.

Le cinque regole igieniche per ridurre l'esposizione al virus nelle zone con focolai nel pollame, secondo il comunicato congiunto di Oms e Fao:
1) Nessun volatile proveniente da stormi infetti deve entrare nella catena alimentare.
2) Non mangiare parti di pollo crude, sangue crudo, o uova crude nelle aree dove sono presenti focolai o da esse provenienti.
3) Per evitare la contaminazione separare la carne cruda da quella cotta o dagli alimenti pronti per il consumo. Non usare lo stesso coltello o lo stesso tagliere. Non toccare cibo cotto dopo aver toccato carne cruda senza prima lavarsi le mani e non mettere carne cotta nello stesso piatto o contenitore dov’era prima di essere cotta. Non usare uova crude o alla coque nella preparazione di cibo che poi non sarà cotto.
4) Mantenere le mani pulite e lavarle spesso. Dopo aver toccato carne di pollo cruda o scongelata, o uova, lavarsi bene le mani col sapone. Lavare e disinfettare tutte le superfici e gli utensili che sono venuti a contatto con la carne cruda.
5) Cuocere in modo completo: attraverso la cottura si rende il virus inattivo. Assicurarsi che la carne raggiunga la temperatura di 70º C al centro del prodotto ("caldo bollente") o che la carne non sia rosa in alcuna sua parte. Gli albumi delle uova non devono essere poco densi o liquidi.

Ovviamente queste regole, sebbene, in linea di massima, valide per tutti, sono state stilate pensando in particolare ai Paesi in cui il virus è diffuso tra i polli. Nei Paesi come l'Italia, dove i controlli zooprofilattici dovrebbero essere in grado di garantire l'esclusione dei polli contaminati dal ciclo alimentare, si tratta soprattutto di misure ispirate a una grande prudenzialità.

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06 dicembre 2005

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