Omicidio di mafia

La mafia è tornata ad uccidere. Assassinato il boss nisseno Salvatore Calì

29 dicembre 2008

Si torna a sparare e ad uccidere nel Nisseno. Quattro proiettili di pistola sparati a bruciapelo senza tentennamenti con un colpo finale alla testa: così è stato ucciso Salvatore Calì, 59 anni, titolare di un'agenzia di pompe funebri, da due sicari su una moto che hanno aspettato che la vittima calasse la saracinesca ed entrasse nella propria auto, a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta.
L'uomo che in passato era stato condannato per mafia e aveva scontato nove anni di carcere per associazione mafiosa e tentativo di omicidio, negli ultimi anni avrebbe assunto un peso sempre maggiore nella cosca nissena diventando boss proprio come suo padre, Luigi Calì, detto "Fallariddu" che venne assassinato nel 1980 dentro un circolo ricreativo. Fu quello uno degli assassinii dell'offensiva della "Stidda", la mafia della provincia  nissena, contro i mafiosi di Cosa nostra.

La vittima, già nell'aprile del 1992, scampò a un agguato e poco tempo dopo si rese irreperibile sfuggendo all'arresto per la successiva operazione denominata "Leopardo" scaturita dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Leonardo Messina. Poi nel '94 venne arrestato dalla squadra mobile di Caltanissetta in casa: si nascondeva dentro un vano nascosto dietro ad un armadio nella sua camera da letto.
Sulla vicenda, proprio sui giochi di potere all'interno della mafia, stanno indagando i carabinieri.

Sempre in Sicilia, ma nel trapenese, per la precisione a Tre Fontane, è stato trovato il cadavere di Renzo Vaccara, 40 anni, originario di Santa Ninfa, ma residente in provincia di Piacenza, figlio di Pietro Vaccara, considerato dagli investigatori esponente di spicco della mafia trapanese, ucciso in un bar nel 1982 mentre assisteva ad una partita dei mondiali di calcio. Secondo un'inchiesta della Dda palermitana, Pietro Vaccara venne ucciso perché mise in discussione la leadership di Totò Riina.
Renzo Vaccara è stato trovato col cranio fracassato, forse con una grossa pietra posta sopra il cadavere ed è stato identificato grazie alla patente che aveva in tasca. Il cadavere è stato portato nell'obitorio di Mazara del Vallo per una prima accurata ispezione cadaverica.
I carabinieri indagano senza sbilanciarsi sulla pista prettamente mafiosa del delitto. 

[Informazioni tratte da La Siciliaweb.it, Ansa.it]

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29 dicembre 2008

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