Operazione antimafia a Messina e a Trapani. Decine gli arresti portati a termine da Carabinieri e Polizia

13 dicembre 2007

I Carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Messina hanno eseguito, con un blitz nella notte, alcune decine di ordinanze cautelari in carcere, emesse dal gip di Messina, nei confronti di personaggi di spicco della criminalità messinese. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo e ruolo, dei reati di omicidio aggravato e di associazione mafiosa con l'aggravante di aver tentato anche di depistare le indagini inducendo testimoni a dichiarare il falso.
All'operazione denominata 'Mattanza', che ha portato allo smantellamento definitivo di due clan del messinese, hanno partecipato oltre un centinaio di carabinieri anche del reparto territoriale, del nucleo elicotteri di Catania e del nucleo cinofili del comando provinciale di Palermo.
Le indagini sono partite in seguito a tre casi di omicidio: il primo, quello di Franco La Boccetta, il 13 marzo del 2005 e poi di altri due, quelli di Sergio Micalizzi e Roberto Idotta, entrambi avvenuti il 29 aprile 2005 l'uno a distanza di poche ore dall'altro. Gli inquirenti sono arrivati alla conclusione che era iniziata una guerra di mafia tra i due clan emergenti a cui i tre appartenevano e che operavano in due quartieri di Messina.
  
Due operazioni antimafia anche a Trapani - Gli investigatori della Direzione investigativa antimafia di Trapani hanno eseguito otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nell'ambito di una inchiesta che punta sulle cosche mafiose di Trapani e Castellammare del Golfo.
L'operazione, denominata 'Beton', riguarda anche la gestione di beni sequestrati alla mafia.
I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Palermo su richiesta del procuratore aggiunto, Roberto Scarpinato, e del sostituto Paolo Guido della Direzione distrettuale antimafia.
Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, finalizzato a favorire il riciclaggio di proventi di attività illecite e favoreggiamento aggravato.

Ieri mattina, invece, la polizia di Stato ha eseguito cinque ordini di custodia cautelare in carcere in seguito ad un inchiesta che ha rivelato che i boss mafiosi del Trapanese avrebbero proseguito la gestione delle cosche anche dal carcere in cui sono detenuti, ordinando pure estorsioni e intimidazioni. I provvedimenti sono stati firmati dal gip del tribunale di Palermo su richiesta del pm della Direzione distrettuale antimafia, Roberto Piscitello, e sono stati eseguiti dagli agenti del commissariato di Marsala.
L'inchiesta punta su alcune cosche mafiose, in particolare quella di Marsala, che secondo l'accusa avrebbe messo a segno intimidazioni e danneggiamenti anche nei riguardi di un consulente esterno dell'amministrazione comunale. Secondo l'accusa le direttive dal carcere sarebbero state date da Nicola Carlo Licari, raggiunto da uno dei cinque provvedimenti cautelari. Licari, già detenuto e sottoposto a giudizio per associazione mafiosa, in quanto accusato di aver favorito la latitanza dei boss Natale Bonafede e Andrea Mangiaracina.
I destinatari degli altri provvedimenti cautelari sono: Michele Parrinello 43 anni, Giuseppe Fabrizio Parrinello di 33, Francesco Massimo Capizzo anche lui di 33 e Giuseppe Casano di 61. A quest'ultimo sono stati concessi gli arresti domiciliari. A vario titolo sono ritenuti responsabili di incendi, intimidazioni, danneggiamento ed estorsioni consumate ai danni di operatori economici marsalesi.

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13 dicembre 2007

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