Operazione 'Tetragona'

La mafia di Gela (CL) al Nord... tutto cominciò a Busto Arsizio. Oltre 60 arresti tra gli affiliati dei clan Emmanuello e Rinzivillo

18 maggio 2011

Una vasta operazione antimafia è stata eseguita dalla Squadra mobile di Caltanissetta e da quelle di Varese e Genova e dagli agenti del commissariato di Gela. Sessantatre le ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite a carico di soggetti mafiosi appartenenti alla Stidda e a Cosa nostra gelese (gruppo Rinzivillo ed Emmanuello), che operavano tra il Nord Italia (Busto Arsizio-Varese e Genova) e Gela.
I provvedimenti sono emessi dal gip del Tribunale di Caltanissetta, Carlo De Marchi, che ha accolto le richieste formulate dalla Dda nissena. Tutti gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di estorsione, associazione mafiosa, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, incendi, detenzione e porto di armi.
Le indagini hanno permesso di sgominare una vasta organizzazione riuscita a penetrare nel tessuto imprenditoriale del Nord Italia. Nell'ambito dell'operazione, denominata in codice 'Tetragona', sono stati anche sequestrati appartamenti, ville e società edili, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro.

L'operazione 'Tetragona' ha consentito anche di ricostruire decine di episodi estorsivi. Quindici imprenditori hanno collaborato con la giustizia denunciando le intimidazioni e le richieste di pizzo: dalla classica 'messa in regola', all'imposizione di materiale da acquistare presso aziende 'amiche', all'assunzione di personale. Gli investigatori hanno così potuto accertare come le estorsioni fossero uno dei filoni più fiorenti per l'organizzazione, dedita anche a un fiorente traffico di cocaina importata da Santo Domingo. I proventi venivano poi reinvestiti in imprese commerciali del Nord Italia. Le indagini, si sono avvalse anche della collaborazione di diversi pentiti appartenenti alla Stidda e a Cosa nostra.
Delle 63 ordinanze di custodia cautelare, 36 sono state notificate in carcere a persone già detenute. Tra gli arrestati anche un dipendente del Comune di Gela, ritenuto uomo di fiducia del clan Emmanuello e vicinissimo all'ex reggente, Crocifisso Smorta, ora collaboratore di giustizia. L'impiegato comunale avrebbe avuto il compito di informare la cosca sugli appalti banditi dal Comune di Gela e successivamente di riscuotere il 'pizzo' dagli imprenditori che effettuavano i lavori.

Le indagini, durate tre anni, hanno permesso di svelare la complessa realtà di Cosa nostra di Gela e le sue ramificazioni nel varesotto e a Genova riconducibili ai Rinzivillo e agli Emmanuello. Le due famiglie rivali erano entrambe legate al capomafia della provincia di Caltanissetta Piddu Madonia, catturato nel 1992.
Dopo la morte del boss Daniele Emmanuello, nel 2007, i Rinzivillo tentarono di riconquistare la leadership, approfittando della momentanea instabilità al vertice di Cosa nostra. Il clan sarebbe riuscito a infiltrarsi nel Nord Italia, in particolare nella zona di Busto Arsizio, grazie a imprenditori gelesi compiacenti e ad alcuni affiliati rimasti in libertà. Proprio sull'asse Gela-Busto Arsizio la famiglia Rinzivillo sarebbe riuscita a reimpiegare i proventi illeciti, provenienti in particolare dal traffico di stupefacenti, finanziando attività imprenditoriali del settore edile. Nel corso delle indagini è emerso come gli uomini d'onore trasferitisi al Nord continuassero a mantenere contatti con la cosca contribuendo all'assistenza dei detenuti e delle loro famiglie, e partecipando alle decisioni di Cosa nostra.

La soddisfazione di Rosario Crocetta - "La soddisfazione di chi come me milita nell'antimafia da anni è grande: nomi eccellenti del crimine organizzato e delle cosche mafiose vengono fuori e con essi i loro progetti criminali. Gli attentati, l’acquisto delle armi per eliminare chi si oppone ai loro oscuri disegni, il traffico delle armi per imporre la loro barbarica legge, il traffico delle sostanze stupefacenti con collegamenti internazionali, il racket delle estorsioni, operazioni criminali che non si svolgono solo in Sicilia e nel territorio gelese ma che trovano un grande palcoscenico a Busto Arsizio, in Lombardia dove una parte della classe dirigente continua ancora a sostenere che la mafia non esiste quando grandi affari delle cosche si sono spostati proprio nelle aree del ricco nord". Questa la dichiarazione Rosario Crocetta, eurodeputato del Partito Democratico ed ex sindaco del Comune di Gela. "Oggi - continua Crocetta -  anche al nord, lo schema è ulteriormente peggiorato, non solo con gli affari apparentemente legali ma con le attività illecite, con il pizzo diffuso che richiede ovviamente un grande controllo territoriale. Anche le armi acquistate per assassinare me o qualche imprenditore che ha denunciato, vengono comprate da imprenditori gelesi già installati li da anni, organici al sistema mafioso, anzi essi stessi mafiosi. L’operazione della Procura Antimafia di  Caltanissetta e della Polizia di Stato fa emergere il nuovo scenario di una mafia che non ha rinunciato, come qualcuno frettolosamente continua a dire, ai delitti e alla violenza, ma che insieme a questi realizza una sintesi perfetta di complicità con settori profondamente deviati dell’economia, che fanno la concorrenza e mettono fuori mercato l’imprenditoria onesta. Una mafia che si insinua nelle amministrazione, ha i suoi collegamenti attraverso funzionari dei comuni ma anche qualche volta e forse, spesso, collegamenti anche tra amministratori e consiglieri. L’operazione di oggi la chiamerei 'operazione chiarezza'. Il Re è nudo. Quante volte la mafia di Gela è stata sottovalutata, è stata indicata come un’organizzazione di pastori dediti a qualche estorsione e qualche attentato e invece con questa chiave di lettura si è consentito nel passato un’enorme crescita". "Le cosche di Gela – aggiunge l’eurodeputato del PD - erano divenute tra le più potenti d’Italia, con attività sul territorio nazionale e persino all’estero. Oggi l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, assieme alle associazioni antiracket di Gela e devo dire con orgoglio anche l’azione avviata dalla mia amministrazione, consentono le giuste letture e consentono di dare duri colpi ad una mafia che ha distrutto la città di Gela ma che si è espansa in molte altre zone. E’ l’ora che anche Busto Arsizio si ribelli, abbiamo avuto già qualche segno in quella città attraverso le denunce che sono state fatte da una gelese e due bustocchi ma è troppo poco. La politica non faccia finta di credere che il nord sia l’eden dell’efficienza e della trasparenza. Il nord si deve collegare con le esperienze democratiche del sud e con quelle città  che fanno la lotta alla mafia, ma anche con le associazioni del mezzogiorno che sono in prima linea e con quella Confindustria Sicilia che ha determinato una grande svolta nel modo di fare impresa".
"Voglio fare i ringraziamenti più sinceri alla procura di Caltanissetta e Gela e alle forze dell’ordine, ma con altrettanto rigore – conclude Crocetta - invito la politica siciliana a fare chiarezza e l’imprenditoria del nord a cominciare a fare sul serio e non 'babbiare' come si faceva un tempo a Gela e in Sicilia".

 [Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Lasiciliaweb.it www.rosariocrocetta.com]

- "Svelati gli interessi della mafia gelese al Nord" di Rosario Cauchi (SiciliaInformazioni.com)

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18 maggio 2011

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