Ora sì, ora no...

Aspettando la sentenza che deciderà la colpevolezza o l'innocenza del presidente Cuffaro nel processo alle ''Talpe''

29 dicembre 2007

Cambiare idea è legittimo, anzi, alle volte, è sicuro sintomo di intelligenza. Alle volte, appunto, perché nel momento in cui il cambiare idea è continuo e reiterato, beh, o si è di fronte a qualche problema della personalità, per esempio una combattuta accettazione della propria individualità, oppure si è quasi certamente di fronte ad una persona dal carattere debole, che facilmente si lascia condizionare da ciò che gli sta accanto, dagli eventi o...

Bene, saltando di palo in frasca (ma non è vero) vogliamo ricordare che lo scorso mese di ottobre il procuratore aggiunto di Palermo, Giuseppe Pignatone, ha chiesto per il presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, imputato nel processo alle cosiddette "Talpe alla Dda di Palermo'', otto anni di reclusione per favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate (leggi).
Cosa centra tutto ciò col discorso iniziale? Se avete la pazienza di aspettare...
I difensori di Totò Cuffaro hanno poi richiesto, facendo ricorso, lo spostamento del processo in altro luogo per ''legittimo sospetto'', richiesta che è stata giudicata dalla Suprema Corte inamissibile. Il processo, quindi, rimane a Palermo e a gennaio si dovrebbero tirare le conclusioni.

Nel novembre del 2006 il presidente Cuffuro così si esprimeva: "Se dovessi essere condannato in primo grado nel processo in cui sono imputato per favoreggiamento aggravato alla mafia mi dimetterei e andrei a fare il mio mestiere". Dichiarazioni pubbliche fatte durante la trasmissione di Raidue "AnnoZero" condotta da Michele Santoro. "Ho rinunciato a due immunità di europarlamentare e di senatore per farmi processare - aggiungeva Cuffaro -, sono molto sereno. Ho presentato la mia storia ai siciliani che mi hanno dato un milione e mezzo di voti. Lasciatemi lavorare. Se sarò condannato mi dimetterò".
Certo, qualcun'altro si sarebbe dimesso da una carica tanto importante appena raggiunto dall'avviso di garanzia, ma in Italia non si usa, quindi perché crocifiggere Cuffaro che come tanti non lo ha fatto? Diciamo che ci poteva bastera questa affermazione fatta sul secondo canale della Tv di Stato per credere alla sua buona fede.  Affermazione ribadita nell'aprile del 2007 mentre il governatore della Sicilia si trovava a Corleone per celebrare un anno dalla cattura di Bernardo Provenzano. "Sono stato un imputato modello, so di avere la coscienza pulita e ribadisco che se dovessi essere condannato per mafia lascerò definitivamente la politica".

Lo scorso settembre però, Cuffaro sembra aver cambiato idea, e invece di ribadire quello che per molti dovrebbe essere la normale ovvietà del caso ha invece affermato: "Lavoro più di prima, con passione ed entusiasmo immutati e chiedo a tutti di fare altrettanto. Se qualcuno pensa di fermarsi in attesa della sentenza del mio processo si sbaglia nel modo più assoluto". In quella occasione Cuffaro ha pure aggiunto: "Le decisioni che mi riguardano le prenderò al momento opportuno ma, la mia coscienza e la mia serenità, mi inducono a credere che ci siano i presupposti per continuare ad andare avanti". Come dire: a chi si voleva sentir dire che mi dimetterò se sarò condannato l'ho detto e ripetuto, adesso però basta, sono fatti miei e decido io se continuerò a governare l'Isola o meno.
Potrebbe essere una malevola interpretazione la nostra, chi scrive ha sempre, quasi involontariamente, questa tendenza a voler accendere cerini per dar fuoco alla polemica, tant'è che Cuffaro, ci fa un bel marameo e nell'imminenza di quella sentenza che tutti aspettiamo che fa ritorna al concetto iniziale: “Mi dimetterò e lascerò la politica se sarà condannato per favoreggiamento aggravato nel processo sulle "talpe alla Dda'', ma se il capo d'imputazione sarà derubricato, continuerò a governare la Sicilia e per gennaio prometto una verifica di governo e un rimpasto in Giunta”.
Ecco quanto detto ieri da Totò Cuffaro ai giornalisti invitati per la conferenza stampa di fine anno.

Sereno e circondato dai suoi collaboratori più fidati, Cuffaro è stato chiaro e non si cimentato in nessun proclama. Anzi, a chi gli ha ricordato che tra i suoi alleati c'è chi ha già dato disponibilità a candidarsi in caso di elezioni anticipate, ha risposto: "Io non l'avrei fatto, sono sempre stato attento ai risvolti umani".
Il riferimento è al presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè, l'alleato che ha criticato il "cuffarismo", definendolo un metodo sbagliato di fare politica. "Per me non è un termine dispregiativo - ha detto il governatore -. Il cuffarismo è l'interpretazione personale del popolarismo di don Sturzo". Il governatore ha aggiunto di avere chiarito tutto con Miccichè: "Ho visto Gianfranco in chiesa e ci siamo abbracciati".

Dunque, aspettando la sentenza, Cuffaro guarda al futuro. Nella sua agenda di governatore ha scritto come priorità per il 2008 bilancio e finanziaria, poi le leggi sullo sviluppo, il lavoro, la formazione professionale, i Consorzi Asi e una riforma quadro sull'urbanistica. Come vice segretario nazionale dell'Udc, invece, ha rivendicato il ruolo dei dirigenti siciliani e ha spiegato la linea del partito: "Se si andrà a votare con questo sistema elettorale l'Udc - ha detto - starà con il Centrodestra, se invece si approverà la nuova legge, e non può che essere il proporzionale alla tedesca, allora potrà fare da contenitore, accogliendo i moderati che non si sentono rappresentati dal Pd".
Insomma, non è più tempo di giocare a ping pong con le idee, e rimasto solo il tempo di aspettare, e c'è chi lo fa incrociando le dita e chi a mani giunte, pregando la Madonna.

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29 dicembre 2007

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