Per Clemente ricevuta... Il ministro Mastella ritorna a difendere l'Indulto, mentre le carceri sono di nuovo piene

22 settembre 2007

Il provvedimento sull'Indulto, approvato dalla maggioranza del Parlamento il 31 luglio del 2006, è una di quelle leggi strutturata, organizzata ed emendata per il ''bene del Popolo Italiano'' che però il popolo non aveva richiesto né tanto meno voleva. Il problema del sovraffollamento delle carceri era sì conosciuto, ma non si pensava certo che si sarebbe risolto facendo uscire di galere un numero tot di carcerati prima del tempo senza sapere come accompagnarli nel reinserimento nella società. Fatto sta che l'allora nuovo ministro della Giustizia, Clemente Mastella, pensò che la priorità per la Giustizia Italiana  era quella di esaudire la richiesta del compianto Papa Giovanni Paolo II, e di interpretare così la volontà di tutti. L'indulto fu, infatti, approvato - lo ripetiamo - dalla maggioranza del Parlamento, ma i problemi della Giustizia non si sono risolti.

Dopo più di un anno, in tanti hanno cambiato idea, mentre chi pensava che la legge sull'indulto fosse una schifezza ha rafforzato la propria posizione. Oggi a difendere strenuamente quella legge è il suo papà, il Guardasigilli Clemente Mastella, chiedendo a gran voce che la si faccia finita con le continue polemiche e con i continui attacchi. ''Basta alle polemiche strumentali. La presenza di recidivi in carcere un anno dopo l'indulto è pari al 42% del totale''. Il ministro Mastella, durante il suo discorso per le celebrazioni del 190° anniversario della Polizia penitenziaria, ha parlato dell'indulto come di un ''provvedimento eccezionale'', preso per fronteggiare ''una situazione altrettanto eccezionale'', per il quale però ''a fronte di una campagna mediatica di rara virulenza e con spregiudicatezza, fatta per guadagnarsi gli applausi delle curve, anche gli autori eterogeni del provvedimento, impauriti dalla impopolarità, si sono mimetizzati'',
Mastella ha ringraziato Prodi ''che sull'indulto ha speso parole di verità '' e Berlusconi, che si è detto ''apertamente'' pronto a rivotarlo.

Per contrastare una tendenza che ha visto l'indulto al ''primo posto della classifica del malcontento italiano'', il ministro della Giustizia ha poi reso nota un'analisi del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), dalla quale risulta che la presenza dei recidivi non è aumentata. Un anno prima dell'indulto la percentuale dei recidivi si assestava al 48%, un anno dopo ''è pari al 42% del totale. E tale ultimo dato include anche quel 22,7% dei detenuti usciti per il provvedimento votato dalla stragrande maggioranza del Parlamento''.
Nell'analisi del Dap c'è anche scritto che le carceri sono, però, di nuovo piene. Attualmente, infatti, nelle carceri italiane ci sono 46.118 detenuti di cui i definitivi sono 17.369, quelli in attesa di primo giudizio 15.718, mentre il resto si suddivide tra appellanti (8.952), ricorrenti (2.632) e internati (1.447). Grazie all'indulto le sovraffollate carceri italiane (i detenuti erano arrivati a sforare quota 60 mila nel luglio del 2006) hanno respirato una boccata d'ossigeno che, però, sembra durata solo un anno: i dati del Dap mostrano, infatti, che dai 38.847 detenuti dell'agosto 2006 (vale a dire subito dopo il varo dell'atto di clemenza) si è arrivati nel giro di un anno a 46.118, mentre la capienza regolamentare degli istituti penitenziari è di 43.140 posti. Su 26.752 indultati, il 69,2% è rappresentato dai condannati in via definitiva, l'1,8% da coloro che erano in attesa di primo giudizio, il 5,9% da appellanti, il 3% da ricorrenti, e il 20,1% da detenuti con più procedimenti a carico. Dei 6.194 detenuti che, una volta aver beneficiato dell'indulto, hanno fatto rientro in carcere, la maggior parte (4.939), sono persone nuovamente arrestate in flagranza di reato, mentre 1.190 per provvedimenti dell'autorità giudiziaria.

- Luigi Manconi: ''Effetto positivo'' (Corrire.it)

- Marzio Barbagli: ''Inutile e dannoso'' (Corriere.it)

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22 settembre 2007

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