Per fermare l'espansione del WTO

''QUESTO MONDO NON E’ IL VENDITA!''

11 settembre 2003
Il vertice della Wto a Cancun è fallito.

Il presidente della quinta conferenza ministeriale, il ministro degli Esteri messicano Luis Ernesto Derbez, dopo la mancata intesa al tavolo dei temi di Singapore, ha detto che non ci sono le condizioni per andare avanti. Lo riferisce il capo dei negoziatori argentini, Martin Redrado.

A provocare il fallimento del vertice, la ferma opposizione dei Paesi africani e di alcuni Paesi asiatici sui temi di Singapore (investimenti, concorrenza, trasparenza degli appalti e facilitazioni al commercio). Dopo che nella bozza di dichiarazione finale erano stati già stralciati due dei quattro temi, il negoziatore europeo, Pascal Lamy, avrebbe proposto di andare avanti almeno su uno, ma gli africani e parte degli asiatici hanno detto che sarebbero tornati all'apposito tavolo delle trattative soltanto alle proprie condizioni.
A quel punto, il mediatore del tavolo, il kenyano Mukhisa Kituxi, ha annunciato il collasso delle trattative.

15/09/2003
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Dal 10 al 14 settembre 2003, a Cancun (Messico), si terrà la quinta conferenza mondiale del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), un nuovo round di negoziati che rischia di obbligare il pianeta a vivere soltanto secondo le regole del profitto e del commercio internazionale. Mediante i nuovi accordi e il rafforzamento di quelli già esistenti, il WTO ha ampliato la sua sfera di influenza dal commercio di beni, ai servizi, alla proprietà intellettuale e ai brevetti, agli investimenti nel settore del commercio, all'agricoltura, fino agli standard sanitari.

Il WTO deciderà, ad esempio, sulla supremazia delle regole del commercio su tutti gli accordi internazionali sull'ambiente, in nome del diritto alla libera concorrenza globale. A Cancun si faranno passi avanti verso la totale liberalizzazione della produzione agricola e alimentare secondo l'equazione cibo = merce, come se ogni contadino lavorasse per un mercato mondiale.
Il WTO si appresta a concentrare nelle sue mani un potere che nessun'altra istituzione internazionale ha mai avuto. un potere che non è soltanto formale, vista la possibilità di comminare ingenti sanzioni economiche agli stati che non ne rispettano gli accordi.



Il ruolo ed i poteri del WTO
Dalla sua nascita nel 1995, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha ampliato la sua sfera di influenza dal solo commercio di beni (GATT) ai servizi (GATS), ai diritti di proprietà intellettuale (TRIPS), agli investimenti nel settore del commercio (TRIMS), all’agricoltura (AoA) fino agli standard sanitari e fitosanitari (SPS). Alla vigilia della V conferenza Ministeriale del WTO prevista a Cancun, in Messico, dal 10 al 14 Settembre del 2003, un nuovo round di negoziati rischia di obbligare il pianeta a vivere soltanto secondo le regole del profitto e del commercio internazionale.

Il WTO deciderà, ad esempio, sulla supremazia delle regole del commercio su tutti gli accordi internazionali sull’ambiente, quali le Convenzioni sui cambiamenti climatici e la biodiversità, in nome del diritto alla libera concorrenza globale.
Oggi sono a rischio i risultati delle battaglie democratiche degli ultimi decenni per avere regole locali, nazionali ed internazionali che tutelino i diritti dei cittadini e dei popoli. Ma è ancora possibile fermare il WTO a Cancun ed invertire la rotta. La resistenza dei paesi del sud del mondo e dei movimenti sociali globali contro un ulteriore allargamento del mandato del WTO si fa sempre più forte. Spetta a noi cittadini europei riprendere questa lotta anche contro le proposte dell’Unione Europea, che è la principale sostenitrice di un ampliamento dei negoziati sull’accordo GATS ad una serie di servizi essenziali che vanno dall’istruzione alla sanità, dai trasporti alla gestione
dei rifiuti, dalla fornitura d’acqua alle telecomunicazioni.

L’UE sta inoltre esercitando forti pressioni per avviare a Cancun un negoziato su una serie di questioni che sono fuori dell’ambito del commercio, quali la proposta di un accordo sugli investimenti che ricalca in massima parte il famigerato MAI (Multilateral Agreement on Investment), respinto con forza dalla società civile e da alcuni parlamenti europei nel 1998.
Poco importa al potente Commissario europeo al commercio Pascal Lamy della mancanza di trasparenza delle modalità con cui sono condotti i cosiddetti "negoziati" al WTO, e poco o nulla si sa delle decisioni prese dalla Commissione Europea su questi temi fondamentali. Lo stesso Parlamento Europeo, ed in misura ancora maggiore i Parlamenti dei singoli stati, è tenuto all’oscuro dei negoziati e delle decisioni prese. E’ emblematico che nell’agenda della Commissione sia previsto che i Governi dei singoli paesi abbiano un solo mese di tempo per prendere posizione sulle proposte in merito alla liberalizzazione di tutti i servizi. L’Italia, in particolare, avrà un ruolo centrale nella conduzione della riunione ministeriale di Cancun poiché, come presidente di turno, sarà il portavoce dell’Unione Europea e avrà quindi un ruolo di indirizzo delle scelte europee.

Le minacce del WTO
Siamo preoccupati per il potere che il WTO va assumendo, anche in ragione dei processi decisionali che tendono ad emarginare i membri più deboli o scomodi. Anche se formalmente questa organizzazione si presenta come una struttura democratica, che funziona secondo il principio un paese un voto, nella pratica si osserva una grave mancanza di democrazia e di trasparenza. Le decisioni fondamentali vengono spesso prese nel corso di riunioni ristrette, come nel caso dell’incontro di Sydney del novembre 2002, al quale furono ammessi solo 25 dei 144 paesi membri, e dell’ultima conferenza ministeriale di Doha del novembre 2001, dove numerosi rappresentanti dei paesi del sud del mondo furono letteralmente tenuti fuori dalle stanze dove queste decisioni venivano prese. Questa concentrazione di potere si dimostra poi essere funzionale agli interessi delle imprese multinazionali, ovvero delle élite economiche e finanziarie globali, senza che venga fatta una congrua valutazione d’impatto ambientale, sociale e di sviluppo nei singoli paesi.

Siamo preoccupati per l’impatto che potrebbe avere sull’Italia, dove la ricchezza è prodotta per l’80% da piccole e medie imprese, un regime di completa liberalizzazione del mercato nel quale una piccola azienda, un artigiano, un contadino o una cooperativa si dovessero confrontare direttamente con una impresa multinazionale. Quale effettiva autonomia politica e decisionale avrebbero le istituzioni, dal Governo agli enti locali, nel momento in cui ogni decisione che avesse delle ricadute ambientali, sociali o di sviluppo potrebbe essere vista come un ostacolo al libero commercio?
L’Unione Europea e gli Stati Uniti intendono privarsi, legandosi a accordi internazionali sempre più vincolanti, di tutta una serie di strumenti di politica economica, e non solo, necessari per regolamentare i mercati e rispondere alle situazioni di crisi. Nell’ottica del WTO, servizi essenziali quali scuola o ospedali dovrebbero, infatti, essere posti in un regime di libera concorrenza a livello mondiale, favorendo di fatto una ulteriore privatizzazione di enti pubblici e la creazione di monopoli privati che controllerebbero dei beni essenziali per la vita di ciascuno di noi. Abbiamo già esempi di privatizzazioni di aziende pubbliche e delle conseguenze in termini di perdita di posti di lavoro, di peggioramento dei servizi ed aumento delle tariffe a svantaggio delle fasce più deboli.

Siamo preoccupati per l’aggravamento che le regole del WTO imporrebbero alla difficile condizione delle donne, che sono già oggi maggiormente colpite dalle conseguenze della povertà e delle minori possibilità di accesso alle risorse, nel nord come nel sud del mondo. Sono sempre più evidenti le responsabilità che le grandi potenze agricole del pianeta, in particolare USA e Unione Europea, hanno nell’aggravare la crisi delle agricolture locali ed in particolare di quella familiare, che contribuisce in misura decisiva a soddisfare le più elementari esigenze alimentari.

Siamo preoccupati per le conseguenze della privatizzazione dell’accesso e della fornitura d’acqua nei paesi del sud del mondo. Come potrebbero inoltre le economie dei paesi in via di sviluppo sostenere l’aggressione delle multinazionali dei trasporti, delle telecomunicazioni, dei servizi postali, della chimica e dell’agricoltura se i governi nazionali non potessero più applicare norme a tutela dello sviluppo locale? Già oggi assistiamo ad un "corsa al ribasso" dei governi dei paesi del sud in materia ambientale e di diritti dei lavoratori pur di attrarre i capitali e gli investimenti delle multinazionali private. L’Europa, che ha goduto per quasi cent’anni di mercati protetti che hanno permesso lo sviluppo della sua economia, vuole oggi negare questa possibilità ai paesi in via di sviluppo, dimostrando la sua più profonda incoerenza ed ipocrisia. L’esempio più inaccettabile è quello dell’agricoltura, dove Europa e Stati Uniti non solo impongono l’abolizione della protezione e del sostegno alle agricolture dei paesi del sud, ma prefigurano accordi mondiali sull’agricoltura che consentono di continuare a concedere sussidi ingiustamente ripartititi a vantaggio dei grandi produttori - in Italia lo 0,8% dei produttori incassa un quinto di tutti gli aiuti della politica agricola comunitaria, mentre negli ultimi dieci anni è sparita una azienda agricola ogni dieci minuti! - falsando il mercato agricolo mondiale e strangolando le produzioni locali mediante pratiche di "dumping".


Mediterracqua a Cancun
Gruppo di lavoro MEDITERRACQUA di Catania, in occasione del vertice WTO di Cancun, promuove un calendario di iniziative in difesa del diritto all’acqua che si svolgeranno in alcuni quartieri di Catania. Tali iniziative ci vedranno presenti in prossimità delle fontanelle situate nei quartieri che rappresentano il simbolo dell’acqua come bene comune per informare gli abitanti sulle prospettive di mercificazione che essa corre, come altri beni comuni in discussione a Cancun.

Gli incontri che si svolgeranno, nel mese di settembre, secondo il seguente calendario:
Giovedì 11, h.17 a piazza San Cristoforo,
Venerdì 12, h.17 a Picanello, Via Duca dedli Abruzzi angolo Via Re Martino.
L’iniziativa a difesa dell’acqua e contro il processo di mercificazione dei beni comuni si concluderà con la manifestazione pubblica cittadina "FERMIAMO IL W.T.O." che si terrà in piazza Duomo giorno 13 settembre.

Il gruppo Mediterracqua di Catania è promosso da : Gruppo ambientalista del Catania Social Forum, Attac Catania, Cepes, Fgei, Forocontadino, Wwf.

http://www.mediterracqua.org/index.html

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11 settembre 2003

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