Per il Tar Gaspare Spatuzza può tornare sotto protezione

Il Tar Lazio ribalta la decisione del Viminale che aveva detto no al programma di protezione per il collaboratore di giustizia

02 luglio 2011

Il pentito di mafia Gaspare Spatuzza potrà nuovamente essere ammesso al programma di protezione. I giudici della prima sezione ter del Tar del Lazio hanno infatti annullato la decisione della Commissione pentiti del ministero dell'Interno che un anno fa aveva rigettato l'ammissione al programma di protezione per il collaboratore di giustizia (LEGGI).
La conferma è stata data da uno dei legali di Spatuzza, Valeria Maffei. "Giustizia è stata fatta - ha detto il legale all'Adnkronos - aspettiamo però di leggere le motivazioni di questa sentenza. Noi siamo contentissimi. In un anno abbiamo fatto tanti ricorsi. Finalmente uno dei ricorsi è stato accolto".
Rimangono però cauti i legali del pentito. La sentenza dei giudici non comporta infatti automaticamente l'ingresso di Spatuzza nel regime dei pentiti. "Di certo - hanno aggiunto i legali - al momento c'è solo la decisione dei giudici di annullare il provvedimento della commissione". La parola, dopo la sentenza dei magistrati romani, tornerà all' organo del Viminale che "dovrà però pronunciarsi tenendo conto dei contenuti e degli obblighi conformativi imposti dalla sentenza".

Spatuzza ha cominciato a collaborare con la magistratura il 26 giugno del 2008. Poi ha reso altre dichiarazioni dal 16 giugno 2009 e quindi, nel giudizio contro Marcello Dell’Utri, il 4 dicembre del 2009. "Non vi è alcun elemento che autorizzi a ritenere che di quanto riferito nel dibattimento contro Dell’Utri Spatuzza avesse già parlato nei 180 giorni previsti dalla legge". "La fissazione dei 180 giorni quale termine ultimo per riferire fatti gravi, o comunque indimenticabili, è funzionale, secondo l’unanime volontà del Parlamento nel 2001 - proseguiva la motivazione - a garantire tale genuinità e a evitare abusi, viceversa realizzabili se, come è accaduto in più casi, fossero ammesse le cosiddette 'dichiarazioni a rate'".
Oggi il Tar Lazio dice che non è contestato né contestabile che "la tardiva testimonianza" resa da Gaspare Spatuzza, e che aveva portato alla sua esclusione dal programma di protezione, è giustificata dal fatto che riguarda "un fatto che egli non ha percepito direttamente" ma che "dichiara di aver appreso da altro soggetto, il quale a sua volta può essere testimone". È questo uno dei passaggi della sentenza con la quale il Tribunale ha annullato la decisione del Viminale non escludendo che il boss mafioso, già condannato all’ergastolo per le stragi di Firenze, Roma e Milano del 1992/1993, possa essere ammesso al programma di protezione dei pentiti. Per i giudici amministrativi i fatti oggetto della tardiva testimonianza di Spatuzza "dopo la chiusura dei verbali illustrativi (sono i verbali contenenti la collaborazione) - si legge nella sentenza - non andavano necessariamente compendiati all’interno di tali documenti e conseguentemente la loro divulgazione non poteva interdire l’ammissione alla misura tutoria proposta".

L'anno scorso si erano scatenate molto polemiche sulla non ammissione al programma di protezione di Spatuzza. "Noi abbiamo sempre detto che la violazione comportamentale di Gaspare Spatuzza c'era sempre stata perché le dichiarazioni erano tardive, ma abbiamo anche detto che l'entità e l'importanza di queste dichiarazioni poteva costituire una giustificazione della tardività". Così il Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, ha commentato la decisione sottolineando che "da un punto vista strettamente giudiziario, la tardiva rivelazione di Spatuzza non era particolarmente influente. Ma i fatti dichiarati potevano essere utilizzati, come lo sono stati, sia pure senza una decisiva influenza nella sentenza finale. Per queste motivazioni avevamo espresso qualche perplessità. Riconoscendo, tuttavia, che era un argomento opinabile".
La decisione del Tar del Lazio "è una sentenza importante, che può restituire fiducia al mondo dei pentiti, anche quando parlano di fatti scottanti" ha detto il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. "Non si pensi che i pentiti vengano 'puniti' se parlano di alcuni fatti particolari - ha continuato - quindi ritengo importante questa decisione del Tar". Nel merito della sentenza, Ingroia si è limitato a dire: "Leggeremo le motivazioni, ma l'anno scorso ci convincevano poco le motivazioni della Commissione pentiti del Ministero dell'Interno. Attendo con interesse le motivazioni per vedere se è stata confermata la nostra impostazione".

LA SCHEDA (di Elvira Terranova)

Gaspare Spatuzza: da imbianchino a pentito - Il suo nome è venuto alla ribalta alla fine del 2009, quando la Procura generale di Palermo chiese e ottenne dalla Corte d'Appello di ascoltare in aula Gaspare Spatuzza, 'u tignusu' (il pelato, ndr).
Da killer di periferia a pentito, ecco chi è Gaspare Spatuzza, l'ex sicario dei boss palermitani del quartiere Brancaccio, che da oggi potrebbe entrare nel Servizio di protezione, dopo la decisione del Tar del Lazio che ha annullato il rifiuto del programma di protezione.
Spatuzza si pente nel giugno 2008 mentre si trova rinchiuso nel carcere di di Ascoli Piceno. Condannato per strage a Firenze ma anche per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito di mafia Santino Di Matteo, Spatuzza entra come un ciclone sull'indagine della strage di via D'Amelio.
Sentito dai magistrati di Firenze, di Caltanissetta e di Palermo, Gaspare Spatuzza fornisce materiale inedito fino a fare 'riscrivere' il capitolo sull'attentato in cui perse la vita Paolo Borsellino il 19 luglio del 1992. Gaspare Spatuzza si autoaccusa, ad esempio, di avere rubato la Fiat 126 utilizzata come autobomba per la strage di via D'Amelio, smentisce inoltre il pentito Vincenzo Scarantino.
Nel dicembre scorso, durante un drammatico interrogatorio nell'ambito del processo per il sequestro e l'omicido del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo, ucciso per 'punire' il padre, tra le lacrime chiese perdono alla famiglia del bambino. "Chiedo perdono alla famiglia del piccolo Giuseppe Di Matteo e a tutta la società civile che abbiamo violentato e oltraggiato", aveva detto in videoconferenza. "Noi siamo moralmente responsabili della fine di quel bellissimo angelo a cui abbiamo stroncato la vita - aveva aggiunto Spatuzza - Anche se non l'abbiamo ucciso io e i miei coimputati siamo colpevoli del sequestro, ma anche della morte del ragazzino e ne daremo conto, non solo in questa vita, ma anche domani dove troveremo qualcuno ad aspettarci".
Spatuzza, mai indagato per il rapimento, che avvenne ad Altofonte a novembre del 1993, si è autoaccusato di aver partecipato alle prime fasi del sequestro e ha coinvolto Graviano e gli altri imputati consentendo l'apertura del nuovo processo per la vicenda del piccolo Di Matteo. Altri due dibattimenti sono stati celebrati a carico di capimafia e carcerieri. Dopo il sequestro, il ragazzino venne portato a Lascari dove il gruppo di fuoco di Spatuzza lo lascio' ai mafiosi che si sarebbero dovuti occupare di nasconderlo.

Dopo l'arresto dei boss di Brancaccio, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, Spatuzza, imbianchino della Guadagna, diventa il nuovo capo della zona.
Dalle Procure di Firenze e Caltanissetta viene considerato "credibile", così come dai magistrati di Palermo e Milano. Sposato, 47 anni, licenza di quinta elementare, Gaspare Spatuzza viene arrestato nel 1997. Dopo 11 anni di carcere duro inizia a parlare, al termine di un percorso di una conversione religiosa, ammessa dallo stesso in aula. Racconta di essersi pentito perché "vuole il perdono di Dio". "Ci sono tanti morti nella mia vita - ha detto lo stesso ex killer - ma il più morto di tutti è il ragazzo che io fui". Si iscrive anche all'istituto superiore marchigiano di Scienze religiose e sostiene alcuni esami in carcere, dalla 'Storia della Chiesa' alla 'Teologia fondamentale'. "Il mio pentimento - dice ai magistrati nel luglio 2008 - è la conclusione di un bellissimo percorso spirituale cominciato grazie al cappellano del carcere di Ascoli Piceno. E' lui che mi ha fatto studiare la teologia. A quel punto mi sono trovato a un bivio: scegliere Dio o Cosa nostra".
Per anni Gaspare Spatuzza è stato uno dei killer più spietati della cosca mafiosa di Brancaccio. Insieme a Salvatore Grigoli uccide il 15 settembre del 1993 padre Pino Puglisi, che aveva sfidato Cosa nostra. A Spatuzza vengono attribuiti decine di omicidi: da Giuseppe Salvatore Di Peri a Salvatore Buscemi, da Domingo Buscetta, nipote del pentito Tommaso Buscetta a Marcello Grado.
Durante i suoi interrogatori chiama direttamente in causa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il suo entourage. La sua deposizione in aula, al bunker del carcere di Torino, al processo a Marcello Dell'Utri, nel dicembre 2009, fa scoppiare mille polemiche. Marcello Dell'Utri, si limita, invece, a definire le sue parole un "petardo".
Secondo Spatuzza alla fine del '91 Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri sarebbero stati i "nuovi interlocutori" di Cosa nostra. Spatuzza durante la sua deposizione a Torino ha raccontato ai magistrati di un incontro avvenuto a Roma con Giuseppe Graviano. In quell'occasione Graviano avrebbe fatto riferimento proprio a Dell'Utrie Berlusconi. Parlando del ruolo dei due politici ha spiegato: "prima si sono accreditati facendo fare le stragi" e poi "si sono mostrati come coloro che avevano la possibilità di farle cessare".
Gaspare Spatuzza il 4 dicembre 2009 depone al bunker di Torino dietro un paravento bianco e protetto da una decina di agenti penitenziari. E' la sua prima apparizione ufficiale e l'aula bunker è stracolma di giornalisti provenienti da tutto il mondo.
Oggi la decisione del Tar del Lazio di annullare il rifiuto della Commissione pentiti del Viminale, che si dovra' riunire nuovamente per decidere sul da farsi.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, ANSA, Corriere del Mezzogiorno]

 

 

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02 luglio 2011

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