Per Termini Imerese c'è un futuro. Raggiunta un'intesa per il futuro di SicilFiat, tra il Lingotto e i sindacati

19 dicembre 2006

Le ultime notizie riguardanti lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, aprono uno spiraglio di speranza.
La visita in Sicilia alla fine di novembre di Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, aveva adombrato un futuro nero per lo stabilimento di Termini. All'incontro coi sindacati, infatti, l'ad di Fiat senza eufemismi aveva chiesto ''l'intervento immediato delle istituzioni'' affinché si potesse salvaguardare il ramo siciliano dell'azienda. ''Costruire un'auto qui costa alla Fiat 1000 euro in più che nel resto d'Italia'', aveva detto Marchionne ai delegati sindacali e ai tre segretari territoriali di Fiom, Fim e Uilm. ''La Sicilia è un'isola, occorrono subito interventi sulle infrastrutture per ridurre i costi logistici che la Fiat deve affrontare per mantenere la produzione a Termini Imerese'' (leggi). 
Insomma, o i governi, nazionale e siciliano, intervengono, oppure la Fiat sarà costretta a recidere l'impianto in terra siciliana e pensare ad una diversa e più economica strutturazione.
 
Ieri mattina, a Torino, si è raggiunta un'intesa tra il Lingotto e i sindacati metalmeccanici, su punti fondamentali quali: confronto a livello di stabilimento su organizzazione del lavoro, turni e orario, apertura di un tavolo negoziale per Termini Imerese, richiesta della mobilità lunga per 2.000 lavoratori e superamento della cassa integrazione (ad eccezione di Arese).
''È un'intesa - hanno sottolineato i sindacati - per gestire le dinamiche occupazionali e industriali del prossimo futuro. È un accordo importante - ha commentato Eros Panicali, responsabile del settore auto per la Uilm - perché guarda allo sviluppo. Per Termini Imerese l'obiettivo non è solo quello di salvaguardare l'attuale fisionomia dello stabilimento siciliano, bensì quello di creare le condizioni per un suo pieno sviluppo industriale, con aumenti di volumi e di occupazione. Come Uilm riteniamo che sia giunto il momento che anche la produzione di un motore ritorni a Torino. Sappiamo che la Fiat sta puntando anche sul 900 Sge e auspichiamo che la nuova produzione possa avvenire a Mirafiori''.

Il ricorso alla mobilità lunga è considerato nell'intesa ''strumento essenziale'' per consentire il superamento della cassa integrazione, evitare esuberi strutturali in attività di staff e nelle strutture centrali dei settori, favorire l'inserimento di giovani con percorsi formativi qualificanti.
Nell'accordo i sindacati hanno sottoscritto un impegno ''a fronte dei rilevanti investimenti aziendali volti ad assicurare la continuità produttiva e lo sviluppo di volumi, occupazione e condizioni di lavoro'' a favorire il confronto per interventi su organizzazione del lavoro, turni e orario, ''necessari per incrementare l'occupazione e per la saturazione della capacità produttiva degli impianti''.
Per quanto riguarda Termini Imerese la premessa è ''creare le condizioni per la continuità produttiva attraverso le assegnazioni di prodotto successive al 2008'': ''le parti - si legge nel testo dell'intesa - chiederanno l'immediata apertura di un tavolo di confronto con le istituzioni nazionali e locali realizzare in tempi brevi gli interventi necessari, definendo quelli di rispettiva competenza e i tempi per la loro attuazione''.

Il segretario della Uilm di Termini Imerese, Vincenzo Comella, ha aggiunto che nei piani di Fiat Auto ''c'è la volontà di realizzare le presse all'interno dello stabilimento per renderlo autonomo (attualmente i componenti della Ypsilon sono prodotti a Melfi) e agevolare la creazione dell'indotto in modo da abbattere alcuni costi''. Per la Uilm ''si tratta di segnali importanti, adesso aspettiamo la convocazione del tavolo negoziale con il governo nazionale e con quello regionale''.
''È sintomatico - ha concluso segretario Uilm - che la richiesta del tavolo per rilanciare la fabbrica di Termini Imerese non sia arrivata solo dai sindacati ma anche dalla Fiat''. L'obiettivo, secondo Comella, ''non è tanto quello di ricevere finanziamenti piuttosto di risolvere alcuni problemi infrastrutturali, come il raddoppio del binario ferroviario e lo sviluppo dell'area portuale''.

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19 dicembre 2006

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