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Perché è caduto quell'aereo?

Continuano alacremente le indagini sulla tragedia dell'Atr, ammarato davanti le coste palermitane

09 agosto 2005

Continuano le ricerche dei tre dispersi dell'Atr 72 ammarato sabato pomeriggio davanti alle coste palermitane di Capo Gallo. Nella zona delle operazioni, coordinate dalla Capitaneria di porto di Palermo, si trova già da ieri la nave idrografica ''Magnaghi'' della Marina Militare, che sta compiendo un monitoraggio dei fondali per individuare i due tronconi di prua e di coda dell'aereo.
Dalla zona del disastro, a 12 miglia nord-est di Capo Gallo, le ricerche si sono estese progressivamente per un raggio di 60 miglia, fin quasi alle Isole Eolie.

A tre giorni dall'incidente cominciano comunque a sciogliersi i primi nodi, a cominciare dalla dinamica dell'impatto. Secondo i periti, nominati dal Procuratore capo di Palermo Piero Grasso, dopo l'iscrizione di tre persone nel registro degli indagati, sarebbe stata la coda del velivolo a toccare per prima l'acqua.
Tutt'altro che chiarita, invece, è la questione della competenza sull'indagine.
Al procuratore di Palermo, che aveva rivendicato la titolarità dell'inchiesta, ha risposto a distanza il procuratore generale di Bari Riccardo Dibitonto: ''Noi non possiamo essere tirati da Palermo, noi siamo quelli che tiriamo, non ci facciamo tirare. Quando le indagini arriveranno a un punto tale da cui si potrà desumere effettivamente la titolarità di questa indagine, allora, gli uffici provvederanno di conseguenza. Nel caso in cui non saremo d'accordo, c'è il codice di procedura penale'',  ha detto il magistrato ai cronisti. Un conflitto evidente, anche se Grasso cerca di evitare le polemiche e continua a parlare di ''massima cooperazione tra i due uffici''.
''Se si ha la prova che parte dell'azione o dell'omissione che ha causato il disastro dell'Atr 72 è stata commessa in territorio diverso da quello palermitano - spiega Grasso - la competenza sull'indagine sarà dei colleghi di quel territorio''. Ed a riprova del coordinamento tra le procure aggiunge che: ''faremo insieme alcuni accertamenti peritali a Bari''.

La priorità rimane comunque quella di fare chiarezza. Capire perché l'Atr 72 è precipitato. Dare una risposta alle domande dei parenti delle vittime che chiedono di conoscere il perché della tragedia. E su questo Piero Grasso è chiaro e sintetico: ''Faremo presto e bene''.
E gli esami tecnici a Palermo sono già cominciati. Alla presenza dei legali dei tre indagati, il responsabile del deposito carburanti di Bari Ettore Fumagalli, dell'autista dell'autobotte che ha rifornito il velivolo Alessandro Perfetto, del pilota dell'Atr, Chafic Gharbi e del difensore della Tuninter Francesco Paolo Salinas, Grasso ha nominato i quattro periti che dovranno far luce sull'incidente. Il collegio è costituito da un ingegnere aerodinamico, un ingegnere esperto in motoristica, un comandante pilota ed un esperto di carburante.
Entro 60 giorni dovranno consegnare la loro relazione tecnica e chiarire se vi siano stati difetti strutturali dell'apparecchio; se siano intervenuti fattori umani durante la manutenzione o la gestione tecnico-operativa che ha preceduto il decollo; se sia fondata, dunque, la pista del carburante, ed infine se ci si trovi in presenza del cosiddetto errore umano: se il pilota, cioè, abbia sbagliato qualcosa nella gestione dell'emergenza.

Sul carburante le prime risposte cominciano ad arrivare: non ci sarebbero state perdite. ''Il combustibile era tutto al suo posto'', ha detto il procuratore Grasso.
Dubbi restano, invece, sulla presenza di eventuali residui nel cherosene. Elemento che i periti tenteranno di chiarire attraverso accertamenti sul filtro dell'impianto di alimentazione del velivolo e che domani valuterà anche la procura di Bari.
Nel capoluogo pugliese, un perito dei pm palermitani e quello nominato dalla Tuninter analizzeranno insieme il contenuto dell'autobotte che ha rifornito l'aereo. In attesa che si trovi un hangar per l'Atr, i tecnici hanno cominciato a prendere visione di quel che resta del velivolo.
Dopo lo spegnimento del motore l'aereo avrebbe toccato l'acqua con la coda che si sarebbe spezzata, la punta sarebbe poi rimbalzata in mare ed a spezzarsi sarebbero state cabina e carlinga. Fattispecie che escluderebbe errori nella procedura di ammaraggio, che prevede che a toccare per prima l'acqua sia la parte posteriore del velivolo.

Ancora del tutto aperta, invece, la pista che porta ad eventuali imperizie del pilota nella fase precedente. L'Agenzia Nazionale per la Sicurezza sul Volo, che ha incaricato una società privata del recupero delle scatole nere, propenderebbe per ''l'errore umano'' intervenuto subito dopo il blocco del primo motore. [La Sicilia]

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09 agosto 2005
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