Perquisizioni nelle case di Massimo Ciancimino

I pm di Caltanissetta cercano documenti sul misterioso "signor Franco"

03 luglio 2010

Maxi perquisizione dall'alba di oggi della Dia di Caltanissetta, coordinata dalla Procura, nelle abitazioni di Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, che sta rendendo dichiarazioni sulla trattativa tra Stato e mafia.
Al settaccio degli investigatori ci sarebbero le case di Palermo, Bologna, Cortina e Roma di proprietà del testimone e alcuni immobili intestati ai familiari di Ciancimino come la moglie, la madre, la sorella e il fratello. In particolare i pm cercherebbero documenti utili all'identificazione del misterioso “signor Franco”, l'agente dei Servizi che avrebbe partecipato alla trattativa di cui il teste ha lungamente parlato. Lo 007 non è stato ancora identificato.

Secondo quanto appreso dall'ANSA, nel corso della perquisizione effettuata a casa della sorella di Ciancimino, Luciana, sarebbero stati trovati documenti autografi dell'ex sindaco in cui si fa riferimento agli imprenditori mafiosi palermitani Franco Bonura e Nino Buscemi. Nei manoscritti sarebbero contenuti anche i nomi del senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ciancimino, durante il processo al generale dell'Arma Mario Mori, aveva raccontato di avere appreso dal padre che capitali della società Lurano, intestata ai due imprenditori, sarebbero confluiti in aziende del Nord, collegate al gruppo Fininvest.
La perquisizione è stata disposta nell'ambito dell'inchiesta sulla strage mafiosa del '92, in cui venne ucciso il giudice Paolo Borsellino, riaperta un anno fa dalla Procura nissena che cerca di fare luce sul presunto coinvolgimento di pezzi dei Servizi nell'eccidio.

"Resto sereno e disponibile a continuare a fornire il mio contributo alle indagini dei magistrati". Così Massimo Ciancimino ha commentato la decisione della Procura di Caltanissetta di disporre le perquisizioni. "Rinnovo la mia stima ai magistrati di Caltanissetta e di Palermo nei confronti dei quali rimango a disposizione". "Credo - ha aggiunto - che in questo momento, laddove un riconoscimento anche grazie alla mia collaborazione è stato dato dal presidente della Commissione nazionale antimafia, Beppe Pisanu, nessun tipo di operazione intenta alla ricerca della verità non debba essere presa in considerazione con il massimo del rispetto per chi come me è alla ricerca dello stesso fine". E ha proseguito: "Più perquisizioni sono state fatte nei locali di mia pertinenza e a me riferibili ma spesso i tempi della magistatura non coincidono con i tempi di un teste 'normale' che lavora e che fa il padre e il marito. Tutte le operazioni si sono svolte con la massima serenità”.
Ciancimino ha concluso: "Ho appreso che è stato trovato del materiale ritenuto interessante, questo dimostra come la ricerca del materiale inerente a quel periodo e ritrovato a casa di mia sorella, che non ricordava neppure di avere, per me non è una cosa facile. Credo che l'operazione della Dia di Caltanissetta possa chiarire o soddisfare chi in questo paese aveva parlato di un atteggiamento 'compiacente' nei miei confronti".

Nei giorni scorsi Massimo Ciancimino, di ritorno dalla Svizzera dove è stato interrogato dalle autorità elvetiche nell'ambito di un'inchiesta, ha denunciato di essere stato pedinato. "Mentre mi recavo in Svizzera per un interrogatorio sono stato pedinato e fotografato da un uomo che ci seguiva in auto e che poi è stato fermato e individuato". "Stavamo andando in Svizzera a bordo di un furgone usato per i viaggi sotto copertura - ha spiegato Ciancimino junior - quando la tutela si è accorta che venivamo pedinati e fotografati da un uomo a bordo di un'auto con targa italiana. L'autorità svizzera ha bloccato l'uomo che fotograva il furgone su cui viaggiavamo. Adesso sono in corso accertamenti da parte delle autorità svizzere".
Secondo Massimo Ciancimino quanto accaduto "è l'ennesimo caso di intimidazione che mi fa capire quanto è alto il livello che i magistrati di Palermo e Caltanissetta stanno affrontando". E ha anche ricordato la circostanza, resa in questi giorni, che il figlio di 5 anni è stato rifiutato in un istituto religioso di Bologna perché il preside teme "rapimenti o attentati" (LEGGI).

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa]

- Stato-mafia, caccia alle prove di Lirio Abbate (L’espresso)

 

 

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03 luglio 2010

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