Piano, solo

Riccardo Milani porta sullo schermo la triste vita di Luca Flores, eccellente pianista jazz

21 settembre 2007


 





Noi vi segnaliamo...
PIANO, SOLO
di Riccardo Milani

Luca Flores, nato a Palermo nel 1956 ma vissuto in Mozambico per otto anni, da bambino non si stancava di ascoltare ripetutamente un vecchio disco che lui chiamava ''il disco del mondo''. Si trattava delle ''Quattro stagioni'' di Vivaldi che lo hanno spinto a dedicarsi alla musica. Dopo il diploma al Conservatorio di Firenze si è dedicato al jazz ed è riuscito ad imporsi sulla scena internazionale arrivando a suonare con Chet Baker e Dave Holland. Ma la sua vita personale era stata devastata quando da bambino aveva assistito alla morte della madre avvenuta in un incidente stradale del quale in qualche modo si sentiva colpevole. La sua estrema sensibilità che riusciva ad esprimere così bene attraverso la musica non gli ha permesso però di superare il dolore che continuava a vivere in maniera così straziante da esprimersi con la malattia mentale che lo portava a compiere su di sé atti autolesionistici.
Nel 1995, dopo l'incisione del suo ultimo disco, Luca Flores ha scelto, non ancora quarantenne, di mettere da solo la parola fine alla sua vita.


Anno
2007
Nazione Italia
Distribuzione 01 Distribution
Durata 104'
Regia Riccardo Milani
Sceneggiatura Ivan Cotroneo
Tratto dal romanzo ''Il disco del mondo - Vita breve di Luca Flores, musicista'' di Walter Veltroni (Rizzoli, 2003)
Con Kim Rossi Stuart, Michele Placido, Sandra Ceccarelli, Jasmine Trinca, Paola Cortellesi
Genere Drammatico


«Vorrei poter suonare dentro una casetta di plastica, quelle da giardino, e che la gente mi potesse ascoltare rimanendo fuori».

''Piano, solo'' racconta la storia di Luca Flores, un geniale musicista italiano, morto suicida nel 1995, poco prima di compiere quaranta anni.
Il film si apre sull'infanzia trascorsa in Africa, dove la numerosa famiglia si è trasferita per seguire il padre, Giovanni Flores, geologo di fama internazionale.
L'Africa è una realtà contraddittoria, è insieme vita e morte.
Sarà così anche per Luca: in Africa muore infatti la madre Jolanda, in un incidente stradale. La famiglia Flores si disperde.
I due fratelli maggiori vanno a studiare in Inghilterra, Luca e Barbara in Italia. A Firenze Luca si diploma in pianoforte con il massimo dei voti, ma il suo destino non è quello di diventare un pianista classico. E' curioso di scoprire altri mondi, e incontra giovani innamorati del jazz che gli trasmettono la loro passione. Il suo grande talento, unito a un costante studio, porta Luca a suonare con i più grandi musicisti jazz dell'epoca, fra cui Chet Baker.

Il film racconta non solo la parabola professionale, ma anche gli amori, e poi i turbamenti, di un giovane uomo che non riesce a venire a patti con i fantasmi del passato, fino alla tragica esplosione della follia. Una vita, quella di Luca Flores, raccontata attraverso la grazia del talento e la dannazione della malattia, dai momenti più solari a quelli più cupi, dalla compagnia degli amici alla solitudine disperante dell'autolesionismo. Per dire che ciò che alla fine sopravvive di una vita speciale, così come delle vite ordinarie di noi tutti, è ciò che siamo capaci di lasciare agli altri. Nel caso di Luca Flores, alcuni pezzi straordinari, delle mani prodigiose, un sorriso inerme.

«Non è un film sul jazz, ma su una persona che parlava con gli altri grazie al pianoforte. Mi interessava molto poter raccontare la storia di questo ragazzo comune, con una dote straordinaria ma con nessuna voglia di affermarsi, di apparire», dice il regista Riccardo Milani, che con «Piano, solo» porta sullo schermo ''Il disco del mondo - Vita breve di Luca Flores, musicista'', libro/biografia firmato da Walter Veltroni.

Parabola umana, non solo professionale, di un musicista arrivato a suonare con giganti come Chet Baker e Massimo Urbani, «Piano, solo» segna il ritorno di Riccardo Milani ad un film per il cinema (dopo «Il posto dell'anima», del 2003, e la lunga parentesi televisiva - «La omicidi», «Cefalonia», «Assunta Spina») e riporta Kim Rossi Stuart a confrontarsi con la malattia mentale a quattordici anni di distanza da «Senza pelle»: «E' passato molto tempo da allora - dice l'attore -, ma quasi sicuramente possono essere emersi dei dati, delle suggestioni assimilate per interpretare quel ruolo, che rappresentò una specie di svolta nella mia carrieraE' naturale che allora, come oggi, si è trattato di due personaggi che mi hanno portato a chiedermi molte cose, ma dopo così tanti anni il confronto con la follia, con la schizofrenia è avvenuto attraverso un approccio diverso». «L'obiettivo principale per me - dice Kim Rossi Stuart, che sullo schermo fa rivivere Flores - era quello di raggiungere una credibilità soprattutto nella rappresentazione della persona, prima che del personaggio. Da questo punto di vista mi ha aiutato moltissimo tutto il materiale esistente su Luca, le sue lettere, i filmini amatoriali che ritraevano lui bambino insieme alla famiglia girati dal padre in Africa (che chiudono il film prima dei titoli di coda), la stessa musica che caratterizzava la sua esistenza, come il concerto di Montevarchi, uno dei suoi ultimi, che lo portò per un'ora a fare un'inimmaginabile viaggio agli inferi».

Oltre a questo materiale e, ovviamente, al libro di Walter Veltroni, gli autori e gli attori del film hanno lavorato confrontandosi con i familiari dello stesso Flores: «E' stato un rapporto molto intenso - spiega Ivan Cotroneo, che ha curato con Claudio Piersanti il soggetto del film, poi la sceneggiatura con Petraglia e Milani - ci siamo frequentati con i familiari prima delle riprese e durante la lavorazione; quello che volevamo era comunque mantenere una certa 'discrezione' in fase di racconto perché, in casi come questo, il dolore dei parenti più stretti non è ancora superato e ancora ci si chiedono molte cose».

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21 settembre 2007

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