Povera Italia. Poveri d'Italia

Cresce in Italia il numero dei poveri. Ancora di più questo numero è cresciuto nel Meridione

07 ottobre 2005

Partiamo dal ''generale'' per andare poi giù giù verso il particolare.

In Europa sempre più cittadini rischiano la povertà. Il fenomeno della povertà sembra che in Europa sia in crescita, almeno stando ai dati forniti da Eurostat in un rapporto pubblicato la scorsa settimana dal titolo ''Povertà ed esclusione sociale nell'Ue-25''
Attraverso questi dati, che si riferiscono all'anno 2003, nell'Unione Europea vivrebbero ben 72 milioni di poveri, di cui 11 milioni (cioè circa il 15 %) si trovano in Italia. In altre parole, il 19 % degli italiani vive in famiglie che guadagnano meno del 60 per cento di quanto in media entra nelle casse dei nuclei familiari del Paese.
Nel rapporto, Eurostat sottolinea che l'Italia, insieme al Portogallo e alla Spagna, è tra i Paesi dell'Unione con il più elevato tasso di rischio povertà, preceduta solo da Slovacchia, Irlanda e Grecia (tutte al 21 per cento).
 
Ma il quadro sarebbe ben più preoccupante senza le reti di protezione sociale dei singoli stati membri. Per dimostrare l'importanza dell'intervento pubblico, Eurostat ha inoltre calcolato i tassi di rischio povertà per ciascun Paese al netto di qualsiasi contributo (pensioni incluse). Ne esce un quadro completamente diverso, che vede la Polonia in testa alla classifica degli stati a rischio povertà, con il 49 per cento della popolazione rispetto a una media Ue-25 del 40 per cento.
In questa graduatoria, senza interventi sociali in Italia il 42 per cento della popolazione rischia la povertà. Seguono, tra gli altri Paesi, la Grecia (41 per cento), la Spagna (40 per cento) e la Finlandia (40 per cento).

Questa l'Europa, e l'Italia in rapporto con gli altri paesi europei. Restringiamo il campo e vediamo quello che i dati dell'Istat ci hanno detto ieri per quanto riguarda il ''fenomeno'' della povertà nella nostra nazione.

L'esordio non è dei migliori: ''Cresce in Italia il numero di poveri.''.
Nel 2004 ha superato quota 7.5 milioni con oltre 2,6 milioni di famiglie colpite dal ''fenomeno''.
Nel 2004 sono risultate sotto la soglia di povertà 2 milioni 674.000 famiglie residenti pari all'11,7%, rispetto al 10,8% dell'anno precedente.
Nel 2004 complessivamente le persone povere erano 7 milioni 588.000, vale a dire il 13,2% dell'intera popolazione contro il 12% registrato nel 2003.

L'intensità della povertà, che misura di quanto, in termini percentuali, la spesa delle famiglie povere è mediamente al di sotto della linea di povertà, è pari al 21,9%, in leggero aumento rispetto al 2003. Questo indica che la spesa media equivalente delle famiglie relativamente povere risulta pari a circa 719 euro al mese.
La soglia convenzionale di povertà relativa per una famiglia di due componenti, che è rappresentata dalla spesa media mensile pro capite, risulta, nel 2004, di 919,98 euro, il 5,2% in più rispetto al valore dell'anno precedente. Quindi le famiglie di due persone che sostengono una spesa media mensile pari o inferiore a tale soglie sono classificate come povere.
La percentuale di famiglie relativamente povere, osservata dall'Istat a livello nazionale, è il risultato di situazioni differenziate a livello territoriale: si passa dal 4,7% del Nord, al 7,3% del Centro, al 25% del Mezzogiorno.

Il fenomeno povertà è aumentato in modo significativo anche nelle coppie giovani (dal 2,8% del 2003 al 5,5% del 2004), nelle coppie con più figli (dal 9,1% al 13,9%; arriva al 14% se c'è un minore). In salita anche la percentuale di famiglie povere tra lavoratori dipendenti che passano dall'8,2 al 9,3%. Emblematica poi la situazione al centro dove seppure è sostanzialmente stabile in linea generale, la povertà peggiora tra gli anziani, soprattutto tra gli over 65, la cui incidenza è più che raddoppiata passando da 4,2% a 10%. Se la persona di riferimento poi è una donna la percentuale di famiglie povere, che era del 5,2% nel 2003, si attesta all'8,8% e incrementi analoghi si registrano per le famiglie con almeno un anziano (dall'8,5% all'11,2%).
Nelle regioni settentrionali le uniche variazioni statisticamente significative riguarda la diminuzione dell'incidenza di povertà tra i lavoratori autonomi (dal 3,6% al 2%), tra le famiglie dove la persona di riferimento ha un'età tra i 55 e 64 anni (dal 4,7% al 3,2%) e tra le famiglie di anziani, soprattutto se in coppia: per le coppie di anziani si passa dal 9,4% al 7,2% così come per le famiglie con due o più anziani dall'11,1% all'8,5%.

Restringendo ulteriormente il campo di osservazione, andiamo a vedere in Italia dove si trovano la maggior parte dei poveri.

Nello specifico i dati Istat ci dicono che ''le famiglie italiane sono sempre più povere nel Mezzogiorno - una su quattro - in particolare in Sicilia e Basilicata'', nelle quali si è registrato rispettivamente il 28,5% e il 29,9% delle famiglie povere.
E' in queste regioni che la povertà colpisce maggiormente quelle tipologie sociali che abbiamo sopracitato, ossia le famiglie numerose, gli anziani e le coppie giovani.
Se il 6,2% delle famiglie italiane si colloca appena sotto la soglia di povertà, (con consumi fra 919,98 e 735,98 euro), il 5,5% sono in condizione di estremo disagio (soglia sotto i 735,98 euro), una percentuale questa che al Sud sale al 13,2%.

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07 ottobre 2005

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