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Povero Mare Nostrum

Il mare italiano soffre sempre più. Storia e numeri di un mare sempre più acciaccato dall'impunità

01 luglio 2005

Legambiente l'allarme l'aveva già lanciato l'anno scorso, ed esso, purtroppo, viene riconfermato nei numeri e nelle storie raccolte dall'associazione ambientalista durante tutto il 2004: ''quello italiano è un mare che soffre sempre di più''.
In crescita le situazioni d'illegalità, le infrazioni al codice della navigazione e l'inquinamento marino. Registrato addirittura un boom del mattone selvaggio, e aumentati i casi di pesca di frodo e di cattiva depurazione. Crescono anche i chilometri di costa non balneabile e quel che è peggio è che non vengono risparmiate neanche le aree di mare protetto.
Questo è - in estrema sintesi - la triste ambientazione che viene descritta dal dossier di Legambiente ''Mare Monstrum 2005'' .
Legambiente, anche quest'anno è ritornata a raccogliere le storie e i numeri di un mare stressato e sempre più minacciato dall'impunità di vacanzieri di passaggio poco rispettosi o abili sfruttatori.
A conferma, come sempre, i numeri, e non le opinioni: 
I) I reati ambientali accertati dalle forze dell'ordine nel corso del 2004 sono stati 19.111, ossia cinque illeciti ogni due chilometri di litorale, con un incremento del 7% rispetto al 2003, che già aveva registrato un aumento del 7,2% rispetto al 2002. Il trend di crescita riguarda più o meno tutto il territorio nazionale con picchi nelle regioni del sud Italia, in particolare Sicilia, Puglia e Campania, dove vengono registrate ormai tradizionalmente il maggior numero d'infrazioni.
II) Crescono del 15% i reati nel settore dell'inquinamento e della cattiva depurazione (erano 1.224 nel 2003 sono passati a 1.406 del 2004), ma cresce parallelamente anche il mare inquinato, così come si ricava dai dati del Ministero della Salute diffusi da un'agenzia di stampa e precedentemente nascosti dal dicastero retto dall'ex ministro Girolamo Sirchia. 
III) C'è poi l'avvelenamento dei sedimenti marini che, come si ricava dai dati del monitoraggio predisposto dal Ministero dell'Ambiente, non risparmia neanche i chilometri di mare protetto. L'analisi di sedimenti e molluschi prelevati dai fondali delle aree marine protette ha fatto registrare in più di una circostanza una presenza inquietante di metalli pesanti, pesticidi ed altre sostanze pericolose. 
IIII) Aumentano le infrazioni al Codice della navigazione e crescono considerevolmente i reati nel settore della pesca di frodo, un comparto che fa registrare un secco +33% rispetto all'anno precedente. Si passa, infatti, dalle 5.060 del 2003 alle 6.736 del 2004.
Un dato, quest'ultimo, che più di ogni altra considerazione deve far riflettere su certi provvedimenti furbi e arruffoni che proprio recentemente sono stati al centro di roventi polemiche fra associazioni ambientaliste e organismi sovranazionali (Unione Europea e Accobams) da un lato e Ministero delle Politiche Agricole dall'altro, che pretendono di offrire ancora un'opportunità alle spadare, attrezzi da pesca vietatissimi ormai da quattro anni e oggetto di più di un piano di riconversione con relativo esborso di denaro pubblico.

In mezzo a tanta aMAREzza, c'è però qualche nota positiva: il numero dei provvedimenti di sequestro di strutture abusive sul demanio marittimo che sono quasi raddoppiati rispetto all'anno precedente, passando dai 760 del 2003 ai 1.367 del 2004, con un incremento dell'81% su territorio nazionale e punte massime in Sicilia dove si è registrato un aumento del 122% dei provvedimenti emessi (si passa da 114 del 2003 a 253 del 2004).
''Sostanzialmente quello che emerge dal dossier - spiega Roberto Della Seta, presidente di Legambiente - è un'impunità generalizzata e sempre più arrogante. Tanto per citare un esempio basti pensare a chi si ostina a voler edificare sul demanio marittimo. C'è il compiacimento per un'azione sicuramente più efficace e incisiva da parte delle forze dell'ordine nel contrasto dell'abusivismo edilizio sul demanio marittimo, ma d'altro canto va considerato che i provvedimenti di sequestro vengono adottati nei casi più gravi di violazioni. Se da una parte i costruttori abusivi edificano in modo sempre più devastante, dall’altra la risposta delle forze dell'ordine non si è fatta aspettare ed è servita in questo caso a calmierare e a raffreddare l'impeto cementificatorio sulla costa''.
Fenomeno dunque che, purtroppo, non accenna ad arrestarsi e che si manifesta in forme diverse lungo la penisola: se a nord infatti si ristruttura, a sud si costruisce ex-novo. Al primo posto si colloca la Sicilia, con 696 infrazioni accertate (più 19% rispetto al 2003), 576 persone denunciate e ben 253 sequestri (più 122%), seguita quest'anno dalla Puglia, con 489 notizie di reato, 617 persone denunciate e 200 sequestri effettuati. Al terzo posto troviamo la Campania (437 infrazioni accertate e 632 persone segnalate all'autorità giudiziaria). Questa regione, invece, è la prima in Italia per numero di sequestri eseguiti: ben 259.

Al lavoro di denuncia di Legambiente si aggiungono le ''Bandiere Nere'' 2005 recapitate da Goletta Verde alla cosiddetta ''sporca dozzina'', e cioè coloro che hanno danneggiato il mare e la sua costa, i ''nuovi pirati del mare'': amministrazioni, politici, imprenditori, società private che si sono contraddistinti per attacchi o danni all'ambiente marino e costiero.
In Sicilia, le ''Bandiere Nere'' vanno alle Autorità portuali di Trapani per i lavori relativi alla Coppa America all'interno della zona di protezione speciale delle Saline di Trapani.

Come sta il mare in Sicilia
Con 696 infrazioni accertate (più 19% rispetto al 2003), 576 persone denunciate e ben 253 sequestri (più 122%), la Sicilia si conferma la regione d'Italia nella quale si registra la più scarsa attenzione per la tutela delle coste e dei mari e come quella nella quale vengono perpetrati il maggior numero di reati ambientali.
''Tutte le coste siciliane sono in arretramento - dice Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia -. Tale fenomeno in parte naturale causato dall'azione delle mareggiate, si è sensibilmente acuito nel corso degli ultimi anni, sino a diventare una vera e propria emergenza ambientale, a causa della cementificazione selvaggia di fiumi e torrenti che non portano più nelle spiagge sedimenti solidi».
Per l'associazione ambientalista ''nei casi più gravi, poi, l'arretramento delle coste si trasforma in vera e propria erosione delle stesse. Sarebbe, dunque, opportuno incominciare seriamente a redigere un piano di riqualificazione di tutti i fiumi e torrenti siciliani e, onde non creare ulteriori devastazione con grossolane opere di risanamento, smettere di fronteggiare arretramento ed erosione delle coste attraverso la costruzione di barriere frangiflutti, che tecnicamente non sono la soluzione adeguata, e realizzare invece opere di ripascimento, le sole che possano garantire risultati concreti''.

 
- Il Dossier di Legambiente ''Mare Nostrum 2005''

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01 luglio 2005
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