Presto i cloni dei bronzi più famosi al mondo alla corte di Atene

Da Riace alle Olimpiadi 2004… ma sono solo delle copie

25 gennaio 2003
E così, dopo la setta dei raeliani, che di giorno in giorno annuncia nuove clonazioni umane - anche se poi non le dimostra con nessun dato scientifico -, ecco che qualcuno ha pensato bene di clonare i nostri due guerrieri più famosi della storia dell'archeologia subacquea

Il 16 agosto del 1972 un sub impegnato in una battuta di pesca a Riace, a pochi metri dalla riva e in un fondale sabbioso, ebbe la fortuna di imbattersi in due magnifiche statue di bronzo seminascoste dalla sabbia.

Dopo avere avvertito la Soprintendenza, le due statue vennero recuperate con estrema facilità: furono collegate a dei palloni contenenti aria compressa che sollevandosi dal fondo le portarono a galla.
Subito dopo il recupero furono trasportate a Firenze dove fu curato il ''restauro d'urgenza'' presso l'Opificio delle Pietre Dure, uno dei più attrezzati laboratori di restauro del mondo: bisturi, martelletti ad aria compressa e speciali utensili ad ultrasuoni vennero utilizzati per portare le due statue di Riace al loro antico splendore.

Sul ritrovamento dei bronzi sono state elaborate, nel corso degli anni, diverse teorie: c'è chi ipotizza che furono gettate in mare dall'equipaggio di una nave in difficoltà per il mare grosso, chi invece pensa all'affondamento della nave che le trasportava.
Gli studiosi si divisero subito anche per quanto riguarda i ''certificati di nascita'' dei due bronzi: qualcuno preferisce identificarle come statua A e statua B, altri pensano che quella rappresentante il giovane sia Tideo, un eroe proveniente dall'Etolia e figlio del Dio Ares,  mentre quella rappresentante l'uomo più maturo Anfiarao, un profeta guerriero. Tutti e due parteciparono alla spedizione della città di Argo contro Tebe: Anfiarao - da buon profeta - avrebbe addirittura in quella occasione profetizzato la conclusione disastrosa dell'avventura e la sua morte.
Analizzando la terra estratta dall'interno delle due statue si è arrivati alla conclusione che tutte e due furono fuse nel 2.500 a.c. ma che una fu costruita ad Atene, mentre l'altra nella mitica città di Argo. I due bronzi forse stavano risalendo il Tirreno per essere portate a Roma destinate alla casa di qualche ricco patrizio.
La cosa interessante sembra essere il metodo usato per la costruzione cioè a fusione diretta. Era questo un metodo molto particolare, poco in uso e soprattutto rischioso ai fini della riuscita della fusione: il bronzo fuso veniva versato in uno stampo che non poteva essere riutilizzato.

Proprio in questi giorni la notizia sui maggiori quotidiani della clonazione dei due bronzi di Riace: il Presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti ha comunicato che la Giunta Regionale calabrese intende farne gli ''ambasciatori'' della cultura e dell'immagine della Calabria mondo.

Le nuove statue dei guerrieri, riprodotte al millimetro con procedure laser, probabilmente dovrebbero fare il loro debutto alla mostra Europalia, in programma a Bruxelles nel prossimo autunno. E mentre si alza il grido dall'allarme di coloro che gridano al plagio ''l'arte è come il cibo, non può essere clonato, se ne perderebbe il sapore autentico'', e dicono no alla clonazione dei due bronzi raccogliendo firme anche via internet, ecco che dalla Grecia, la patria originaria dei due bronzi, fanno sapere di essere disposti a tutto pur di avere ''i due cloni'' per i prossimi giochi olimpici del 2004.

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25 gennaio 2003

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