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Primarie in Sicilia: ''RITORNO AI PARTITI''. Un articolo di Agostino Spataro

09 luglio 2005

Primarie in Sicilia
RITORNO AI PARTITI *

Sarà il solleone o chissà che altro, fatto si è che in Sicilia il tema delle primarie stenta a diventare, come dovrebbe, una questione centrale nel dibattito politico, anche se sembra assodato che a questo appuntamento si andrà ai primissimi dell'autunno.
Per altro, dai pochi interventi e dalle interviste rilasciate da alcuni esponenti del centro-sinistra siciliano emergono due approcci diversi ma, di fatto, convergenti: elettori e militanti le chiedono seppure come surrogato di una democrazia partecipativa considerata deficitaria, mentre i dirigenti dei partiti le desiderano come forma di legittimazione di accordi verticistici sulle candidature da proporre per la presidenza della Regione.
Da ambo le parti, le primarie sono vissute come un ripiego per sopperire ad un difetto del sistema di democrazia interna dei partiti in preda ad una crisi preoccupante di credibilità che ha capovolto i rapporti fra politica e poteri forti, a favore di quest'ultimi.
Una crisi che si trascina da circa tre lustri lungo una fase confusa di transizione (verso dove?) che sta logorando le istituzioni e il rapporto di fiducia fra Stato e cittadini.
Segni evidenti di tale logoramento sono il ridimensionamento del ruolo costituzionale dei partiti e dei gruppi parlamentari e il loro assoggettamento alla volontà dei leaders nelle cui mani si accentra un enorme potere decisionale, soprattutto nel campo elettorale.

Quando si afferma che il Parlamento viene, di fatto, nominato da 8-10 segretari di partito, non si è tanto lontani dalla realtà effettuale.
Tutto ciò, anche grazie alla legge elettorale nazionale che sembra essere stata concepita per garantire l'elezione ai gruppi dirigenti (quota proporzionale senza preferenze) e per consegnare ad un gruppo ristretto di persone private il potere di scelta dei candidati nei collegi uninominali.
Disarmato del voto di preferenza, all'elettore restano due sole opzioni: votare il candidato proposto dall'alto o non votare affatto.
Ecco perché le primarie sono viste come l'unica possibilità per influenzare, in qualche misura, le scelte dei vertici, anche se si capisce che non sono il vero rimedio contro la crisi della politica.
D'altra parte, le primarie avrebbero un senso, in Sicilia e altrove, se si svolgessero in un contesto giuridico e normativo certo e garantista e sull'onda di una forte tensione politica e morale.
Oggi, in Sicilia, non si avverte nulla di tutto questo.
Le primarie rischiano di svolgersi a freddo e di essere manipolate per favorire questo o quell’altro candidato.

Una volta a Palermo c'erano i ''movimenti'', oggi in Sicilia non si muove più nulla.     
A parte qualche protesta sindacale per talune drammatiche vertenze sociali, non c'è traccia di movimenti e nemmeno della cosiddetta ''società civile'', alla quale taluni attribuiscono virtù straordinarie e funzioni salvifiche.
In realtà, come si è visto a Palermo ed anche a Milano, tale formula, al di là delle buone intenzioni dei proponenti, si è dimostrata una forzatura sociologica, inadatta come risposta alla crisi della politica o anche di modeste realtà territoriali.
Allora, che fare? Nessuno possiede la ricetta miracolosa, tuttavia, visti i risultati non proprio esaltanti di questi anni, forse sarebbe il caso di abbandonare tali artifici e di tornare alla politica, al senso pieno della militanza.
Se il problema centrale è la crisi dei partiti tradizionali è inutile girarci intorno, con girotondi o altre forme di protesta un po' effimere.
I partiti come sono non possono restare: o si abbandonano al loro destino o si riformano sin dalle fondamenta. Questo è il punto. Per riformarli, è necessaria una salutare carica contestativa ed insieme propositiva che scuota dalle fondamenta gli assetti di potere e rigeneri il loro ruolo politico e istituzionale.
Un po' come si è fatto nel '68. Solo che questa volta i giovani non dovranno aver paura di sporcarsi le mani.
Chi, in buona fede, desidera la rigenerazione della politica dovrebbe correre ad iscriversi nel partito che più gli aggrada e affrontare dall’interno le grandi questioni che stiamo trattando.
Certo, le primarie dovranno svolgersi, tuttavia senza dimenticare la vera urgenza: la grande riforma della politica che per affermarsi dovrà fondarsi su progetti ambiziosi ed alternativi e sul ritorno in massa ai partiti, alla militanza attiva, di decine di migliaia di giovani e di forze produttive sinceramente motivate.

Agostino Spataro

* Pubblicato in ''La Repubblica'' del 6 luglio 2005

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09 luglio 2005
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