Processo Mori: le rivelazioni del tenente colonnello Carmelo Canale

"Pochi giorni prima di morire il giudice Borsellino era molto arrabbiato" e non finiva di scrivere nella sua agenda rossa

23 febbraio 2011

Pochi giorni prima di morire il giudice Paolo Borsellino "era molto arrabbiato e lo vidi scrivere qualcosa sulla sua agenda rossa. Mi disse 'sono molto incavolato' ma io sbagliai a non leggere quello che stava scrivendo".
A rivelarlo ieri in Aula, al processo al generale Mario Mori, accusato di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra insieme al colonnello Mauro Obinu, è il tenente colonnello Carmelo Canale, suo braccio destro fino alla morte del magistrato. Canale, dopo una lunga vicissitudine processuale, è stato assolto dall'accusa di concorso in associazione mafiosa, che gli ha comportato 5 anni di sospensione dall'Arma, e reintegrato in servizio col grado di tenente colonnello.
Canale ha rivelato anche che "i rapporti tra Borsellino e l'allora procuratore Piero Giammanco erano talmente tesi che una volta il giudice poi ucciso in via D'Amelio, arrabbiato, disse in modo provocatorio che se avesse potuto lo avrebbe arrestato". "La domenica prima che morisse, lo accompagnai a Salerno, sulla costa Amalfitana, perché il giudice Borsellino doveva battezzare il figlio del pm Diego Cavaliero, il vero sostituto procuratore a cui Borsellino era legato. Mi venne a svegliare alle 6 del mattino perché lui amava svegliarsi presto. Poi dopo avere fatto la doccia lo andai a trovare nella sua camera e lo vidi scrivere qualcosa di serio sulla sua agenda rossa. Era davvero arrabbiato e io gli dissi, scherzando: 'Fa il pentito pure lei?' Ma lui molto serio, mi rispose: 'E' finito il tempo di scherzare, ora è il tempo di scrivere'. Ma non seppi mai cosa stesse scrivendo".

All'inizio degli anni '90 il giudice Borsellino, venuto a conoscenza del rapporto su mafia e appalti dei Ros dei carabinieri chiese al suo braccio destro, l'allora tenente Carmelo Canale, di potere incontrare "con molta riservatezza, non in Procura ma nella sezione anticrimine della caserma dei carabinieri" l'allora capitano Giuseppe De Donno insieme all'allora colonnello Mario Mori.
"Un giorno - ha raccontato ancora Canale - eravamo in Procura e il giudice Borsellino mi chiese se conoscevo il capitano De Donno. Io avevo appena conosciuto l'ufficiale per il rapporto su mafia e appalti, quindi Borsellino mi chiese un incontro blindato perché non voleva essere visto da nessuno della Procura perché aveva sentito una voce secondo cui il capitano De Donno era il compilatore di un anonimo. Così, accompagnai il dottore Borsellino alla caserma Carini di Palermo. Lì Borsellino si incontrò prima con il colonnello Mori e poi il capitano De Donno. Ma all'uscita né io gli chiesi nulla sull'incontro né lui mi disse nulla però so che l'argomento era proprio quello sul rapporto tra mafia e appalti".
"Tra il Ros del generale Subranni e del colonnello Mori e il procuratore Borsellino c'erano ottimi rapporti. Mai Borsellino mi riferì giudizi critici su Mori". Così Carmelo Canale, ha poi descritto i rapporti tra il giudice ucciso dalla mafia e il raggruppamento operativo speciale dell'Arma. A riprova della bontà delle relazioni tra l'imputato e Borsellino e più in generale tra il Ros e il magistrato, Canale ha riferito di due cene a cui il giudice ed altri magistrati parteciparono insieme ad ufficiali del raggruppamento. "Organizzammo una cena a Terrasini tra ufficiali del Ros, tra i quali c'era anche l'allora Maggiore Obinu - ha aggiunto - e alcuni magistrati come Borsellino, Lo Voi e Natoli. Al termine della cena Borsellino tenne un discorso che finì con questa frase: 'questa è la cena delle persone oneste'". Poi Canale ha raccontato di un altro incontro conviviale tra Mori e Subranni, rispettivamente vice e comandante del Ros, e Borsellino. "Avvenne - ha spiegato - nella sede del comando generale a Roma una settimana prima che Borsellino venisse ucciso. Poi andammo a Salerno in elicottero con Subranni".

Al termine della deposizione, il presidente del Tribunale Mario Fontana ha chiesto in che rapporti fossero Canale e Borsellino. L'ufficiale dei carabinieri, commuovendosi, ha detto: "Borsellino mi definiva un amico e in genere si confidava con me". Il presidente ha quindi obiettato: "Allora non è strano che non le avesse detto nulla dell'incontro con Mori e De Donno?". "Il giudice voleva sapere chi era questo capitano De Donno" ha replicato Canale. [Adnkronos]

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23 febbraio 2011

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