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Quando a far diventare salata la vacanza non è l'acqua del mare ma l'aumento dei prezzi

Vacanze 2005 caldissime sul fronte della spesa

20 maggio 2005

La Bella stagione è arrivata e il pensiero alle vacanze si fa sempre più forte. Un pensiero che dovrebbe essere messo nella lista dei ''pensieri belli'' ma che con i continui rincari, con la continua minaccia dei prezzi che lievitano e degli stipendi che non permettono di arrivare a fine mese, si trasforma sempre più in un incubo.
Secondo Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e la tutela dei diritti di utenti e dei consumatori) l'estate non si preannuncia calda ma addirittura bollente per i conti delle famiglie italiane. Rincarano benzina, viaggi aerei, alberghi, ristoranti, e persino, in spiaggia, ombrelloni e lettini, gelati e bibite, per una percentuale totale che si aggira intorno al 5-6 per cento.

Per chi non vuole restare a casa e trascorrere una vacanza al mare in Italia va infatti decisamente male: i pedaggi autostradali sono aumentati del 2,5 per cento, un pieno di benzina costa il 5,7 per cento in più rispetto al 2004, una cena per quattro persone è aumentata del 5,2 per cento, per due lettini e un ombrellone si paga il 3 per cento in più, mentre per bibite e gelati si arriva a pagare 7,4 per cento in più di quello che si spendeva lo scorso anno.
E non va meglio per chi voglia passare le sue vacanze all'estero, visto che tra tasse e carburante i passaggi aerei sono aumentati del 7,7 per cento in un anno.

Qual'è il motivo di tanto rincaro lo spiega Antonio Castello della Fiavet, la Federazione delle Associazioni Imprese di Viaggi e Turismo: ''Il prodotto Italia non è più competitivo. Non è soltanto l'aumento di alberghi, ristoranti, passaggi aerei, ombrelloni e lettini la causa di tanta crisi del settore. Ma anche il fatto che in un libero mercato il prodotto fa la differenza. E il mercato Italia la differenza non la fa più''.
Il viaggiatore italiano, infatti, non avendo più nessun incentivo a passare le vacanze sul suolo natio, ormai si rivolge ad altre destinazioni, più economiche, servite benissimo da compagnie low-cost e da charter e magari anche migliori dal punto di vista dei servizi. Come Turchia, Grecia, Croazia, Sudafrica, Tunisia o Mar Rosso. ''Basta pensare che trentacinque anni fa - spiega Castello - eravamo al primo posto come accoglienza turistica: e per accoglienza si intende un po' tutto, alberghi, ristoranti, strutture di vario tipo rapportate al prezzo. Oggi siamo al quarto. E con l'ingresso di paesi come la Cina siamo destinati a scendere ancora''.

Negli ultimi anni i flussi turistici che hanno avuto quella che in gergo si chiama ''batosta'', sono due: quello interno, degli italiani in Italia, e quello esterno, degli stranieri in Italia. ''Basta un dato - afferma Castello - il saldo positivo della bilancia turistica nel gennaio del 2004 era 261 milioni di euro. Quello del gennaio 2005 è di 40 milioni di euro''.
Cosa è successo? ''Non c'è una politica mirata, centrale, orientata a migliorare globalmente la situazione'' dice Castello. ''La Fiavet crede nella competitività, e in questo senso la Fiavet si vuole attivare. Ma tale attivazione la si può fare solo tutti insieme. Ogni settore del turismo dovrebbe lavorare insieme. Non divisi per regioni, senza una politica comune. E in più si dovrebbe abbassare l'aliquota Iva: c'è una differenza tra la nostra e quella di altri paesi che lascia interdetti''.

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20 maggio 2005
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