Quando la Croce Rossa spara a zero

''Ecco come salvammo gli ostaggi in Iraq''. Le parole di Maurizio Scelli, ex commissario straordinario della Cri

26 agosto 2005

Forse perché uscente dal ruolo di commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, forse perché le verità prima o poi devono venire a galla, Maurizio Scelli ha rivelato al quotidiano torinese La Stampa i retroscena della liberazione delle due Simone, Pari e Torretta, retroscena che hanno alzato un gran polverone di polemiche e tanti, tanti sbigottimenti.
''Per salvare le due Simone i mediatori ci chiesero di curare e salvare la vita a quattro presunti terroristi ricercati dagli americani, feriti in combattimento''. Ovviamente gli americani sarebbero stati tenuti all'oscuro di tutto, condizione ''irrinunciabile per garantire l'incolumità degli ostaggi e nostra, che feci mia sin dal primo giorno, e che trovò d'accordo, quando gliela rappresentai, anche il sottosegretario Gianni Letta''.
''A Bagdad - continuano le rivelazioni di Scelli - quando si trattò di riportare in Italia le due Simone, Nicola Calipari, consapevole di questa direttiva, si raccomandò con me di non parlarne neppure al generale Mario Marioli, vicecomandante delle forze alleate in Iraq che, invece, fu informato dallo stesso Calipari dell'operazione Sgrena''.

L'ex commissario straordinario ha spiegato di essere arrivato alle ragazze praticamente per caso, dopo che Mohammed al Kubaysi, vicepresidente del Consiglio degli Ulema, aveva chiesto tramite un medico iracheno amico, se ''gli interessassero le due italiane''. Scelli afferma di aver chiamato allora Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del consiglio, che gli parlò ''di una diffusa ostilità nei suoi confronti'', e gli spiegò che era necessario l'avallo all'operazione di Fabio Alberti di 'Un Ponte per', l'organizzazione non governativa per cui lavoravano le due Simone.
 Così continua il racconto di Scelli: ''Vado da Alberti e ascolto il suo grande rifiuto. Io intanto ricevo i messaggi delle due Simone. Al secondo messaggio vado da Letta. Lo ascolta, mi dice:'Vai avanti e non dire nulla a nessuno'. Quel giorno, quando il problema è ormai garantire al massimo la sicurezza per il rilascio e il recupero delle due Simone, Palazzo Chigi mi affida a Nicola Calipari. Nicola fu davvero straordinario, assumendosi responsabilità contro la volontà dei suoi stessi superiori''.

Il racconto di Scelli alla Stampa è ricco di aneddoti, particolari e retroscena. ''I mediatori - ricorda Scelli - ci Simona Pari e Simona Torrettachiesero di salvare la vita a quattro presunti terroristi ricercati dagli americani, feriti in combattimento. L'operazione non era facile: noi avevamo nell'ospedale di Bagdad medici e personale pronto a intervenire, ma dovevamo riuscire a far arrivare i feriti senza che gli americani ci scoprissero. Fuori dall'ospedale c'erano due check point Usa. Si trattava di aggirarli: facemmo uscire dall'ospedale un'ambulanza e una jeep che ufficialmente andavano a consegnare dei medicinali. In realtà i mezzi si diressero in un luogo convenuto per prelevare i feriti. Nascosti sotto coperte e scatoloni di medicinali, i quattro terroristi - tre, per le ferite riportate erano in condizioni disperate - furono operati e salvati dai medici della Croce Rossa. E poi c'era un'altra condizione: dovevamo curare anche quattro loro bambini malati di leucemia che, se non ricordo male, arrivarono in Italia il giorno dopo le due Simone''.

Tali retroscena inediti e clamorosi hanno scatenano immediate reazioni politiche. Quella più dura è arrivata da Palazzo Chigi che con una nota ha sconfessa la ricostruzione di Scelli nel passaggio in cui l'ex commissario della Cri chiama in causa il governo. ''La Croce Rossa Italiana si è mossa autonomamente, il governo non ha mai condizionato la sua azione'', è il senso della nota diffusa dal sottosegretario alla Presidenza Paolo Bonaiuti. Una nota quella del Governo che è servita anche per ribadire che la collaborazione con gli Usa è sempre stata ''piena e reciproca'' e non ''è mai venuta meno''.
Insomma le notizie apparse sulla Stampa sarebbero ''ricostruzioni riconducibili alla sfera di autonomia, nazionale e internazionale, propria della Croce Rossa'', e nella nota Palazzo Chigi tiene a sottolineare che ''le autorità di governo della repubblica e i suoi apparati non hanno mai condizionato né orientato la sua azione che, si ribadisce, si è sviluppata in piena autonomia''.

La contro-replica di Maurizio Scelli è arrivata con un'intervista rilasciata al Tg2, nella quale rivendica la paternità della liberazione delle due Simone e ribadisce che il governo era informato, anche se per via informale, delle sue operazioni. ''Palazzo Chigi - ha detto dice Scelli - smentisce il fatto di aver partecipato direttamente a questa trattativa, a questa operazione, ed è la verità. Questa è un'operazione che abbiamo sempre rivendicato come nostra, i rapporti sono stati tenuti tutti da noi, i rapporti con il personale iracheno, con i mediatori, con tutti coloro che hanno fatto in modo, ponendo delle condizioni precise di cui io soltanto poi, informalmente, facevo partecipe le istituzioni, di poter concludere la trattativa nella maniera che tutti poi sappiamo''.

Lo sfogo di di Gianni Letta, in risposta alle parole di Scelli, svela l'irrimediabile danno politico inferto al governo. ''Un atto di vanità. Le parole di Scelli non stanno né in cielo né in terra. Si è lasciato prendere la mano dal desiderio di protagonismo. Mai, mai, mai, abbiamo messo in discussione la nostra lealtà verso l'alleato americano e la Croce rossa ha sempre lavorato in autonomia'', ha detto il sottosegretario. Che, per altro - riferiscono a Palazzo Chigi - aveva intenzione di rispondere con parole molto più dure di quelle che sono poi uscite nel comunicato ufficiale. Un primo testo era stato già praticamente scritto: ''Per chi si trova per la prima volta a calcare un palcoscenico importante - recitava - le luci della ribalta ingannano, dilatano, illudono. Finiscono per ingannare e mescolare fantasia e realtà''.
Insomma, in poco più di 24 ore, l'uomo che Letta portava in palmo di mano, vicino agli occhi del Presidente del Consiglio, sistematicamente seduto al tavolo informale che, a Palazzo Chigi, ha accompagnato la gestione di ogni crisi degli ostaggi, retrocede al grado di chi, nella migliore delle ipotesi, non sa cosa dice, e nella peggiore, mente per vanità.

Saputo il fattaccio, gli Stati Uniti hanno reagito con aplomb, definendo il tutto come ''questioni del governo italiano''. ''La nostra posizione sui negoziati con i terroristi è ben conosciuta'', ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack rispondendo ad una domanda dei media durante il briefing quotidiano a Washington. ''La morte di Nicola Calipari resta un evento doloroso - ha aggiunto il portavoce americano - Stati Uniti e Italia sono paesi molto amici. Gli italiani hanno versato il loro sangue al fianco dei soldati americani''. ''Apprezziamo l'impegno del governo e del popolo italiano per la libertà e per la sicurezza dell'Iraq'', ha proseguito il portavoce del Dipartimento di Stato rifiutandosi di entrare nel merito delle dichiarazioni fatte da Scelli.


- «Io ho rischiato la vita e loro me la fanno pagare» di Aldo Cazzullo (Corriere.it)

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26 agosto 2005

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