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Quando si parla di "pro-vita" per fare politica

Oggi a Bari il primo aborto con la Ru486, e nonostante la legge 194 il centrodestra continua ad essere spaccano sull'utilizzo della pillola

07 aprile 2010

Questa mattina, intorno alle 9:00, al Policlinico di Bari sono arrivate le 10 confezioni di Ru486 ordinate dalla struttura pugliese. La prima somministrazione è stata fatta su una donna di 25 anni che ha scelto di ricorrere all'aborto farmacologico. Dopo la somministrazione del farmaco la paziente è stata messa a riposo, dicono ancora dall'ospedale pugliese. Il responsabile delle interruzioni di gravidanza della Clinica ostetrica del Policlinico di Bari, Nicola Blasi, ha poi eseguito altri interventi e terrà in osservazione la paziente.
"Le procedure seguite - ha spiegato Vitangelo Dattoli, direttore generale del Policlinico di Bari - sono quelle che adottiamo da 4 anni, coerentemente alla normativa. La modifica sostanziale" rispetto alla fase di sperimentazione, durante la quale nell'ospedale pugliese il farmaco abortivo è stato utilizzato su 200 donne, "è che la pillola Ru486 viene somministrata in regime di ricovero ordinario, come da indicazione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa)", ha precisato il dg. "Noi, qui al Policlinico di Bari - ha ricordato Dattoli - dal 2006 adottiamo misure di grande attenzione e cautela: screening della paziente, esami di laboratorio, elettrocardiogramma e tutte le altre visite che servono a individuare la paziente che può optare per l'aborto farmacologico in alternativa a quello chirurgico". Una procedura "assolutamente coerente con la legge 194", ha assicurato il direttore generale.

Da parte sua, l'assessorato regionale alla Salute, ha detto ieri che "la prossima settimana ci sarà una riunione con medici ginecologi non obiettori che stenderanno delle linee guida per conto dell'assessorato sul corretto uso della pillola Ru486". Tommaso Fiore, assessore alle Politiche della salute nella Giunta uscente della Regione Puglia ha sottolineato, infatti, che "non spetta alla politica decidere queste cose. Gli esperti daranno ulteriori consigli sul corretto uso della pillola, rispetto a ciò che già si sa. Bisogna infatti che le amministrazioni delle Asl si organizzino".
Secondo l'assessore al Welfare del Comune di Bari, Ludovico Abbaticchio, "la legge 194 del 1978 è una legge valida e ancora moderna, tanto da garantire oggi, in Italia, l'utilizzo della pillola Ru486, così come avviene da tempo in molti Paesi d'Europa. E' scientificamente stabilito - ha argomentato - che il tasso di aborti non dipende dalla legislazione in materia: il numero di aborti nei Paesi che applicano leggi restrittive rispetto a quelli in cui sono in vigore leggi più liberali, infatti, non è inferiore".

Intanto, non si placa la querelle sulla pillola abortiva. E mentre la Chiesa ribadisce la sua posizione attraverso le parole dell'arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, si anima lo scontro tra le amministrazioni locali e anche all'interno della destra.
A tenere banco, però, sono ancora le dichiarazioni dei neo governatori di Piemonte e Veneto, i leghisti Roberto Cota e Luca Zaia (LEGGI). A tornare sulle parole dei due esponenti della Lega è stato il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci: "Le affermazioni di Cota e Zaia sul divieto di utilizzo all'interno degli ospedali della pillola Ru486, rappresentano un pericoloso sconfinamento dai limiti della legge. Al di la' delle conseguenze di carattere medico e legale che certi atteggiamenti provocatori comportano, occorre rilevare la mostruosità del ragionamento politico che sottende a questi comportamenti". "Non è più un problema di provocazione elettorale - ha detto ancora - in questo caso, come ha fatto rilevare lo stesso ministro Fazio, siamo di fronte ad una palese violazione di una legge dello Stato. La pillola abortiva è compatibile con la legge 194 e chi dice di non volere la Ru486 mette in discussione la stessa 194; ergo, se si ha un minimo senso delle istituzioni, non ci si avventura in affermazioni demagogiche assolutamente fuorilegge".
Più cauto il governatore lombardo Roberto Formigoni: "In Regione Lombardia negli ultimi 15 anni la difesa accanita e la promozione della sacralità della vita dal concepimento alla fine naturale, si è sempre accompagnata al doveroso rispetto delle leggi nazionali, anche quando non condivise. E viceversa il rispetto dovuto alle leggi non ci ha mai impedito di perseguire con tutti i mezzi la promozione della vita".
Intanto in Liguria, regione rimasta al centro-sinistra, oggi si svolgerà la riunione per definire le modalità di applicazione omogenee per tutta la regione della somministrazione della Ru486. Alla riunione, coordinata da Pierluigi Venturini, direttore del dipartimento di ginecologia e ostetricia dell'Università di Genova e coordinatore della rete, parteciperanno i 12 direttori delle unità operative regionali di ginecologia sia universitari sia ospedalieri. Il farmaco, registrato la scorsa settimana, sarà nella disponibilità delle aziende sanitarie e ospedaliere liguri nel giro di 24 ore dalla richiesta e la procedura di applicazione prevista è quella della legge 194.

Come accennavamo prima non manca anche l'intervento della Chiesa, che ribadisce la sua posizione di contrarietà verso la Ru486. Il cardinal Severino Poletto, presentando alla stampa la lettera aperta dei vescovi della Conferenza episcopale piemontese ai neo eletti in Regioni, ha richiamato "il grave dovere di avere in primo luogo assoluto rispetto della vita umana".
Lo scontro politico, però, non vede contrapposti solo gli schieramenti dei due poli. La somministrazione della pillola abortiva ha infatti spaccato anche lo stesso centrodestra, con protagonisti da un lato il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, dall'altro Filippo Facci su 'Libero', 'Farefuturo webmagazine' e il 'Secolo d'Italia' online. Gli ultimi due, come fanno gli utenti di facebook e di altri social network, 'condividono' in rete l'articolo pubblicato ieri in prima pagina dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, riproponendolo nella sua interezza sul web.
Non è la prima volta che questioni al confine tra laicità dello Stato e convinzioni religiose percorrono trasversalmente gli schieramenti politici: è avvenuto, e avviene anche oggi, con il testamento biologico, con la 194, con le coppie di fatto, con il divorzio breve, come ricorda nell'articolo di Facci. E il quotidiano 'nel Pdl' e il web magazine che si richiama alla Fondazione finiana condividono l'impostazione scelta: su questi temi non è la sinistra a pensarla in maniera difforme da Mantovano e altri, è la maggioranza degli italiani. Soprattutto, lo è anche la maggioranza degli italiani di centrodestra.
E così il Secolo online plaude a Libero, che "difende la laicità", insieme a Farefuturo web magazine. Entrambi contestano, come fa Libero, la tesi di Mantovano, che invoca una presa di posizione del Pdl sulla Ru486 "perché è evidente l'orientamento prevalente del nostro elettorato". Non è così, ribatte Libero, citando sondaggi, pubblicati domenica scorsa proprio accanto all'intervista a Mantovano, che dicono l'esatto contrario. E "non pare bello", dicono all'unisono i tre media della destra, ignorare l'opinione dell'elettorato del Pdl.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Adnkronos Salute]

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07 aprile 2010
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