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Quanta tristezza per la Santuzza

Dopo un Festino celebrato in tono minore le parole dure del cardinale Romeo: "Palermo affonda nel degrado morale e sociale"

16 luglio 2011

Dalla spianata della Cattedrale, sontuoso e pieno di luci e di fiori, scende lungo il Cassaro il carro della Santuzza. Arrivato ai Quattro Canti, questo si ferma al centro: sul carro deve salire il sindaco, omaggiare la Santuzza con il più bel mazzo di rose che esiste e, rivolto ai suoi concittadini, gridare con tutto il fiato che ha in corpo "VIVA PALERMO E SANTA ROSALIA!". E' in questo preciso istante che lui, primo fra i cittadini, capirà quant'è grande la stima o il disprezzo che questi provano nei suoi confronti e da questo, valutare l'opportunità di continuare ad essere Rappresentante della Città. Poi il carro si muove di nuovo, fino ad arrivare a Porta Felice. Qui c'è l'ultima stazione. I Palermitani adesso volgono lo sguardo verso il cielo, sopra il mare. Inizia "u jocu ri focu", che per la Santuzza deve essere "u chiù bellu, u chiù battariusu, u chiù allucianti chi si po' viriri"...
Nei secoli è stato questo il Festino di Santa Rosalia, o più semplicemente "u Fistinu". Se negli ultimi anni la grande manifestazione, amatissima ed attesissima dai palermitani, che mette insieme mirabilmente sacro e profano, ha dovuto affrontare svariati problemi tutti di natura economica, e quindi organizzativa, e quindi politico-amministrativi, quello di quest'anno verrà sicuramente ricordato come uno dei Festini più tristi della storia.

Forse il bilancio approvato in extremis a neppure 24 ore dalla processione con un budget ai minimi storici, forse il caldo soffocante che da giorni ha colpito Palermo, ma giovedì sera la processione per la 'Santuzza' di Palermo è stata celebrato in tono molto, molto minore.
Solo ventimila palermitani, o anche meno, hanno seguito il carro con la Santa. In prima fila non c'erano né il sindaco Diego Cammarata, fresco di assoluzione per omissioni di atto d'ufficio, né altri rappresentanti della Giunta comunale. E il tradizionale grido 'Viva Palermo e Santa Rosalia' del sindaco è stato lanciato, anche questa volta, vista l'assenza del primo cittadino, dalle 'popolane'. Al Foro Italico, in tarda serata, tutti i palermitani, seppure pochi, hanno rivolto gli occhi al cielo. Al meno i fuochi d'artificio per loro. Ma nemmeno quelli sono stati "i più belli, i più rumorosi e scintillanti che si possano vedere".

Ieri, in occasione del Festino di Santa Rosalia, il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha tenuto un discorso a Piazza Marina. "Così come nel 1624 si presentò alla Santuzza una città oppressa dalla pestilenza, così oggi le presentiamo e le consegniamo innanzitutto ciò che è palpabile, maggiormente visibile: un processo di degrado morale e religioso, sociale ed economico, che avvertiamo a diversi livelli". "Da una parte viviamo un momento storico segnato da una crisi economica che attraversa non soltanto la nostra Città, ma anche l'intero Paese - ha aggiunto - Essa colpisce sempre più le fasce di popolazione meno abbienti, segnate drammaticamente dalla disoccupazione e dalla mancanza di alloggi. Condizioni di incertezza che non consentono alle nuove generazioni uno sguardo sereno e pieno di speranza sul loro avvenire e sulla legittima realizzazione di una famiglia". "So bene - ha anche detto il cardinale - quante difficoltà si incontrano nell'ambito politico-amministrativo di questa Città in particolare, e so anche che, spesso, non ci troviamo dotati di strutture efficienti per intervenire come si vorrebbe. Ma occorre che i vari livelli amministrativi non siano solo ingranaggi burocratici che generano lentezze e sprecano occasioni ed energie per la crescita. Occorre che ci si adoperi per governare. E che lo si faccia subito, a tutti i livelli. Un tale clima di immobilismo amministrativo genera innanzitutto, la sfiducia della gente, che si trasforma spesso in tensione, rabbia, malcontento". "Si avverte, cioè, una sorta di 'doppio binario', per cui lo scenario politico corre separato dalla realtà concreta delle famiglie, dei giovani, dei meno abbienti, dei più emarginati, delle categorie più a rischio, che continuano a bussare chiedendo risposte".

"A livello regionale - ha poi aggiunto Romeo - penso alle difficoltà dei nostri Cantieri Navali, di cui Palermo è andata sempre fiera, e all'eccessivo ritardo - che oserei definire assoluto silenzio - con cui si sta intervenendo sulle possibilità di riqualificare per tempo gli stabilimenti di Termini Imerese. Penso pure alla delicata situazione delle scuole professionali, per le quali si stanno limitando gli stanziamenti e alle quali dunque viene disconosciuta la valenza formativa per il futuro della Regione". "A livello comunale - ha detto infine - non posso non ribadire con convinzione che non si può amministrare limitandosi a gestire le emergenze delle retribuzioni, ma che si deve tentare in tutti i modi di ottimizzare le risorse che già si possiedono, in modo deciso, e in prospettiva del futuro di questa città. Un futuro che non può essere l'eterno presente di una continua protesta per gli stipendi, ma che deve essere programmato come occasione di crescita e di produttività reale".
Da qui l'accorato appello alle istituzioni perché "dialoghino". "Si superino le fratture che si consumano a vari livelli - ha concluso l'arcivescovo - e si esca dalle pastoie della burocrazia fine a se stessa. In simili condizioni, non si possono offrire per tempo risposte opportune ai problemi seri, davvero seri, della gente".

 

 

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16 luglio 2011
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