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Quegli ultmi "sfoghi" di Borsellino

Il giudice Paolo Borsellino sapeva di essere stato tradito da un "amico", in quel "nido di vipere" della Procura di Palermo

05 maggio 2012

Ieri mattina, i magistrati Alessandra Camassa e Massimo Russo, oggi assessore tecnico della Giunta siciliana, sono stati ascoltati al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, imputati per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Provenzano nel 1995.
I due pm poco prima che Borsellino venisse ucciso, nel luglio del 1992, ascoltarono uno sfogo del giudice che disse ai colleghi che era stato "tradito". Ed è un racconto drammatico quello che il giudice Camassa ha fatto in aula, confermato poi da Massimo Russo.

"A fine giugno del 1992 - ha raccontato Alessandra Camassa - io e il collega Massimo Russo avemmo un incontro con Borsellino. Era un dialogo normale, si parlava di indagini. A un certo punto lui si alzò, si stese sul divano e cominciò a lacrimare e disse: non posso credere che un amico mi abbia tradito". "Ebbi la sensazione netta - ha proseguito- che avesse ricevuto da pochissimo una notizia e che fosse ancora sconvolto. Tanto da sfogarsi con le prime persone entrate nella sua stanza".Il magistrato ha spiegato di non avere fatto domande ulteriori a Borsellino per imbarazzo. "Ero così imbarazzata - ha sostenuto - che quasi cambiai discorso. Pensai a uno sfogo personale e non volli essere invadente. Quando allora ascoltai quello sfogo - ha concluso - non lo ricollegai ad alcuna attività d'indagine. Pensai a un problema personale, per questo non ne parlai dopo la strage. Se fossi stata chiamata a testimoniare prima probabilmente l'avrei detto".
Il giudice Camassa ha raccontato questo episodio per la prima volta il 14 luglio del 2009 ai pm di Caltanissetta.
Poi ha raccontato di una confidenza che gli avrebbe fatto l'allora maresciallo Carmelo Canale, stretto collaboratore del giudice Borsellino. "Più volte - l'ultima il 4 luglio del 1992 - il maresciallo Canale mi disse che Borsellino a suo avviso si fidava troppo dei vertici del Ros". Il testimone ha detto di non ricordare se Canale avesse specificato di chi in particolare il magistrato non dovesse fidarsi, cosa che invece aveva riferito ai pm di Caltanissetta nel 2009. Una versione più precisa che, dopo la contestazione del pm, Camassa ha definito molto verosimile anche se - ha precisato - "i ricordi possono essere frutto di sovrapposizioni". "Canale - ha spiegato il giudice - mi aveva detto altre volte che secondo lui Borsellino si fidava troppo del Ros, ma io non ho mai parlato di questo con Paolo perchè non gli ho mai dato troppo peso. Il maresciallo mi fece capire che lui aveva provato, invano, a metterlo in guardia". "Borsellino mi ha sempre parlato bene del generale Subranni e dell'allora colonnello Mori facendomi capire che di loro si fidava" ha aggiunto il giudice Camassa.
Nel corso della deposizione il testimone, rispondendo alle domande dell'avvocato Basilio Milio, difensore dell'imputato, ha parlato di un ex agente dei Servizi amico di Borsellino, Ninni Sinesio. "Dopo la strage - ha raccontato - mi chiamò per chiedermi di incontrarci e nel corso di un incontro mi fece un sacco di domande sulle ultime indagini di Borsellino. Era insistente, voleva sapere se erano venuti fuori elementi sull'imprenditore agrigentino Salamone e sul ministro Mannino". "Io non diedi troppo peso alla cosa - ha spiegato - ma mio marito si meravigliò di tutte quelle domande". Durante il pranzo, poi, Sinesio avrebbe spinto la Camassa a riferire delle rivelazioni fatte a Borsellino dal pentito Gaspare Mutolo sull'ex numero due del Sisde Bruno Contrada. "Quando finii di parlare - ha detto - Sinesio si alzò in preda a un attacco di tosse e andò in bagno. Mio marito mi disse: "Guarda che è andato a telefonare". Poi seppi che Contrada era stato avvertito delle indagini a suo carico".

In udienza ha deposto anche Massimo Russo, ex pm a Marsala quando Borsellino era procuratore, poi sostituto a Palermo e ora assessore alla Sanità, anche lui quel giorno nella stanza di Borsellino. "Incontrai Borsellino nel suo ufficio a Palermo. Mi parlò di una cena con ufficiali dei carabinieri a Roma, poi all'improvviso disse 'qualcuno mi ha tradito'. Quasi per sdrammatizzare io gli chiesi come andava in Procura. E lui rispose 'qui è un nido di vipere'". "Borsellino - ha aggiunto - dopo la strage di Capaci era un uomo piegato. In quell'occasione parlò di un incontro a Roma con ufficiali dell'Arma, poi si alzò e disse un amico, qualcuno mi ha tradito. Si accasciò sul divano e pianse".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it]

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05 maggio 2012
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