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Quei mestieri che gli italiani non fanno più

Da mungitore a badante, gli essenziali mestieri che in Italia fanno per noi gli stranieri

24 agosto 2011

Mungitori, pastori, braccianti e raccoglitori, guardiani di greggi e di animali, guardiaboschi, muratori, operai di ogni sorta, macellatori, camerieri, lavapiatti, aiuti cuoco, panettieri, pizzaioli, pulitori, commessi, infermieri, portantini, badanti full time soprattutto per anziani e non autosufficienti, domestici, colf, e infine anche 'lavoratori e lavoratrici del sesso'.
Eccoli i mestieri che svolgono gli immigrati nel nostro Paese e che gli italiani non vogliono più fare. A Milano, dicono le stime della Caritas, i pizzaioli egiziani sono più di quelli napoletani, mentre, nella Val di Non, la raccolta delle mele è affidata ai senegalesi. Anche la concia delle pelli nel Veneto è nelle mani di lavoratori nigeriani. A Reggio Emilia i facchini, come i mungitori, sono quasi tutti indiani, così come sono i sikh che allevano le bufale in Campania. Ma ci sono anche i pescatori tunisini di Mazara del Vallo, i camionisti albanesi e romeni, le colf filippine, le badanti ucraine o moldave.

E anche tra gli imprenditori gli immigrati avanzano: si fanno largo a Carpi (Modena) e a Prato gli imprenditori tessili cinesi, così come ad Arzignano (Vicenza) nella concia delle pelli ormai sono attivi marocchini e serbi.
Il lavoro di circa 4 milioni e mezzo di stranieri regolari (cui si deve aggiungere quello di circa mezzo milione di irregolari) vale in Italia l'11,1% del Pil italiano (stima Unioncamere 2008), ma le retribuzioni degli stranieri sono inferiori alla media del totale delle retribuzioni (di italiani e stranieri) del 23%, che diventa del 28% per le donne (stime Caritas). La retribuzione netta mensile (nel 2009) è, infatti, di 971 euro per gli stranieri e di 1.258 euro per gli italiani (media: 1.231 euro).

Tra i lavoratori stranieri, dice ancora la Caritas, è molto elevata la percentuale di lavori non qualificati (36%), e molti immigrati sono spesso anche sottoinquadrati (41,7%). E il sottoinquadramento non diminuisce significativamente anche quando si risiede in Italia da molti anni. Rilevante anche la quota di sottoutilizzati, il 10,7% sul totale dei lavoratori, mentre 4 stranieri su 10 lavorano con orari disagiati (di sera di notte, di domenica). [Adnkronos/Labitalia]

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24 agosto 2011
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