Quei nomi importanti tra politica e mafia

Tanti e ridondanti i nomi fatti Francesco Campanella, il pentito custode di tanti, tanti segreti

03 ottobre 2007

Continua oggi il processo sui rapporti tra mafia, politica e affari intercorsi abbondantemente negli scorsi anni nel territorio di Villabate, tra il clan locale dei Mandalà e alcuni importanti personaggi politici sia regionali che nazionali. Nella fattispecie, i pm Nino Di Matteo e Lia Sava a Firenze, città dove si svolge il processo perché qui è detenuto il teste chiave, Francesco Campanella, ex presidente del consiglio comunale di Villabate nonché favoreggiatore della mafia (fu lui che aiutò ''burocraticamente'' Bernardo Provenzano per lo spostamento a Marsiglia dove il boss dei boss andò ad operarsi) ed oggi fra i più importanti collaboratori di giustizia, cercheranno di chiarificare il quadro sulle presunte tangenti e sulle modifiche al Piano regolatore di Villabate per la costruzione di un grande centro commerciale. Nell'udienza di ieri Campanella ha descritto non solo il sistema di tangenti controllato dalla cosca di Villabate ma anche il complesso intreccio politico locale e nazionale che ha infiltrato le amministrative dal '94 al 2001. E sono spuntati i nomi di due esponenti di Forza Italia di primissimo piano: l'ex ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia, e capogruppo parlamentare di Forza Italia al Senato Renato Schifani.

''Il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà (esponente di spicco della mafia di Villabate, ndr), con Enrico La Loggia, vice-presidente dei deputati di FI''. Questa affermazione di Campanella, in realtà, non è nuova, essa si trova infatti in un memoriale dell'11 ottobre 2005, scritto ancor prima di formalizzare il suo status di collaboratore di giustizia, e depositata in questi giorni agli atti del processo.
Per Francesco Campanella, dunque, è arrivato il momento di ribadire in aula le sue accuse, accuse pesanti all'interno delle quali trovano posto i nomi del presidente della Regione Totò Cuffaro (le accuse di Campanella hanno di fatto aggravato la posizione di Cuffaro nel processo che lo vede imputato di favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate) e finanche quello del ministro della Giustizia Clemente Mastella (Campanella, ex segretario nazionale dei giovani dell'Udeur, ebbe come ospite d'onore al suo matrimonio, proprio l'attuale Guardasigilli).

Dunque, secondo Campanella, il boss Antonino Mandalà, che fu coordinatore del circolo azzurro di Villabate, in una riunione nello studio del presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani, avrebbe concordato con lui e con ''il suo amico e socio'' Enrico La Loggia le modifiche da apportare al piano regolatore di Villabate, strumento fondamentale per la realizzazione del centro commerciale che tanto interessava alla cosca di Villabate. Il pentito ha pure raccontato che l'operazione concordata tra Mandalà e La Loggia ''avrebbe previsto l'assegnazione dell'incarico ad un loro progettista di fiducia, l'ingegner Guzzardo, e l'incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio - ha precisato poi Campanella - La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza''. Secondo Campanella, ''il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite da Antonino e Nicola Mandalà (padre e figlio, ndr), in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate''.
Campanella, inoltre, sostiene di aver ricevuto personalmente da Pier Francesco Marussig, manager della multinazionale romana Asset, una tangente da 25 mila euro per sveltire l'iter di approvazione del centro commerciale.

Oggi a Firenze tra gli imputati ci saranno Marussig e Giuseppe Daghino (entrambi manager della Asset); l'ex sindaco di Catania, Angelo Francesco Lo Presti; l'ex sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino; gli architetti Rocco Aluzzo e Antonio Borsellino, e infine, Giovanni La Mantia, indicato come uomo legato a Nicolò Mandalà. Per questi le imputazioni, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, corruzione e riciclaggio.
Il processo a Firenze continuerà fino a venerdì 5 ottobre.

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03 ottobre 2007

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