Quella messa in latino, tanto amata da Benedetto XVI ma ritenuta antisemitica dai cattolici inglesi

05 luglio 2007

Le ''Giornate della Gioventù'', l'utilizzo dei nuovi media, la narrazione della ''Via del Signore'' portata avanti con parole semplici ed umane, il tentativo di avvicinare la religione cattolica alla propria gente. Nei suoi 27 anni di pontificato, Giovanni Paolo II fece tutto quello che gli fu possibile fare per alimentare l'avvicinamento della Chiesa verso le persone ed in particolare verso i giovani. Secondo Karol Wojtyla la secolarizzazione dell'istituto ecclesiastico aveva causato la disaffezione del popolo cattolico, questo dunque aveva bisogno d'essere svecchiato, se vogliamo rimodernato e reso trasparente ed accessibile a tutti, pure con decisioni impopolari o inattuali.
Con la fine del pontificato Wojtyla e l'avvento di quello di Joseph Ratzinger, tale percorso si rinnovamento sembra essersi fermato per certi aspetti. La personalità di Benedetto XVI, più formale, più rigida, più teologicamente esoterica, ha fatto sì che si avvertisse fin da subito, non un vero e proprio riallontanamento della Chiesa dalle persone, ma un certo ''raffreddamento'', con un ritorno all'ordine e al ripristino di certe concezioni che già prima del pontificato di Giovanni Paolo II erano state accantonate.
Tre queste c'è l'eliminazione della legge sul conclave, promulgata da Giovanni Paolo II nel '96, che permetteva la designazione di un Pontefice a maggioranza assoluta, con la metà più uno dei suffragi degli elettori, e il ripristino della vecchia legge elettorale che necessita la maggioranza dei due terzi dei consensi. E c'è poi, sicuramente, la volontà di ridare spazio e legittimità alla messa in latino di rito Tridentino, messa da parte nel 1969 dalla riforma liturgica di Paolo VI.

Con un ''motu proprio'' Papa Ratzinger ha illustrato la riaffermazione dell'uso del messale codificato da San Pio V, che prevedeva la messa in latino e un rapporto fortemente gerarchico tra sacerdote, sempre rivolto verso l'altare, e l'assemblea di fedeli per lo più inginocchiati, nella postura che più si addice a chi cerca ''la misericordia di Dio''. Paolo VI nel '69 la sostituì con il nuovo Missale Romanum, che prevedeva la messa nelle lingue nazionali, con il sacerdote rivolto verso i fedeli e una partecipazione più assembleare. L'abrograzione del messale di Pio V fu uno dei motivi che provocò la scissione dei cattolici ultratradizionalisti del defunto vescovo francese mons. Marcel Lefebvre negli anni '80 del secolo scorso.
Nel ridare legittimità alla messa in latino, Ratzinger ha più volte ripetuto di non voler rinnegare la riforma di Paolo VI: il messale introdotto ufficialmente nel 1970 rimarrà - affermano gli esperti vaticani - quello usato dalla quasi totalità dei cattolici del mondo. Il documento del Papa renderà più facile la celebrazione della messa in latino per gli amanti, come lui, della tradizione.

Le nuove/antiche disposizioni celebrative non sono però piaciute ai cattolici inglesi, che hanno mostrato diverse perplessità e addirittura accusato la preoccupazione che l'utilizzo del rito tridentino possa essere recepito come antisemitico. Al centro dei dubbi l'espressione usata dalla liturgia preconciliare nei confronti del popolo ebraico, bollato nelle celebrazioni del Venerdì Santo come ''i perfidi giudei''.
La questione ha spinto il cardinal Cormac Murphy-O'Connor, primate della chiesa di Inghilterra e Galles, ad inviare già la settimana scorsa una lettera in Vaticano per sottolineare come il cambiamento sia da considerarsi inutile. Una presa di posizione che rispecchia l'andamento di un dibattito interno alla comunità cattolica britannica che dura da mesi, da quando cioè venne fatta trapelare per la prima volta l'intenzione papale di dare nuova legittimazione al rito tridentino. Tra i passaggi più discussi, oltre all'espressione ''perfidi giudei'', quello in cui si afferma che gli ebrei vivono ''nelle tenebre'' e nella ''cecità''. Come anche la preghiera ''affinché Nostro Signore sollevi il velo che copre i loro cuori ed essi riconoscano il Nostro Signore Gesù Cristo''.
Esistono anche timori che si tratti di un primo passo in direzione di ulteriori riforme del dettato conciliare, in particolar modo quelle riguardanti la posizione del celebrante rispetto all'altare e la facoltà di far leggere le Letture ai laici.
''Seguiamo sempre le indicazioni di Roma'', hanno confessato al quotidiano The Independent i sacerdoti cattolici inglesi, ''ma il fatto è che ancora adesso non sappiamo quali siano i nuovi indirizzi''. Non si tratta solo di questo. ''La questione fondamentale'', sostiene il gesuita Keith Pecklers, ''non è certo limitata alla sola liturgia. La cosa ha implicazioni ben più ampie per la vita della Chiesa''. Dietro ci sarebbe il fatto che i fan della messa in latino ''tendono ad opporsi al ruolo sempre più presente del laicato nella vita delle comunità parrocchiali, così come alla collaborazione con le altre confessioni cristiane ed al dialogo con ebrei e musulmani''.

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05 luglio 2007

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