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Quella voglia di Lega Sud... Le manovre di Raffaele Lombardo dopo il ''raccolto'' di Catania

Autonomismo siciliano, fra vecchio e nuovo (?!)

24 maggio 2005

Articolo di Agostino Spataro
Noi per primi abbiamo segnalato come un ''evento'' elettorale quel 20% raccolto a Catania dalle  quattro liste ''autonomiste'' dell'on. Raffaele Lombardo, ma ora si sta esagerando.
Un dato clamoroso, senza dubbio, ma conseguito mediante un furbesco marchingegno elettorale che si vorrebbe far passare per una geniale manovra politica. Ci risiamo. I democristiani vecchi e nuovi, dopo avere affossato l'autonomia vorrebbero usare il suo fantasma come vessillo di un'improbabile rinascita.
L'esperienza insegna che ogni qual volta in Sicilia si è a corto d'idee ci si rifugia sotto il manto, ormai logoro, del sicilianismo di maniera.
Perciò, molti si domandano: si tratta di un'operazione di cambiamento o della solita manfrina sicilianista? 
Oggi più che mai, la Sicilia necessita di una svolta radicale che può essere ottenuta solo attraverso un taglio netto col trasformismo e col trasversalismo e con un ricambio generale di classe dirigente. Soprattutto, si avverte il bisogno di progetti e d'idee veramente innovativi, puliti, efficaci.
La crisi attuale della Sicilia è anche dovuta alla mancanza d'idee valide per lo sviluppo. Si avverte, infatti, come un ristagno del pensiero politico, sempre più compresso dal peso dei poteri dominanti, in gran parte, operanti fuori del campo politico e istituzionale.

Un tempo, per la Sicilia si reclamava ''terra e giustizia'', oggi sicuramente i siciliani hanno fame di lavoro e di libertà. Non di libertà formale, che pure è tanto, quanto di libertà d'intraprendere e di vivere senza condizionamenti davvero anacronistici e crudeli.
Sull'Isola grava, infatti, un regime a sovranità limitata, inimmaginabile in altre realtà europee.
Ben vengano, dunque, movimenti e nuovi partiti che, senza nascondersi dietro consunte etichette, si propongano come soggetti del cambiamento, da portare avanti non come opzione solitaria ed autarchica, ma in sintonia con le innovazioni che stanno avvenendo sulla scena europea e mondiale. E' necessaria una politica d'alto profilo, moderna in quanto capace di trasformare i bisogni della gente in punti di riferimento essenziali per la svolta e non in preferenze elettorali.
Questo ci si aspetta da chi, in nome di un valore fondante al quale i siciliani hanno creduto, si proclama neoautonomista e si candida ad assumere o a condividere la leadership di una regione importante qual è la Sicilia.

Ma non è l'esperimento di Lombardo la vera risposta di cambiamento.
A Catania non c'è stata un'operazione politica di tale portata, ma una più modesta operazione aritmetica, esattamente una moltiplicazione... delle liste, infarcite del classico personale del sottogoverno amministrativo che, come ai bei tempi del clientelismo democristiano, hanno cercato voti in tutti gli anfratti dell'elettorato.
Come dire: l'aritmetica al posto della politica; per prendere più voti basta essere dei bravi ragionieri elettorali.
La gran parte di quel 20% non è fatto di consensi maturi e consapevoli, ma di voti (e preferenze) sospinti dal bisogno e legati alla promessa di un favore.
E, in una democrazia evoluta, c'è una bella differenza fra consenso e voto, poiché anche la qualità e le modalità di acquisizione dei suffragi denotano la natura dei fini politici.

Non c'è stata adesione ad un progetto di cambiamento, semplicemente perché un tale progetto non è mai esistito. Solo un ''fatto tattico'', ammette l'ideologo del neoautonomismo, prof. Elio Rossitto, ex dirigente del PCI, il quale, ad urne chiuse, pensa di trasformarlo ''in una strategia importante'', poiché ''abbiamo di fronte altre tornate elettorali, verificheremo al mercato (sic! n.d.r.) della politica la consistenza di questo nostro progetto...''  (intervista ''la Repubblica'' 19/5/05
Più chiaro di così.
Infatti, dietro le 4 liste c'era solo l'obiettivo di acquisire un congruo pacchetto di voti e di eletti da negoziare sul mercato della politica, preferibilmente nell'ambito della Casa delle libertà, ma, eventualmente, anche nello schieramento contrapposto.
Dunque, la ''rivoluzione leghista'' in salsa siciliana punta a creare dei veri e propri gruppi di pressione ''autonomisti'' che, a quanto si lascia ad intendere, potranno bussare a tutte le porte.
Naturalmente, in nome dei sacri interessi siciliani conculcati da governanti che andavano bene fino all'altro ieri.
Tuttavia, sarebbe riduttivo pensare che tutto si stia facendo per rafforzare il formidabile sistema di potere lombardiano, (ci perdoni Riccardo) giacché alla fine di tale, intrepido percorso potrebbe esserci ''la terza via'' accarezzata dal prof. Rossitto sulla base di un'altra operazione aritmetica: questa volta un'addizione ovvero la somma dei due 25% racimolati dalle liste d'ispirazione cattolica presenti nel Polo e nell'Ulivo. Un 50% tondo e tentatore che potrebbe dare corpo alla ''grande voglia di DC, di una terza via''.
Terza via o vecchia via?

Nello stesso giorno in cui leggevamo queste cose, l'on. Lombardo, meno prosaicamente, era a Roma, a pranzo dal Cavaliere il quale, circondato dai più fidi esponenti siciliani, pare abbia  mostrato grande interesse per il ''movimento per l'autonomia'' pensando ai molti voti che i neoautonomisti hanno sottratto proprio a Forza Italia.
Un cordiale colloquio, a conclusione del quale il sen. Schifani, punto nell'orgoglio, pare abbia esclamato: ''noi siamo noi e loro sono loro''.
Cosa avrà voluto dire con questo enigmatico gioco di verbi? Allo stato, non si capisce se dietro questa frase anodina si nasconda una banalità o una fosca manovra politica. Vedremo.

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24 maggio 2005
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