Quelle macerie le togliamo noi!

Gli abitanti del quartiere agrigentino di San Gelardo, "armati" di pale e carriole, rimuoveranno le macerie del palazzo storico crollato ad aprile

09 giugno 2011

La mattina dello scorso 25 aprile il settecentesco palazzo "Lo Jacono-Maraventano", una delle più preziose testimonianze dell'architettura nobiliare agrigentina, è crollato, sgretolandosi letteralmente in mille pezzi (LEGGI). Con il crollo del palazzo, situato nel quartiere San Gerlando fra le vie Santa Maria dei Greci, San Vincenzo e salita Itria, nessuno si è fatto male, perché il palazzo era disabitato e perché avvenuto all'alba.
Da quel 25 aprile le macerie del palazzo sono rimaste dov'erano. Quindi, armati di carriole e pale, gli abitanti del quartiere San Gerlando di Agrigento hanno deciso di protestare contro l'immobilismo del Comune agrigentino che ancora non è intervenuto. I cittadini si sono dati appuntamento sabato 11 alle 9,30 per dare inizio ai lavori di "raccolta" del materiale crollato. "Considerata l'incapacità del Comune di Agrigento di gestire in maniera adeguata l’emergenza venutasi a creare dopo il crollo - hanno scritto in una nota i cittadini - scendiamo in campo noi residenti del centro storico".

La zona è stata in parte dissequestrata dalla procura della Repubblica di Agrigento proprio per consentire, al Comune, la messa in sicurezza del muro rimasto in piedi e la rimozione di parte delle macerie. Lo stato dei luoghi, essendoci un’inchiesta penale aperta ed ancora contro ignoti, dovrà comunque essere preservato tant’è che sono stati i periti nominati dalla procura a dare le indicazioni al Comune su come procedere. Per attenersi alla perizia dei consulenti della procura servono però, secondo una stima fatta dai tecnici dell’amministrazione comunale, dai 600 agli 800 mila euro. Soldi che il Comune non ha.
"Se non vi fossero stati vincoli particolari per la messa in sicurezza e rimozione - ha spiegato il sindaco di Agrigento Marco Zambuto - saremmo già intervenuti, ma ci stiamo muovendo secondo legge tant’è che abbiamo già presentato una controproposta su come realizzare questi interventi alla procura e abbiamo cercato, bussando a Roma e a Palermo, i soldi necessari".

[Informazioni tratte da Guidasicilia.it, Corriere del Mezzogiorno, LiveSicilia]

 

 

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09 giugno 2011

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