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Quello che già si sa

Pietro Grasso, neo Procuratore antimafia parla delle coperture ''importanti'' di Provenzano e nel mondo politico scoppia la polemica

22 ottobre 2005

''Il neo procuratore nazionale antimafia accusa: la latitanza di Provenzano è protetta da rappresentati delle istituzioni, politici, imprenditori e forze di polizia''.
Abbiamo appreso con questi titoli dai giornali che Pietro Grasso ha rilasciato la sua prima intervista da Procuratore nazionale antimafia. L'ha rilascia a ''Tv7'', il rotocalco di approfondimento settimanale del Tg1 (andata in onda ieri sera, venerdì 21 ottobre 2005). A noi lettori richiamati da grande interesse viene anticipato un documento esclusivo e sconvolgente, la trasmissione, ci dicono inoltre, ci farà vedere un eccezionale documento filmato: per la prima volta sarà mostrata la consegna dei bigliettini di carta con gli ordini scritti, i ''pizzini'', consegnati agli affiliati di Cosa nostra.

I giornali ci parlano anche delle subitanee reazioni che le parole di Grasso hanno suscitato nel mondo politico. Enzo Bianco, presidente del Copaco, annuncia di voler convocare ''al più presto'' Grasso. ''Conosco Grasso, è persona seria e lo stimo come uomo e come magistrato - dice Bianco -. So che non ama sovraesposizioni e quando parla lo fa a ragion veduta. Se ha detto quelle cose certamente ha le sue buone ragioni''.
Il ministro della Giustizia Roberto Castelli chiede subito spiegazioni e risentito dice: ''Il procuratore Grasso è stato costretto a prendere atto a sue spese di cosa significhi ricoprire un'altissima carica nello Stato italiano. Ogni singola parola viene sezionata, strumentalizzata, analizzata e spesso le viene attribuito un significato che va ben al di là delle intenzioni di colui che l'ha pronunciata. Proprio in considerazione del ruolo fondamentale ricoperto dal procuratore è necessario che ora Grasso chiarisca il vero significato delle sue parole''.

Cosa mai dovrà rivelare il nuovo Procuratore antimafia? Come mai i politici, appena sentite solo le prime parole sono saltati dalle poltrone e chiedono spiegazioni, offesi alcuni, non si capisce bene da cosa?
L'attesa dell'intervista diventa più grande e angosciosa di quella per il programma di Celentano.
Poi arriva la sera e il volto di Pietro Grasso (che ha l'aria da ragazzino furbo e un modo di parlare quieto e chiaro) compare nello schermo.
''La latitanza del latitante Bernardo Provenzano la coprono rappresentanti delle istituzioni, la coprono politici, imprenditori, forze di polizia. Dall'indagine sulla sua ricerca sono emerse tutte queste categorie, quindi non è soltanto una copertura da parte di un'organizzazione criminale, ma è una copertura che viene da intere fasce sociali. Abbiamo scoperto che un imprenditore riceveva da un sottufficiale della forza di polizia delle informazioni sulle nostre indagini. L'imprenditore era collegato a Cosa nostra e quindi le indagini nostre venivano conosciute direttamente da Provenzano''.
Inizia dicendo questo Pietro Grasso. Niente di nuovo.
Nel servizio si vede Palermo, Villabate, Bagheria. La giornalista cerca di intervistare le ''persone della strada'' che come al solito si trincerano dietro il silenzio, e quando parlano sanno solo affermare: ''Ma cu è Provenzano?'' ''Ma nzocché a Mafia?''. ''Cca un'amu vistu a nuddu!'' (Ma chi è Provenzano? Ma che cos'è la mafia? Qui non abbiamo visto nessuno!). Niente di nuovo.

Grasso chiama in causa politici e istituzioni, parlando dell'ex presidente del Consiglio di Villabate Francesco Campanella (da poco collaboratore di giustizia), colui che ha fatto mettere i timbri sul documento falso di Provenzano così che potesse partire per farsi operare in una clinica di Marsiglia. ''Questo dà l'esatta misura - sottolinea Grasso - di come Cosa nostra riesca a infiltrarsi nelle istituzioni. Campanella è l'interfaccia tra Cosa nostra e le altre categorie sociali, perché ha dei rapporti con la politica, ha una finanziaria, ha dei rapporti a Roma con vari ministeri, insomma è quello che dà veramente la forza dell'organizzazione, la capacità di infiltrarsi e di avere questi collegamenti con l'esterno''.  Sapevamo pure questo. Lo avevamo letto diverse settimane fa sui giornali.
Poi va in onda il documento filmato esclusivo, dove Nicola Mandalà, giovane boss di Villabate arrestato nel gennaio scorso nel grande blitz denominato ''Grande Mandamento'', in un autorimessa di Bagheria incontra altri mafiosi per consegnare, ci dicono, i famosi ''pizzini'' da recapitare al boss dei boss Provenzano.
Questo sì, non l'avevamo mai visto, ma sapevamo benissimo dell'esistenza di questi traffici e alcuni dei nomi di spicco dei mandamenti della provincia di Palermo.
Il servizio di Tv7 ci mostra poi delle ricostruzioni per fare capire l'importanza dei ''pizzini'', le modalità di consegna, e quale grande potere decisionale ha ancora la mafia per quanto riguarda gli affari imprenditoriali. E' l'ennesima ricostruzione, l'avevamo vista in altre occasioni addirittura realizzata in maniera migliore.

Niente di nuovo nelle parole di Pietro Grasso. Un riassunto chiaro di quello che negli ultimi anni è successo e che puntualmente è stato pubblicato dalla stampa.
Perché tanto clamore,  tanta preoccupazione, tanto risentimento, tanto rimprovero?

- Il testo integrale dell'intervista di Tv7 a Pietro Grasso (Corriere.it)

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22 ottobre 2005
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