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Referendum 12 e 13 giugno 2005

Sulle norme relative alla Legge 40 sulla procreazione assistita

24 maggio 2005


Il Referendum sulle norme relative alla procreazione assistita si terrà il 12 e il 13 giugno 2005.
Lo ha deciso il Governo, durante il Consiglio dei ministri del 7 aprile scorso. L'annuncio è stato dato dal ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

I decreti firmati dal Capo dello Stato sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale del 12 aprile scorso. Ognuno contiene un quesito relativo a parti della legge sottoposte a referendum.

I quesiti sono complessivamente quattro e riguardano:
1. l'utilizzo di embrioni per la cura di nuove malattie;
DPR 7 aprile 2005 - Indizione del referendum popolare per l'abrogazione parziale della legge 19 febbraio 2004, n. 40. Procreazione medicalmente assistita - limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni.
2. l'utilizzo di più embrioni nella procreazione assistita;
DPR 7 aprile 2005 - Indizione del referendum popolare per l'abrogazione parziale della legge 19 febbraio 2004, n. 40. Procreazione medicalmente assistita - norme sui limiti all'accesso.
3. la sfera dei diritti della donna nella procreazione assistita;
DPR 7 aprile 2005 - Indizione del referendum popolare per l'abrogazione parziale della legge 19 febbraio 2004, n. 40. Procreazione medicalmente assistita - norme sulle finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all'accesso.
4. la fecondazione eterologa;
DPR 7 aprile 2005 - Indizione del referendum popolare per l'abrogazione parziale della legge 19 febbraio 2004, n. 40. Procreazione medicalmente assistita - divieto di fecondazione eterologa.

In particolare, il secondo, il terzo e il quarto quesito del referendum, come spiegano la sentenza di ammissibilità della Corte Costituzionale n.47 e 48 del 13 gennaio 2005, mirano:
a) ad ampliare le possibilità di ricorso alla procreazione medicalmente assistita;
b) ad ampliare la possibilità di revoca del consenso oltre il limite fissato dall'art. 6, comma 3, della legge;
c) a permettere la produzione di embrioni in eccedenza rispetto a quelli necessari per un unico e contemporaneo impianto;
d) a consentire interventi sull'embrione con finalità diagnostiche e terapeutiche generali.

Di conseguenza, diventa possibile: 
i) l'accesso alla procreazione medicalmente assistita anche per finalità diverse dalla soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o infertilità; 
ii) escludere dai principi che regolano l'applicazione delle relative tecniche quello della gradualità; 
iii) la revoca del consenso, da parte dei soggetti che vi accedono, anche dopo la fecondazione dell'ovulo; 
iiii) fare interventi sull'embrione aventi finalità diagnostiche e terapeutiche anche diverse da quelle previste dall'art. 13, comma 2, della legge; 
iiiii) la creazione di un numero di embrioni superiore a quello necessario ad un unico e contemporaneo impianto e comunque superiore a tre; 
iiiiii) la crioconservazione degli embrioni in ogni caso in cui non risulti possibile il trasferimento degli embrioni stessi nell'utero.

Per quanto riguarda invece il primo quesito (utilizzo di embrioni per la cura di nuove malattie), la richiesta di abrogazione sottoposta a referendum mira ad ampliare la possibilità di ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni con finalità terapeutiche e diagnostiche, sia attraverso la rimozione dei limiti di cui all'art. 13, comma 2, sia attraverso l'eliminazione dei divieti di clonazione mediante trasferimento di nucleo e di crioconservazione, in quanto procedure strumentali alle tecniche di utilizzo delle cellule staminali, fermo restando tuttavia il divieto di realizzare processi volti ad ottenere un essere umano identico, quanto al patrimonio genetico nucleare, ad un altro essere umano in vita o morto.

- LA LEGGE 40

- I QUATTRO QUESITI REFERENDARI

Le ragioni di chi voterà e quelle di chi ha deciso di non andare alle urne

PERCHE' SÌ

''È una legge sbagliata e voterò quattro sì. Parto dall'articolo che vieta il congelamento degli embrioni e impone che i tre ottenuti siano impiantati in utero. Se attecchiscono si ha una gravidanza plurigemellare che mette a rischio la salute dei futuri feti''. L'ex ministro della Salute, testimonial della campagna di Ds e Comitato per il referendum, elenca le contraddizioni della legge. ''Dice di voler proteggere l'ovocita fecondato, poi, imponendo l'impianto di tutti e tre gli embrioni (è vietato congelarli), ne condanna a morte uno o due. Inoltre, il divieto di congelare gli embrioni crea problemi alle donne colpite da tumore in giovane età: non è possibile prelevare i loro ovociti, fecondarli e crioconservarli, prima che chemio e radioterapia rischino di renderle sterili''.
Altro controsenso, la diagnosi preimpianto. ''In Italia si può verificare la salute del feto, non dell'embrione. Perciò si obbliga all'impianto in utero di embrioni con eventuali malattie genetiche e se si riscontrano anomalie del feto si può poi abortire. Perché non provvedere prima? Basterebbe non impiantare l'embrione malato''. Inoltre: ''La legge vieta il ricorso alla fecondazione assistita alle coppie fertili ma con un'alta probabilità di trasmettere ai propri figli malattie congenite o acquisite, come l'aids. Perché vietare di avere un figlio sano?''.
Le contraddizioni non sono finite. ''Perché negare la ricerca sulle cellule staminali ricavate da embrioni (in Italia quelli avanzati dalle pratiche di fecondazione e congelati sono oltre 31 mila) destinati a deperire e morire? La ricerca forse ci svelerà che le cellule embrionali potrebbero curare malattie degenerative, come Parkinson e Alzheimer. Perché ignorare un filone di ricerca così importante? E buttare via embrioni che si potrebbero destinare a uno scopo vitale, come curare altri esseri umani?''.
Umberto Veronesi

PERCHE' NO
''Il gesto più corretto è quello di andare a votare no a tutti e quattro i quesiti''. Ha le idee chiare Giuseppe Casale, arcivescovo emerito di Foggia, e sollecita i credenti a recarsi alle urne. ''Non sono d'accordo sull'invito ad astenersi al referendum per diverse ragioni. Anzitutto perché è importante sapere cosa pensa la gente e lo scopo del referendum è proprio quello di chiamare i cittadini a esprimersi. Sarebbe stato meglio procedere a una revisione della legge in Parlamento per migliorare quegli aspetti che destano perplessità, come il numero massimo di embrioni per i quali è consentito l'impianto. Ma ora che si è giunti al voto, anche per noi pastori di anime è necessario conoscere quali sono le opinioni dei cittadini per poter illuminare le loro coscienze.
Inoltre, non sono d'accordo nell'offrire ai credenti un'indicazione univoca a favore dell'astensione perché non si tratta di un tema morale disciplinare. L'indicazione di non andare a votare deriva infatti dalla previsione che se si raggiungesse il quorum il referendum sarebbe vinto da coloro che sono per il sì. Ma questa è solo un'ipotesi dalla quale non può discendere un'indicazione di tipo disciplinare. È più giusto invece appellarsi alla coscienza dei singoli credenti lasciandoli liberi di decidere se andare o non andare a votare. Sarebbe stato inoltre preferibile che su questo tema non si fosse pronunciato solo il Consiglio episcopale permanente, ma se ne fosse discusso in seno all'Assemblea generale dei vescovi italiani''
.
L'arcivescovo lamenta infine ''una scarsa informazione sui quesiti referendari che impedisce ai cittadini di farsi un'idea della complessità e della gravità dei problemi in gioco''.
Mons. Giuseppe Casale

PERCHE' ASTENERSI
''Non andrò a votare perché non si possono decidere con un sì e con un no questioni complesse come quelle che riguardano la vita umana''. Il presidente del Forum delle associazioni familiari, Luisa Santolini, è tra i promotori del ''partito del non voto'' che fa capo al Comitato Scienza e vita per la legge 40. Ma il 12 giugno non andrà al mare: ''Mi dedicherò al volontariato. Aiutare un disabile o una famiglia in difficoltà invece di recarsi alle urne è un modo per sottolineare che l'astensione non significa indifferenza e disimpegno ma è il frutto di una decisione consapevole e motivata''.
Per Santolini ''lo strumento referendario è assolutamente inadeguato per intervenire su un argomento così impegnativo come la procreazione assistita. La formulazione stessa dei quesiti risulta incomprensibile''. Inoltre la ''campagna referendaria è ingannevole perché punta a far credere ai cittadini che la vittoria dei sì aprirà la strada a soluzioni miracolistiche per la cura di alcune malattie grazie all'uso di cellule staminali embrionali. Questo è assolutamente falso perché gli unici risultati positivi sono stati ottenuti ricorrendo a cellule staminali adulte''.
Il presidente del Forum delle famiglie replica anche all'accusa di opportunismo: ''L'astensione non è una scelta tattica. Tutti coloro che hanno aderito al Comitato Scienza e vita, sia laici sia cattolici, hanno detto in anticipo che la scelta sarebbe stata quella del non voto. Credo ci vadano riconosciuti coraggio, coerenza e serietà. Non giochiamo al ribasso. Anzi chiediamo che venga data la maggior informazione possibile sul referendum''. Inoltre Luisa Santolini sollecita la Rai e i mezzi di informazione ''a tener conto della grande novità nella storia dei referendum rappresentata dalla nascita di centinaia di Comitati per il non voto in tutta Italia che meriterebbero di avere voce''.
Luisa Santolini


COSA CAMBIA SE...

... SE VINCE IL SI'
Primo quesito
Saranno abrogati gli articoli che pongono limiti alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni e verrà consentita la clonazione delle cellule staminali a scopo terapeutico.
Secondo quesito
Sarà rimosso il limite di impiantare solo tre embrioni ed eliminato l'obbligo di trasferimento, con un unico e contemporaneo impianto, nell'utero senza previo accertamento medico sulla sanità dell'embrione.
Terzo quesito
I diritti dell'embrione non saranno più considerati equivalenti a quelli di una persona vivente.
Quarto quesito
Sarà consentito fare ricorso alla donazione esterna per risolvere problemi di sterilità: si potranno utilizzare ovuli o seme di persone estranee alla coppia.

... SE VINCE IL NO
Primo quesito
Resta vietata qualsiasi sperimentazione sull'embrione umano, anche su quelli già congelati e rimasti nelle banche dei centri di fecondazione.
Secondo quesito
Resta fermo il divieto di creare più di tre embrioni da impiantare contemporaneamente. È vietato inoltre l'aborto per ridurre le gravidanze plurime.
Terzo quesito
Rimane in vigore l'articolo 1 della legge 40 equipara i diritti dell'embrione a quelli di una persona vivente
Quarto quesito
Resta vietato utilizzare per la fecondazione ovuli o seme forniti da persone estranee alla coppia.

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24 maggio 2005
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