RENATO GUTTUSO. La mostra

Dal fronte nuovo all’autobiografia 1946/1966. La grande retrospettiva nella sua città natale

08 agosto 2003
GUTTUSO
Dal fronte nuovo all’autobiografia 1946/1966

Bagheria (PA), Museo d’Arte Contemporanea ''Renato Guttuso/Villa Cattolica''
dal 19 luglio al 30 novembre

Tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 19:00
Lunedì e 15 Agosto chiuso


Isolare un periodo nel percorso di un artista è sempre un'operazione difficile, che rischia d'impedire la riflessione complessiva sulla sua opera. Diverso è lo sforzo di approfondimento che, dedicato alla sua intera vita artistica, sia solo occasionalmente suddiviso in segmenti, in quanto tali partizioni si ricollegano a quelle precedenti e a quelle che seguiranno, idealmente riunificate dal filo continuo della ricerca. Dagli esordi al Gott mit uns, la prima mostra dedicata a Renato Guttuso dopo la sua morte, ideata da Maurizio Calvesi e curata da Dora Favatella Lo Cascio, ha ricostruito la vicenda artistica del pittore dagli anni della formazione agli anni delle nature morte, dei massacri e della Crocifissione. Quel ventennio di pittura costituiva la prima tappa di una ricognizione che il Museo d'Arte Contemporanea Renato Guttuso insieme agli Archivi Guttuso hanno intrapreso, con l'obiettivo di ripercorrere tutta l'attività artistica del pittore.
Dal Fronte nuovo all'autobiografia documenta, attraverso una scelta ampia e ragionata, le opere, gli scritti, le collaborazioni, i sodalizi artistici, l'impegno sociale e politico che costituiscono la vita intellettuale dell'artista dal 1946 al 1966. Nell'offrire il quadro della complessa attività svolta da Renato Guttuso si comunicano anche le ricerche compiute in questi anni e non solo in Italia, per mettere in luce aspetti meno conosciuti o documentati, come le collaborazioni teatrali, o per sottolineare, tramite testimonianze dirette o carteggi, l'intensità dei rapporti che pittori, politici, musicisti, intrecciarono con l'artista.

Guttuso fu un protagonista spesso scomodo, ma sempre centrale nel grande dibattito sul Realismo che animò l'Italia del dopoguerra. Un dibattito artistico e politico che, di questa commistione, pagherà il prezzo delle laceranti divisioni, dei toni esacerbati, dei contenuti meno pertinenti. "La pittura italiana dopo la guerra, la Resistenza, fino al '48/'49 fu un tentativo anche linguistico, di aggiornamento, ma non disgiunto dalle nostre premesse ideali... La ripresa si articolava attorno a Picasso e non solo si differenziava nettamente da quella dei picassiani francesi, ma anche dalle nostre stesse esperienze precedenti... Non fummo immuni da un certo formalismo... Da una analisi condotta spesso a freddo, ma c'era a mio parere qualcosa di più. Una tensione che ci eravamo portata dietro da Corrente, moralmente e intellettualmente giusta". Così Guttuso ricordava gli anni dell'euforia che seguirono la liberazione, quel fermento che spinse tanti artisti italiani a confrontarsi con l'Europa, a rompere l'isolamento da cui provenivano, a fondare e far naufragare movimenti artistici, alla ricerca di un linguaggio nuovo.
Ed è il "Fronte Nuovo delle Arti", che deve il suo nome proprio a Guttuso, a segnare il fecondo dibattito tra le diverse tendenze artistiche e l'inizio della radicalizzazione delle posizioni: "II Fronte Nuovo era nato sull'onda dell'entusiasmo ma non poteva reggere alla nuova situazione e al modo come essa si evolveva. In Corrente la mia posizione aveva trovato un punto di incontro-scontro sulle ragioni della pittura, sui contenuti di essa. Ma mentre la contraddizione in Corrente si risolveva in un dibattito fecondo, nel Fronte condusse alla rottura. Un puro e semplice aggiornamento non poteva, a mio avviso, prolungarsi all'infinito, in una serie di successivi aggiornamenti...".

La mostra non si propone la ricostruzione esaustiva dei movimenti cui Guttuso partecipò in quegli anni, quanto la funzione, da protagonista, che egli ebbe al loro interno. È  l'occasione per restituire, intatto, non solo quel clima di collaborazione che non si sarebbe più ripetuto, ma anche la complessità, la diversità dei linguaggi espressivi, la conflittualità cli schieramenti che il momento particolarmente fecondo del dopoguerra offriva loro in Italia.
Per documentare questi anni, abbiamo ritenuto opportuno accostare ai quadri di Guttuso le opere di alcuni tra gli artisti italiani, ma anche stranieri, che condivisero le stesse esperienze o parteciparono agli stessi movimenti. Con
il Merlo, il Ritratto di Mimise, il Pittore Turcato e il Gatto Molotov è possibile vedere opere di Birolli, Corpora, Pizzinato, Turcato, Fazzini, Franchina, Viani, le tangenze di Scarpitta, Savelli, ma anche Pignon e naturalmente Picasso. La rottura del Fronte, nel 195o, addebitata solo alle implicazioni politiche, e in particolare all'infelice intervento di Togliatti al quale, peraltro, Guttuso reagì, rivendicando l'importanza del confronto con le esperienze artistiche europee, apre la fase di "realismo sociale" nella pittura dell'artista. È un periodo che procede a fasi alterne che oscillano tra la foga narrativa, ma ancora fortemente segnata dal postCubismo, come in alcuni dipinti del ciclo di Scilla, al "realismo programmatico", di contenuto sociale come nell'Occupazione delle terre incolte in Sicilia o di contenuto storico come nella Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio, due grandi opere presentate alla Biennale di Venezia del '50 e a quella del '52. L'impegno sociale e politico raggiunge in questo periodo il punte massimo di tensione. Il suo stile si radica nella assoluta coerenza di una scelta di modo espressivo che percorre una rischiosa posizione di avanguardia, tanto quanto lo è quella di altri artisti di tendenza opposta, altrettanto estrema. Vuole testimoniare "un'arte diretta e leggibile, non intellettualistica, un'arte più legata all'uomo, ai suoi sentimenti, alle sue sofferenze, alle sue lotte".

L'eroe morto, Portella della ginestra, Le mondine, Le donne dei minatori, Nannina al telaio, hanno in eguale misura poetica la carica di passione realistica e di coscienza stilistica. II movimento realista è stato in Italia, e nel mondo, l'espressione di una tensione ideale che ha coinvolto scrittori, poeti, musicisti, registi, e non solo pittori, nel desiderio di superare la frattura che separava l'arte dall'uomo. Con molti cui loro Guttuso intrattenne fecondi rapporti, testimoniati dalle scenografie, dalle illustrazioni di opere letterarie, da disegni per films, che sono stati ricostruiti nelle apposite sezioni di questa mostra. Guttuso così spiega la sua adesione al Realismo: "Era per me l'unico modo di non insediarmi in una corrente, lasciandomi trasportare e trascorrendo da Picasso a Wols, da Wols a Pollock, da Pollock a Rothko, a chissà chi. Quello fu il mio modo di affrontare la crisi e ancora ne sto pagando le cambiali... Il movimento realista fu un tentativo di salvezza in una situazione che vedevamo precipitare".

Il Boogie Woogie, la Zolfarala Spiaggia, opera che Roberto Longhi definì: ''uno dei quadri più ambiziosi ma anche più coraggiosamente meditati della pittura moderna dopo La grande jatte di Seurat'', testimoniano la profonda innovazione che dalla metà degli anni Cinquanta percorre la sua cifra stilistica. E una amplificazione poetica della realtà che scarnifica l'intento celebrativo per attenzionare le ragioni dell'esistere, i momenti collettivi, la grande forza evocativa degli oggetti, persone e cose individuate nel loro rapporto con l'ambiente, e con l'artista stesso, presenze mutevoli e condizionate a vicenda: sono i fumatori, le figure per strada, i lettori di giornali, i nudi, le nature morte con gli oggetti della propria casa, il paesaggio visto dalle finestre del proprio studio, gli amici, la gente con cui si vive.

Dal contatto con gli eventi nasce l'unica grande scultura: L'edicola. "L'uomo che legge il giornale continuava ad occuparmi la mente, era un personaggio della mia esistenza, ma non mi sentivo di dargli sostanza nei limiti del bidimensionale, di affidarlo alla definizione del segno, alla allusività del colore". Guttuso crede che l'edicola, soprattutto di notte, quando è illuminata, abbia la funzione di un oratorio, di un tempio: le accese copertine dei rotocalchi sono l'equivalente dell'iconografia sacra. II processo maturatosi in questi anni è il preludio della realizzazione dei dipinti del 1966 che costituiscono il ciclo dell'Autobiografia.

"I dipinti e i disegni di questa serie sono collegati da una traccia autobiografica. Ma non si tratta, almeno non ne ho avuto l'intenzione, di un'autobiografia dipinta, di un susseguirsi di immagini nate da una pesca nella memoria degli anni vissuti, a selezionare dei 'fatti' di cui furono intessuti. Né si tratta di volere universalizzare fatti privati e private commozioni. Non perciò una ricerca del tempo perduto; né di un tempo ritrovato... Abbandonarsi alla memoria, forzandola, compiacersi in essa, è azione vana, almeno in pittura. Inoltre spesso la memoria deforma, raccomoda fino a non contenere più alcuna verità. Bisogna che 'fatti' e 'immagini' si siano trasformati, in qualche modo, in idee".
Ai luoghi d'infanzia come Villa Palagonia, alla vecchia fotografia del padre, a lungo contemplata, che si carica di significati nel Padre agrimensore, al Pittore di carretti, con la sua immediatezza evocativa, si aggiunge la Nuvola Rossa che traduce in immagine il mondo interiore di Guttuso.

Al percorso della mostra è dedicata una corposa sezione di sperimentazioni, disegni, vignette satiriche e, naturalmente, di suoi scritti. Testi, questi ultimi, di difficile reperimento, ma importanti per capire le ragioni e le scelte di una generazione.

Fabio Carapezza Guttuso
Dora Favatella Lo Cascio

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08 agosto 2003

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