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Riina Jr vorrebbe vivere al nord, ma al nord non lo vogliono

Giuseppe 'Salvuccio' Riina il 2 ottobre uscirà dal carcere dopo nove anni dietro le sbarre per associazione mafiosa

27 settembre 2011

Giuseppe Salvatore Riina vuole ricominciare dal nord. Il figlio minore del boss uscirà il 2 ottobre dal carcere dopo nove anni passati dietro le sbarre per associazione mafiosa. Nei giorni scorsi ha espresso al giudice del tribunale di Pavia di voler rimanere nel nord Italia e non tornare a Corleone, rivendicando il diritto a una possibilità nonostante il suo "difficile" cognome.
Se da un lato il Procuratore capo di Pavia Gustavo Cioppa vede nel 34enne Salvuccio Riina una persona "potenzialmente pericolosa", il cappellano del carcere di Voghera don Luciano Daffra va oltre e racconta: "Mi sembra un bravo ragazzo, una goccia d'acqua, una persona molto trasparente. Viene in chiesa e non ha difficoltà nelle letture. E' un ragazzino tutto acqua e sapone, è semplice... una cosa che fa così impressione" ha confidato all'Adnkronos. Riguardo però la volontà di trasferirsi al Nord, forse nel padovano, don Luciano si dice all'oscuro: "A me non dice queste cose, ma non pensavo si fermasse qui. Io i suoi programmi non li so".

Non esclude che sia stata "una brava persona", ma che dopo nove anni tra i delinquenti sia comunque "diventato delinquente" il sociologo Domenico De Masi. "E' questa la tragedia in Italia. Io credo che uno debba fare tutti i tentativi per reinserirlo, assolutamente. Capisco anche che lui dica di voler andare al nord, piuttosto che tornare in Sicilia, perché lì sarebbe ancora peggio. Ma che sia un ragazzo integerrimo lo escludo. Andrebbero regalati nove anni di contesto onesto per controbilanciare i nove anni di contesto disonesto". Ma nonostante ciò, ribadisce De Masi, "la società ha il dovere di cercare di reinserirlo. E poi va capito cosa si intenda per società: un privato imprenditore può pure dire 'ma perché devo pigliarmelo io'. Ma a me piacerebbe provarci a reinserirlo - dice - se trovassi un po' di soldi per pagargli lo stipendio lo prenderei con me. Questo lo farei".

"A Padova, Giuseppe Salvatore Riina detto 'Salvuccio' non lo vogliamo". E' chiaro quanto affermato in una nota Maurizio Conte, esponente della Lega e assessore veneto,  intervenuto sull’ipotesi che la città veneta diventi luogo di residenza del figlio di Totò Riina, quando uscirà dal carcere. Una questione che ha scatenato molti mugugni in casa Carroccio e che ha portato il deputato e sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci, ad annunciare sul tema un'interrogazione parlamentare. "I blog siciliani riportano già la posizione a loro dire ipocrita e strumentale degli esponenti della Lega Nord che non vogliono questa scomodissima presenza sul proprio territorio - afferma Conte -. E la lega Nord ha ancora una volta ragione con questo tipo di pretesa; qui torniamo al tempo dei 'confini dei mafiosi' anche se il figlio di uno dei più temibili boss della malavita ha scontato la propria pena, c'é poco da fare, alla redenzione è difficile credere tant’è che pensare alla mancanza di 'inquinamento' nei contatti e nello stile di vita di questo personaggio mi riesce difficile". "Gli otto anni scontati per una condanna per 'associazione mafiosa' - aggiunge Conte - non sono una totale garanzia, una giusta attività sarebbe quella di far lavorare Riina in una delle strutture confiscate proprio alla mafia, in Sicilia, magari a Corleone, in modo tale che ogni giorno faccia ricordare il dolore e quanto di più negativo sia stata ed è tutt’ora questa forma di cancro della società".
Da parte sua, Bitonci rileva che Padova non ha bisogno di aggiungere problemi a quelli che ha già: "penso - sottolinea in una nota - che Padova non sia idonea né ad assicurare a Riina un efficace reinserimento nella vita civile, né ad accogliere nel proprio tessuto sociale una persona che ha intrattenuto rapporti molto stretti con personaggi di spicco della criminalità organizzata siciliana" nonostante abbia manifestato attraverso il suo avvocato "la ferma volontà di non avere più alcun contatto con l’ambiente che gli ha causato i ben noti guai con la giustizia".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA]

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27 settembre 2011
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