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Riparte la produzione nello stabilimento Fiat di Termini

Come tutte le altre fabbriche Fiat, Termini Imerese si fermerà per la cassa integrazione dal 22 febbraio al 5 marzo

01 febbraio 2010

E' ripresa questa mattina, con il primo turno delle cinque, la produzione presso la stabilimento Fiat di Termini Imerese, dopo lo stop forzato annunciato una settimana fa dall'azienda a seguito della protesta dei 18 lavoratori di una ditta dell'indotto che hanno trascorso 9 giorni sul tetto del capannone.
In mattinata è stata convocata un'ora di assemblea sindacale, a cui partecipano i lavoratori del primo turno. Altre due assemblee, sempre di un'ora ciascuna, si svolgono nel pomeriggio per gli addetti al secondo turno e stasera dalle 22 alle 23, quando saranno al lavoro le squadre della manutenzione. Le assemblee sono state convocate per comunicare ai dipendenti l'esito dell'incontro di venerdì tra azienda governo e sindacati che si è svolto al ministero delle Attività produttive.
Come tutte le altre fabbriche della Fiat, Termini Imerese, che produce le Lancia Ypsilon, si fermerà per la cassa integrazione dal 22 febbraio al 5 marzo.

Ieri gli operai e le loro famiglie hanno espresso "gioia e commozione", per le parole pronunciate dal Santo Padre nell'Angelus in cui ha chiesto più "responsabilità" agli imprenditori per assicurare il lavoro facendo riferimento proprio alla Fiat siciliana e all'Alcoa, la multinazionale dell'alluminio di Portovesme in Sardegna. "La crisi economica - ha detto il Pontefice - sta causando la perdita di numerosi posti di lavoro e questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti". "Penso ad alcune realtà difficili in Italia - ha continuato Benedetto XVI - come ad esempio Termini Imerese e Portovesme, mi associo pertanto all'appello della Conferenza episcopale italiana - ha concluso il Papa - che ha incoraggiato a fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l'occupazione, assicurando lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie".

L'appello del Papa è stato accolto da tutti come un segnale importantissimo. Secondo il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, "salvaguardare i posti di lavoro significa, per le istituzioni, 'scoraggiare i licenziamenti, mettere a disposizione ammortizzatori sociali come la cassa integrazione e i contratti di solidarietà". Tocca invece alle imprese, ad avviso del ministro, "esprimere quanto più quella responsabilità sociale che deve indurre a non compiere frettolose scelte di ridimensionamento occupazionale dopo aver avuto lunghi anni di utili e, magari, aiuti pubblici".
L'opposizione però ha attaccato il governo, che fa "ancora finta che la crisi non sia poi così dura, che quello del lavoro sia un problema minore. Basterebbe - ha detto il presidente del Forum Welfare del Pd, Giuseppe Fioroni - aver visto piazza San Pietro riempita dagli elmetti gialli degli operi dell'Alcoa e di Termini, basterebbe aver ascoltato l'accorato appello del Papa per la difesa del lavoro per rendersi conto di come stanno le cose".
Anche i sindacati hanno esortato a raccogliere l'appello di Papa Ratzinger. "Ha ragione papa Benedetto XVI: ci vuole maggiore senso di responsabilità da parte di tutti, governo, opposizione, imprenditori, sindacati, banche, per uscire da questa crisi e rilanciare l'occupazione" ha rimarcato in una nota il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, auspicando che le parole del Pontefice possano "scuotere le coscienze di tutti e stimolare le istituzioni, la politica e le parti sociali a lavorare insieme per trovare una via d'uscita alla crisi e dare una prospettiva di lavoro a chi rischia di perderlo".
Quello del Pontefice è un appello che "non può cadere nel vuoto" anche per Luigi Angeletti. "Ancora una volta - ha detto il leader della Uil - papa Benedetto XVI dimostra grande sensibilità ai problemi del lavoro: lo ringraziamo per la sua paterna attenzione. Se si vuole salvare il Paese, bisogna salvaguardare l'occupazione".
"Mi pare innanzitutto uno sguardo verso la realtà. Non si può fare finta che va tutto bene. La crisi continua ad essere molto pesante. Bisogna dare risposte alla disoccupazione" ha affermato il segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso. "Non si può che ritenere importante che il Papa continui a sottolineare la necessità di fare tutto il possibile per far crescere l'occupazione. Infatti, non è la prima volta che la Chiesa mette l'accento sulla necessità di ridurre le disuguaglianze e la disoccupazione" ha sottolineato la dirigente sindacale. [Adnkronos/Ing, ANSA, La Siciliaweb.it]

IL PIANO SEGRETO DI SIMONE CIMINO. "COSÌ DARÒ LA FIAT AGLI INDIANI" - Investimenti per 930 milioni di euro, che prevedono interventi da parte dello Stato (480 milioni) e della Regione Siciliana (altri 280 milioni); riassorbimento della manodopera in carico alla Fiat (circa 1.400 addetti) e creazione di ulteriori 2mila posti attraverso la rete di infrastrutture che nascerebbe nell’isola; da 30 a 60mila automobili elettriche, funzionanti a ricarica solare, prodotte ogni anno e distribuite, oltre che sul territorio e i suoi arcipelaghi, anche nel bacino del Mediterraneo e nel Sud Europa.
Termini Imerese, nei piani dell’imprenditore e finanziere Simone Cimino, ha tutte le potenzialità per trasformarsi in un grande hub della mobilità, rifornendo di veicoli ecologici non soltanto la Sicilia e le sue piccole isole, ma anche i Paesi del Nord Africa fino alla Turchia, nonché Francia, Spagna e la stessa Italia, tutte aree nelle quali il problema della qualità dell’aria è più che mai all’ordine del giorno.
Il Giornale è entrato in possesso del documento che Cimino, presidente e amministratore delegato del fondo di private equity Cape Natixis, ha presentato a Giuseppe Tripoli, il capo della task force creata dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, con il mandato di occuparsi del futuro del polo industriale palermitano.

Allo stato attuale, quella di Cimino e dei suoi soci, tra cui il gruppo indiano Reva, è l’unico soggetto a essere uscito allo scoperto con un piano dettagliato e a dichiararsi pronto a subentrare alla gestione Fiat. Gli altri candidati (5 o 6 secondo Scajola) si conosceranno il 5 febbraio, data del nuovo incontro al ministero con la Fiat e le parti sociali. A essersi tirati fuori sarebbero l’imprenditore torinese Gian Mario Rossignolo, occupato a rilanciare Pininfarina e de Tomaso, e il gruppo Ikea. Tra gli altri nomi fatti in questi giorni, quelli di un fondo cinese e di un altro legato a General Electric. L’architetto Massimiliano Fuksas sarebbe invece interessato a trasformare i capannoni di Termini Imerese in una cittadella del cinema.
Il progetto di Cimino, all’esame dei tecnici dello Sviluppo economico, è ambizioso e circostanziato. La manifestazione d’interesse pone come soggetto al centro dell’operazione il fondo Cape, partecipato dalla stessa Regione Siciliana, da Cape Live, Unicredit, Natixis e Fondo europeo degli investimenti. Tre le iniziative imprenditoriali previste: sviluppo e produzione di mezzi di trasporto elettrici a due e quattro ruote; sviluppo e produzione di sistemi e soluzioni di mobilità solare; costruzione e gestione di una rete per la produzione e la raccolta di energie rinnovabili. Il piano punta su Termini Imerese, ma se la trattativa fallisse sarebbe pronta una soluzione B con il trasferimento dell’iniziativa nel vicino distretto dell’elettronica di Catania. Tassello fondamentale per l’iniziativa "Sunny car in a Sunny Region" è l’accordo stretto da Cimino con il gruppo indiano Reva con la conseguente nascita di "Cape Reva Azienda Automobilistica" che, a fronte di un investimento in due fasi per 400 milioni, produrrà da 30mila a 60mila vetture elettriche l’anno, attingendo dalla gamma di modelli indiana. Si chiama invece "Sunny Car Mobility Solutions Company" (130 milioni da investire) la società pronta a occuparsi dei sistemi di accumulo ed erogazione di energia solare. Altri 400 milioni, da impiegare in quattro fasi diverse, serviranno invece per avviare la "Charging Infrastructure Company" il cui ruolo è quello di creare 2mila "Solar stations" in aree urbane ed extraurbane in Sicilia.

Nel piano Cimino "ognuna di queste realtà si impegna ad assorbire manodopera": 1.000 unità ex Fiat la prima, 400 addetti la seconda (tutti ex Fiat da riqualificare) e 2.000 la terza, in quattro momenti diversi. Il totale dei posti messi a preventivo ammonta così a 3.400-3.500, "con un rapporto tra investimento e occupato di circa 267mila euro per occupato, uno dei più bassi che si possano immaginare oggi nell’industria (nel caso St Sharp si parla di 320 milioni di contributi a fondo perduto per poche centinaia di nuovi occupati)".
Innovativo è anche il sistema di ricarica pensato da Cimino. Visto che è il costo della batteria a incidere sul prezzo finale dell’auto (da 7.500 fino a 40mila euro per il top di gamma), Cape intende adottare una sorta di Ricaricard: l’utente acquista solo il veicolo e non la batteria, che si ricarica presso le Solar stations con la speciale carta munita di chip.
Per la metà del 2011 Cimino assicura di poter già avviare la produzione di veicoli. Dalle parole, se per l’iniziativa dovesse accendersi il semaforo verde, bisognerà solo passare ai fatti.

Fonte: il Giornale, 31 gennaio 2010

 

 

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01 febbraio 2010
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