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Rognoni e Caselli al teatro Branciforti di Bagheria per discutere sul futuro dei beni confiscati alla mafia

11 febbraio 2010

"Il futuro dei beni confiscati alla luce della nuova normativa", questo il titolo dell'incontro che vedrà, tra gli altri, la partecipazione di Virginio Rognoni, già ministro della Giustizia e firmatario della legge Rognoni-La Torre, che introduceva il reato di associazione mafiosa e di Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino.
Con il patrocinio dell'Assemblea regionale Siciliana, del consorzio dei Comuni Metropoli Est e del Comune di Bagheria, l'associazione antiracket ed antiusura del comprensorio bagherese ha organizzato l'iniziativa che si terrà venerdì 12 febbraio 2010, a partire dalle ore 18.00 e che prevede una visita all'I.C.R.E, primo bene confiscato ai mafiosi con la legge Rognoni -La Torre, cui seguirà poi il convegno, presso il teatro Branciforti (vicolo Teatro II accanto Palazzo Butera) e si chiuderà, alle ore 21, con una cena a base di pizza e prodotti delle terre confiscate nella Pizzeria ex Lo Iacono (via Buttitta).

Al convegno, in teatro, parteciperanno dopo i saluti del sindaco di Bagheria Biagio Sciortino, del presidente di Metropoli Est Salvatore Camilleri e del vicepresidente dell'associazione Controscena, Roberto Sardina, il Vicepresidente dell'ARS Camillo Oddo, il presidente della coop. "Lavoro e non solo" Calogero Parisi, il sostituto procuratore Gaetano Paci, l'amministratore giudiziario di beni confiscati Gaetano Cappellano Seminara, don Armando Zappolini di Libera Toscana, Giuseppe Lumia, della Commissione nazionale Antimafia, Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino e Virginio Rognoni, già Ministro della Giustizia. Introdurrà Pippo Cipriani, responsabile dell'ufficio Legalità di Metropoli Est e presidente dell'associazione antiracket e antiusura.
Sarà questa un'occasione per fare chiarezza sul concetto di vendita dei beni confiscati. E' noto che un emendamento della finanziaria ha previsto la disposizione della vendita di tali beni.

Molti ritengono che si possa correre il rischio che terreni, immobili e quant'altro tornino nelle mani delle famiglie mafiose, in grado, tramite prestanome, di rientrare in possesso di buona parte di quei beni confiscati loro in seguito agli arresti.
Bisogna scongiurare il pericolo che attraverso eventuali aste pubbliche non soggette a stretti controlli si possa verificare che, tramite prestanome, aziende o privati legati alla mafia, riacquisiscano questi beni. E' vero che per scongiurare tale pericolo opererà l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ma è un dato di fatto che quanto ricavato dalla vendita finirà nel fondo unico della Giustizia con il pericolo che tali risorse non vengano riutilizzate nelle terre che la mafia ha depredato.
Attualmente, in Sicilia, i beni confiscati alla mafia sono 4.537, quelli da assegnare 2184, 1468 sono nella provincia di Palermo.
"La nuova norma - spiega il presidente dell'associazione antiracket e antiusura Pippo Cipriani - crea grandi difficoltà ai comuni che hanno a disposizione tempi strettissimi per utilizzarli e darli in gestione, in totale solo 180 giorni. Si pensi all'Icre, il noto magazzino dove per la prima volta si registrò la voce del boss dei boss Bernardo Provenzano; divenne bene confiscato nel 1983, fu consegnato solo nel 2003 al Comune di Bagheria. Così tanti altri beni, che rischiano di diventare ruderi per le amministrazione pubbliche che devono riqualificare e concedere in uso in soli sei mesi".
L'iniziativa servirà dunque a ragionare su percorsi in aiuto ai Comuni al fine di facilitate acquisizione e procedure di gestione per evitarne la vendita.

Ufficio Stampa Comune di Bagheria

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11 febbraio 2010
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