Romano e le "patacche" de L'Espresso

Il ministro dell'Agricoltura dopo l'articolo del settimanale: "Sono indeciso se rivolgermi al giudice ordinario, o al nucleo anticontraffazioni dei carabinieri"

22 ottobre 2011

"L'Espresso di questa settimana è una patacca tanto falsa da irritare persino i più bravi pataccari; sono indeciso se rivolgermi al giudice ordinario, o al nucleo anticontraffazioni dei carabinieri. La loro macchina del fango al servizio di quella cupola mafiosa che vuole insediare un regime tecnocratico a Palazzo Chigi merita una seria riflessione sullo strapotere dei media e sulla loro capacità distruttiva. Io sono incensurato e non ho mai avuto un processo, l'ispiratore ed editore di quella macchina del fango è un pregiudicato come tanti suoi sodali ed è ossequiato per la sua potenza di fuoco. Come si può consentire a questi indegni della società civile di continuare ad infangare la gente perbene senza che accada nulla?".
Questo il commento del ministro dell'Agricoltura Saverio Romano all'articolo di Lirio Abate pubblicato dal settimanale L'Espresso, che lo chiama in causa sulla base delle rivelazioni del pentito di mafia Giacomo Greco secondo le quali Bernardo Provenzano nel 2001 avrebbe investito su Saverio Romano, a quel tempo parlamentare dell'Udc.

La storia raccontata da Greco, secondo L'Espresso, comincia con le elezioni del 2001, quando la famiglia dei Mandalà di Villabate e quella di Pastoia "si interessarono - scrive il giornale - per far votare Saverio Romano". Il pentito spiega che all'epoca venne a conoscenza di queste direttive dei boss perché direttamente informato da Ciccio Pastoia e dai suoi figli. Dieci anni fa, secondo Greco, c'era la necessità di portare Saverio Romano in Parlamento. Per farlo eleggere tutto il clan si sarebbe mobilitato. Evitando passi falsi: per non "bruciare" il candidato, Ciccio Pastoia evitò di farsi vedere in pubblico insieme a Romano. Il pentito rivela che i due si conoscevano bene e l'uomo di fiducia di Provenzano teneva i suoi rapporti con il futuro ministro attraverso Nicola Mandalà, il mafioso che per due volte accompagnò Provenzano in una clinica a Marsiglia.

Sia Ciccio Pastoia che i suoi figli Giovanni e Pietro avrebbero affermato che su Romano c'era anche l'interesse dello "zio" e cioè di Bernardo Provenzano, spiega il collaboratore di giustizia. Ma nel 2003 i carabinieri del Ros cominciano a concentrarsi su Belmonte Mezzagno, paese di Romano, piazzando microspie e telecamere nascoste: lo stesso Romano finisce sotto inchiesta assieme a Totò Cuffaro. E i boss sostengono di essere "delusi" da lui, "perché non mantiene più le promesse". "Nel 2004 - racconta il pentito - Ciccio Pastoia mi incaricò di organizzare ed eseguire un attentato incendiario in danno dell'abitazione del padre dell'onorevole Romano. Mi disse che Nicola Mandalà ce l'aveva con Romano perchè non aveva mantenuto gli impegni precedentemente assunti. L'intimidazione non venne portata a termine". Redazione online
I verbali delle dichiarazioni di Greco, riportate dal settimanale,  fanno parte dei faldoni inviati dalla Procura di Palermo alla Camera dei deputati per chiederne l'utilizzabilità nei confronti dell'onorevole Romano. [Informazioni tratte da Corriere del Mezzogiorno]

- Saverio Romano e Bernardo Provenzano (Guidasicilia, 21/10/11)

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22 ottobre 2011

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