Saddam Hussein: Catturato!

L'Asso di Picche è stato preso. In seicento contro l'ex dittatore, oramai ridotto ad un povero, barbuto relitto

15 dicembre 2003
''Davanti a noi c'è un uomo che ha ucciso molte decine di migliaia di persone e che ora dovrà essere chiamato a risponderne e comparire davanti alla giustizia, in qualche forma e in qualche modo''.
Queste le parole del capo del Pentagono, Donald Rumsfeld.
Il deposto presidente iracheno sarà trattato come un prigioniero di guerra e godrà di tutte le tutele del caso. ''A Saddam sarà accordato lo status di prigioniero di guerra ed egli sarà trattato in conformità a quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra'', ha precisato Rumsfeld, escludendo che le forze americane possano ricorrere alla tortura per farlo parlare.

Saddam Hussein è stato catturato all'alba mentre dormiva nascosto in una cantina di un'abitazione di Tikrit, sua città natale, in un blitz congiunto delle forze americane e dei pershmerga curdi.
La cattura è avvenuta con 600 uomini che non hanno sparato un solo colpo. Saddam era irriconoscibile: barba lunga e grigia, volto stanco. La prova definitiva della sua identità è stata fornita dal Dna e avvalorata da Tareq Aziz, ex ministro degli esteri. In tv è apparsa l'immagine del rais, prima e dopo essere stato rasato e durante una visita medica.
Ahmad Chalami, uno dei più influenti membri del congresso iracheno, ha detto che Saddam sarà consegnato al popolo perché venga processato nel Paese.
L'arresto del Rais potrebbe essere stato innescato da una soffiata di qualcuno che voleva intascare la taglia di 25 milioni di dollari offerta dagli Stati Uniti, oppure da una faida di potere al vertice della resistenza irachena. Sono due delle ipotesi che circolano a Washington
Le unità che hanno catturato Saddam Hussin a Tikrit sono le stesse che erano riuscite ad arrestare in agosto il vicepresidente iracheno Taha Yassin Ramadan a Mossul, ha riferito un alto responsabile dell'Unione patriottica del Kurdistan (Puk).

Saddam ''appare piuttosto stanco e tirato ma non è pentito ed è arrogante'' come al solito, ha detto Adnan Pachachi, uno dei membri più in vista del Consiglio di governo transitorio, dopo aver incontrato l'ex leader iracheno insieme ad altri esponenti del Consiglio.''Ha cercato di giustificare i suoi crimini in un modo o nell'altro e ha detto di essere stato un uomo di governo giusto ma fermo''. ''Gli abbiamo risposto che è stato un leader ingiusto perché, a causa dei suoi crimini, è stato responsabile della morte di migliaia di persone''.
Il ministro della Difesa americano Donald Rumsfeld ha dichiarato inoltre che Saddam Hussein non collabora affatto con le forze della coalizione. ''Non collabora e non parla'', ha detto il capo del Pentagono. Saddam ''sarà trattato in modo umano e professionale'', ha detto il segretario alla Difesa, intervistato ieri sera dalla televisione Cbs. Rumsfeld ha aggiunto che l'ex rais è detenuto in una località imprecisata, e che è troppo presto per prendere decisioni sulla sua sorte.

Siamo indiscutibilmente ad una svolta storica, ma è importante ricordare che  la cattura di Saddam non significa, automaticamente, la fine della guerriglia in Iraq, anche se può contribuire a frenare l'azione degli irriducibili del deposto regime.


Dopo il trionfo

di Sergio Romano. Corriere della Sera

Saddam nelle mani degli Stati Uniti è un trionfo politico e psicologico. L'operazione rinfranca le truppe e le compensa delle molte frustrazioni subìte. Le forze Usa hanno dato una straordinaria prova di perizia. Se il leader iracheno fosse morto dopo un'ultima raffica o avesse schiacciato fra i denti una capsula di cianuro, la sua fine avrebbe trasmesso al Paese il ricordo di un combattente indomito e il suo cadavere sarebbe divenuto, come quello del Che, l'icona della resistenza. Ma il video dell'uomo barbuto e sporco che si sottomette docilmente alla visita di un dottore ha distrutto il mito del ritorno. La minoranza “baathista” ha perduto la speranza della restaurazione. La maggioranza attendista è libera di uscire dall’ombra. Può darsi che la sua gioia nasconda in molti casi rassegnazione, stanchezza e desiderio di normalità. Ma è un capitale che gli Usa possono usare per tentare, con migliori prospettive, la ricostruzione del Paese. Sarà più facile ora, anche nelle zone più ribelli, convincere commercianti, artigiani, imprenditori e pubblici funzionari a collaborare con la nuova amministrazione.
Per Bush e Blair è il primo successo dopo la fine dell'invasione. Passano in secondo piano, per il momento, gli attentati, gli elicotteri abbattuti, il sabotaggio degli oleodotti, i missili contro gli alberghi e il quartier generale della coalizione a Bagdad, i ripetuti assalti ai commissariati della polizia irachena (l'ultimo a Khaldyah, quando Saddam era già prigioniero, ha provocato una strage).
Passa in secondo piano persino il mancato ritrovamento di quelle armi di sterminio che erano, nei proclami dei due leader, la principale giustificazione della guerra. Per Bush, mentre i suoi avversari si preparano alle presidenziali, la cattura è una carta in più, forse decisiva. Per Blair potrebbe essere la fine di un incubo. Il primo ha conservato, anche nei momenti difficili, un'alta percentuale di consensi, ma il secondo si è dovuto difendere contro un’opinione pubblica sempre più critica e ostile. D'ora in poi, per qualche tempo, tutto verrà dimenticato e i riflettori saranno puntati solo su Saddam.
Resta da vedere se la sua cattura sia anche una risolutiva vittoria militare. Su questo punto non esistono certezze. Quando ha indagato sulla resistenza irachena, l'Intelligence Usa si è imbattuta in una costellazione di forze eterogenee: spezzoni del partito Baath, brandelli della Guardia repubblicana, feddayin di Saddam, nazionalisti arabi, fondamentalisti islamici. Nessuno può dire se questo cartello della guerriglia e del terrore abbia un leader, una catena di comando, un disegno strategico. Se il leader è Saddam, il movimento può considerarsi decapitato. Ma la cattura di un uomo braccato, apparentemente solo, nascosto in una specie di tombino suscita dubbi. Per sapere se la costellazione ha un capo o è composta da gruppi autonomi, disposti a continuare il combattimento, occorrerà qualche settimana.
Comincia intanto il lungo interrogatorio del prigioniero Saddam.
Mi auguro che gli americani lo considerino un belligerante, non un terrorista, e rinuncino all'idea, se mai l'hanno avuta, di custodirlo a Guantanamo. E spero che il suo processo si faccia di fronte a un tribunale iracheno. Una sentenza pronunciata in patria sarà sempre più giusta, per i suoi connazionali, di una sentenza straniera.

Chi era Saddam Hussein
Insieme a Osama bin Laden aveva il non invidiabile primato di essere l'uomo più ricercato del mondo. Da giovanissimo divenne membro del partito socialista arabo Baath e prende parte a un tentato di colpo di Stato. Nel 1958 passa sei mesi in carcere per aver ucciso il proprio cognato. Nel '59, dopo un tentativo di assassinare il primo ministro Abdul Karim Qassim viene condannato a morte ma fugge ferito prima in Siria e poi in Egitto protetto da Nasser. Ma l'8 febbraio 1963 l'esercito abbatte la monarchia irachena e fucila Qassim e Saddam torna a Bagdad dove sposa la cugina Sajida Khairallah Talfah.
Dopo aver passato un paio di anni in carcere per un nuovo tentato golpe, scappa nel '67 e il 17 luglio 1968 diventa un leader della nuova giunta. A poco a poco riesce a ridurre l'influenza del presidente al-Bakr (suo zio) e il 16 luglio 1979 diventa presidente dell'Iraq e capo del Concilio del comando rivoluzionario, comandante delle forze armate e segretario generale del Baath. Un mese dopo fa giustiziare 500 membri del partito e del governo.
Il 4 settembre 1980 inizia la tragedia del popolo iracheno quando Saddam Hussein decide di attaccare l'Iran, allora spauracchio dell'Occidente e delle monarchie del Golfo che temono l'estendersi della rivoluzione sciita khomeinista.
Dopo 300 mila morti iracheni e circa un milione di iraniani, l'uso dal 1984 di armi chimiche vietate dai trattati internazionali senza che l'Occidente protesti, l'8 agosto 1988 deve accettare il cessate il fuoco con l'Iran senza che i confini si siano spostati di un metro dopo otto anni di guerra, ma facendo credere al proprio popolo di aver conseguito una grande vittoria. Riesce comunque a sopravvivere politicamente e fisicamente al disastro della guerra. In precedenza però aveva fatto torturare (alcuni personalmente) e trucidare migliaia di dissidenti e oppositori. Spietata la repressione della minoranza curda colpevole di aver appoggiato l'Iran nella guerra: nel 1988 dà mandato al cugino Alì Hassan al-Majid di colpire a tradimento con il gas nervino la città di Halabija: 5 mila morti. Majid sarà soprannominato «Alì il chimico».

Il 2 agosto 1990 le truppe irachene invadono il Kuwait, che Saddam ritiene di ottenere come ricompensa per aver contenuto l'Iran di Khomeini. Le sue armate raziano l'emirato, stuprano donne e brutalizzano la popolazione. L'Onu intima il ritiro, al rifiuto di Saddam (che ha anche preso in ostaggio alcuni occidentali) le Nazioni Unite concedono il mandato di usare la forza. Il 16 gennaio 1991 inizia l'operazione «Tempesta del deserto». Dopo 45 giorni di pesanti bombardamenti aerei che provocano 150 mila morti tra i militari iracheni e circa 35 mila tra i civili, le forze di Bagdad si ritirano dal Kuwait. Le truppe alleate, non avendo mandato, non si spingono fino alla capitale anche perché il presidente Usa Bush è convinto che l'opposizione sciita e curda riuscirà ad abbattere il regime. Invece Saddam scatena contro di loro i fedelissimi della Guardia repubblicana, sostanzialmente indenne dai bombardamenti. È un massacro con centinaia di migliaia di morti e un milione di profughi.
 L'Onu decreta l'embargo, ma Saddam (ora affiancato dai suoi due figli Uday e Qusay, cinici e paranoici e non meno violenti del padre) lo aggira con il contrabbando: il popolo è alla fame ma il regime prospera e si arricchisce. Anche il programma «Oil for food», che attenua l'embargo, non permette alla popolazione di risollevarsi a causa delle ruberie della nomemklatura saddamita. Usa e Gran Bretagna impongono a nord e a sud zone di non sorvolo per l'aviazione irachena per impedire la repressione di curdi e sciiti. Infiniti i contenziosi con le Nazioni Unite negli anni Novanta per i controlli dell'arsenale nucleare iracheno, per i tentativi di riarmo e per la presunta distruzione delle armi di distruzione di massa.
La nuova amministrazione americana di Bush jr. decide di sbarazzarsi del problema Saddam e, dopo gli attentati di Al Qaeda dell'11 settembre 2001, il regime iracheno è il secondo della lista dopo l'Afghanistan dei talebani. Nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2003 gli americani, sostenuti dai britannici, attaccano l'Iraq da nord e da sud. Bagdad cade il 9 aprile. Saddam fugge e di lui non si hanno più notizie, se non alcuni messaggi audio registrati. Il 1° maggio George W. Bush proclama finita la guerra. I figli Uday e Qusay vengono uccisi in uno scontro a fuoco il 22 luglio. Ma la caccia a Saddam è finita il 13 dicembre 2003 in modo poco glorioso: è stato catturato in un buco scavato nella terra in una fattoria vicino a Tikrit, sua città natale, con la barba lunga, stanco e demoralizzato, senza opporre alcuna resistenza.

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15 dicembre 2003

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