SALVIAMO SAKINEH

L'appello del figlio di Sakineh, condannata in Iran alla lapidazione per adulterio, al Papa e al governo Italiano

06 settembre 2010

Tramite Aki-Adnkronos International Sajjad Ghaderzadeh, il figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, si è appellato al Papa e al governo italiano per fermare l'esecuzione della madre, condannata alla lapidazione per adulterio.
"Mi appello a tutti gli italiani - ha detto contattato telefonicamente - ma soprattutto al loro governo e al premier Silvio Berlusconi". Poi si è rivolto al Pontefice: "Esorto il capo della Chiesa, papa Benedetto XVI, a intervenire per salvare la vita di mia madre", per fermare le "atrocità ingiustificate" a cui è sottoposta. Per Sajjad, l'unica speranza di fermare l'esecuzione è proprio la mobilitazione internazionale, le voci come quella della 'premiere dame' di Francia, Carla Bruni, o del calciatore italiano Francesco Totti, che ha aderito alla campagna di AKI contro la lapidazione di Sakineh, producendo una grande eco in Iran.
"Vorrei ringraziare tutta la comunità internazionale, perché sta seguendo con tanta attenzione il nostro caso - ha detto il figlio di Sakineh - Vi chiedo di non fermare le vostre campagne, perché questo tipo di pressione da tutto il mondo può veramente aiutare mia madre".

"Non fermatevi per favore - ha ribadito - siete la nostra unica speranza". "Prima di appellarmi alla comunità internazionale, mi sono rivolto alle massime cariche dello stato - ha spiegato - anche alla Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, e al presidente Mahmoud Ahmadinejad, scrivendo diverse lettere, ma senza mai ricevere alcuna risposta". "E' per questo che mi sono rivolto alla comunità internazionale - ha detto ancora - Ad Ahmadinejad chiedo dove sia quella giustizia di cui parlava durante la sua campagna elettorale, come mai non interviene a sostegno della mia povera madre. Sono molto deluso dalle autorità iraniane".
Il figlio di Sakineh ha riferito poi che la nuova condanna a 99 frustate a carico della madre "è già stata eseguita". "In seguito alla pubblicazione sul Times di Londra della foto di una donna senza velo erroneamente attribuita a lei, mia madre è stata condannata da un giudice speciale di Tabriz (la città in cui è detenuta, ndr), a 99 frustate - ha spiegato - Secondo le nostre fonti, la sentenza è stata eseguita, mia madre è stata frustata pochi giorni fa". "Questo è un fatto insopportabile, che mi indigna veramente", ha detto Sajjad, che da Tabriz, dove vive, continua a denunciare all'estero le "atrocità ingiustificate" a cui è sottoposta la madre, cambiando quasi quotidianamente la scheda del suo cellulare, per paura di essere intercettato e punito dalle autorità del suo paese. Il giovane non conosce le condizioni di salute della madre, perché non gli è permesso di incontrarla "da più di due settimane, dal momento che è stata costretta a rilasciare un'intervista alla tv di Stato - ha spiegato - Sono molto preoccupato, spero di poterla incontrare giovedì, ma non sono sicuro che mi daranno l'autorizzazione".
L'avvenuta esecuzione delle 99 frustate nei giorni scorsi - pena che Sakineh ha subito anche quattro anni fa, all'inizio della sua vicenda giudiziaria - è stata confermata dall'avvocato della donna, Javid Houtan Kian. "Secondo la testimonianza di due detenute scarcerate venerdì dalla prigione di Tabriz, Sakineh ha subito in carcere un processo per direttissima in cui è stata riconosciuta colpevole di corruzione morale per aver autorizzato la pubblicare di una sua foto senza velo - ha spiegato ad AKI l'avvocato - Dopo la condanna, è stata subito frustata per 99 volte". "Tutto questo è incredibile - ha proseguito l'avvocato, che è costantemente in contatto con i figli di Sakineh - anche perché la foto pubblicata dal Times non era la sua". Quindi ha ripercorso la vicenda: "Io stesso, dopo aver rilasciato un'intervista al quotidiano britannico, su loro richiesta ho inviato una foto di Sakineh con il velo, mentre si occupava dei suoi alunni nell'asilo in cui lavorava". "Ma purtroppo il Times non ha pubblicato quella foto, ha diffuso un'altra immagine, che ritrae un'altra donna, presumendo erroneamente che fosse Sakineh. Si tratta di un errore e non è accettabile che la mia cliente sia stata condannata e frustata per lo sbaglio commesso da qualcun altro".

"Ho paura per me, ma soprattutto per mia sorella" si è sfogato ancora Sajjad. "Abbiamo ricevuto in questi giorni diverse telefonate dal ministero iraniano dell'Intelligence, che ci chiedeva di presentarci presso la sede di Tabriz - ha raccontato ad AKI - Per ora ci siamo rifiutati di presentarci perché abbiamo paura, non sappiamo cosa ci vogliano fare, cosa stiano programmando contro me e mia sorella".
E' proprio la sorella minore a preoccupare maggiormente Sajjad. "Io di giorno lavoro - ha spiegato il giovane, che è controllore sui trasporti pubblici - e lei resta sola in casa per quasi tutta la giornata. Ogni volta che esco penso a lei e spero che non le succeda qualcosa di brutto". "Purtroppo in Iran non c'è nessuno che ci sostenga, tranne il nostro avvocato, Javid Houtan Kian - ha detto - Ci sentiamo soli, abbandonati, nessuno ci protegge qui. Per questo la nostra unica speranza è la comunità internazionale, perché in patria nessuno ci aiuta". Il tono della voce del giovane si fa ancora più grave quando parla della madre. "Per ora non ci sono sviluppi processuali, sembra che l'autorità giudiziaria sia determinata a lapidarla". "Non è giusto, stanno usando il suo caso in modo strumentale, per spianare la strada a una scia di nuove esecuzioni e per valutare la reazione internazionale - ha concluso - Mia madre è solo la prima vittima, questa situazione è intollerabile".

L'esecuzione di Sakineh potrebbe essere "questione di ore", è l'allarme lanciato dal legale della donna. "Il mio ricorso alla Corte Suprema non è stato ancora formalmente accolto - ha spiegato Javid Houtan Kian nell'intervista telefonica ad AKI - e per questo motivo l'autorità giudiziaria ha il potere di rendere esecutiva in ogni istante la condanna a morte per lapidazione". "Temiamo che questo possa avvenire a breve - ribadisce - Per questo siamo molto preoccupati". L'avvocato ha riferito che non gli è permesso di incontrare la sua assistita "da più di due settimane, da quando è stata costretta a rilasciare un'intervista in tv" in cui ammetteva i reati che le vengono attribuiti. Fin da subito il legale e la famiglia di Sakineh avevano denunciato che l'intervista le era stata estorta con le minacce e le torture. Da settimane, ormai, la procedura giudiziaria è ferma, denuncia Houtan Kian. "Attendiamo la risposta della Corte Suprema, ma al momento la situazione è critica, Sakineh rischia di essere lapidata in ogni momento". Il legale denuncia anche l'operato del suo predecessore, Mohammad Mostafaei, fuggito in Norvegia nelle scorse settimane e da allora spesso intervistato dai media di tutto il mondo. "Mostafaei non rappresenta più Sakineh - dice - pertanto le dichiarazioni che continua a rilasciare non devono essere attribuite alla sua famiglia".
Secondo Javid Houtan Kian "l'accanimento contro Sakineh è motivato dalla volontà dell'autorità giudiziaria di dare il via a un nuovo ciclo di lapidazioni di donne condannate a morte". "Secondo le ultime stime, in Iran ci sono circa 150 donne in attesa di essere lapidate - ha spiegato - Con il caso di Sakineh, la Repubblica Islamica vuole esaminare la reazione della comunità internazionale nei confronti del ricorso a una pratica primitiva come questa". "Se dovesse ritenere che l'impatto delle campagne internazionali non è poi così forte, allora procederebbe senza indugi alla lapidazione di tutte queste donne", dopo che la pratica non è stata messa in atto per alcuni anni. Per questo motivo, a suo giudizio, l'attivismo internazionale è "molto utile", in quanto può salvare non solo Sakineh, ma anche tante altre donne in attesa di esecuzione.
Per l'avvocato l'adesione del capitano della Roma, Francesco Totti, alla campagna internazionale lanciata da Aki-Adnkronos International per salvare Sakineh dalla lapidazione "è molto importante, gliene sono grato". Dopo aver aderito alla campagna di AKI, sia Totti sia Rosella Sensi, presidente della Roma, hanno deposto mazzi di fiori sotto una gigantografia di Sakineh esposta sulla facciata del Campidoglio. Il gesto ha prodotto una grande eco in Iran, dove Totti e la sua squadra di calcio sono molto seguiti. "E' stato un gesto importante - ha detto Houtan Kian - per questo esprimo a Totti il mio affetto, anche in qualità di tifoso della Roma".
L'agenzia di stampa nazionale, l'Irna, ha annunciato che boicotterà per almeno un mese la squadra, evitando di pubblicare notizie sul suo conto. La Roma, secondo l'Irna, ha aperto "un nuovo capitolo di interferenze politiche". "La Federcalcio internazionale (Fifa) e il Comitato olimpico internazionale (Cio) hanno sempre sottolineato l'indipendenza dello sport e hanno sempre minacciato sanzioni in caso di ingerenze governative nello sport - si legge sul sito dell'agenzia - I dirigenti dello sport italiano, invece di interferire in questioni politiche, avrebbero fatto meglio a pensare alla violazione dei diritti umani in alcuni paesi europei".

"Speriamo nell'aiuto che ci arriva dall'estero - ha detto infine l'avvocato di Sakineh - perché in Iran, tranne alcuni attivisti per i diritti umani, ci hanno lasciato tutti soli". "E' importante che la comunità internazionale, oltre a sostenere Sakineh, sostenga anche la sua famiglia e me, perché siamo tutti sotto pressione. Io ho subito minacce e sono sotto il controllo degli agenti dell'intelligence, che pochi giorni fa hanno fatto irruzione nel mio ufficio, sequestrando decine di fascicoli di miei clienti condannati a morte". "Spero che si mobilitino le istituzioni internazionali, che il Parlamento europeo si pronunci a sostegno di tutti noi".
Una risoluzione degli Eurodeputati sul caso di Sakineh è attesa per la prossima settimana. [AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL]

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

06 settembre 2010

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia