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Sbarchi senza fine

A Lampedusa ieri sera è giunto un barcone con 197 migranti. Stamane altri 38 migranti salvati da un motopesca mazarese

23 febbraio 2011

Altri arrivi e avvistamenti, secondo un copione che si ripete ormai da giorni sulle coste di Lampedusa. A pattugliare questo tratto di mare preso d'assalto da centinaia di migranti in arrivo dal Nord Africa dopo le rivolte, ci saranno fino al 31 marzo uomini e mezzi impegnati nell'operazione Hermes, la missione congiunta tra Frontex, l'Agenzia europea delle frontiere, e l'Italia. L'attività potrebbe comunque prolungarsi oltre il termine previsto, soprattutto nel caso di una nuova ondata di sbarchi dalle coste nordafricane. La rotta più battuta, fino ad ora, è quella che parte dalle coste tunisine, anche se la guerra civile in Libia rischia di aprire un nuovo "fronte" con l'assalto di migliaia di profughi.

In mattinata il motopesca mazarese Chiaraluna è riuscito ad approdare nel porto di Lampedusa con a bordo 38 migranti tutti maschi, rimasti per due giorni in balia del mare. Anche loro sono stati trasferiti nel Centro di prima accoglienza. La 'carretta' con gli extracomunitari, che da due giorni risultavano dispersi dopo avere avvertito telefonicamente alcuni parenti che si trovavano nel centro di accoglienza al momento della partenza dal porto tunisino di Sfax, è stata soccorsa dal motopesca a 60 miglia da Lampedusa, in acque di competenza maltese. Aveva il motore in avaria ed era in balia delle condizioni del mare, forza 4-5. Il motopesca della flotta di Mazara del Vallo è stato sequestrato in passato prima dalle motovedette libiche e poi da quelle tunisine. Gratitudine nei confronti dell'equipaggio del peschereccio è stata espressa dalla portavoce in Italia dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati, Laura Boldrini: "È importante che in un momento come questo, caratterizzato da una nuova ondata di sbarchi verso le coste italiane, la marineria italiana confermi la sua tradizione di solidarietà. In particolare i pescatori, che in questi anni si sono contraddistinti per avere salvato centinaia di vite umane, spesso anche a discapito dei propri interessi".
Ieri sera erano approdati a Lampedusa altri 197 tunisini, tra cui tre donne e alcuni minori, soccorsi a poche miglia dalla costa da due motovedette della guardia costiera. Dopo gli ultimi arrivi, nel Centro di prima accoglienza dell'isola si trovano in questo momento oltre 900 migranti.

Tornando alla missione Frontex, le unità navali impegnate nell'operazione sono messi a disposizione dall'Italia e si dedicheranno al pattugliamento di un'area predefinita di mare, con il compito di prevenire gli sbarchi sulle coste siciliane. Sono due le unità della Marina Militare italiana attualmente impegnate nel servizio di pattugliamento del Canale di Sicilia con compiti di vigilanza pesca ma sopratutto di controllo dei flussi migratori, anche in relazione alla situazione di crisi nei paesi del Nordafrica. Si tratta della Corvetta Fenice e del Pattugliatore d'altura Bettica. Quest'ultima unità, che oggi ha preso il posto della Corvetta Chimera nell'ambito di un normale avvicendamento in zona, è dotata anche di un elicottero a bordo in grado di svolgere attività di ricognizione dall'alto. Le condizioni meteo nel Canale di Sicilia sono nuovamente in peggioramento, con mare Forza 3-4 e forti raffiche di vento fino a 35 nodi da Nord.

I mezzi aerei che supporteranno quelli navali saranno forniti, oltre che dall'Italia, da Francia, Olanda, Malta e Spagna. Nel frattempo sarà impiegata una task force di esperti per le operazioni di identificazione di migranti e per investigare sui network criminali che gestiscono il traffico di esseri umani. Ulteriore supporto potrà essere reso disponibile nelle operazioni di rimpatrio.
La missione europea è formata da 30 esperti (messi a disposizione, oltre che dall'Italia, da Austria, Belgio, Francia, Germania, Malta, Olanda, Portogallo, Romania, Svezia, Svizzera e Spagna). Secondo quanto precisato dal portavoce della Commissione, "i costi vengono tutti rimborsati dalla Ue". La dotazione iniziale della missione Hermes è di due milioni di euro.

La questione del "Villaggio della solidarietà" - Il Residence degli aranci di Mineo (CT) dovrebbe ospitare "non più di duemila richiedenti asilo" per circa sei mesi, che poi saranno "smistati in altri centri". È questo il progetto illustrato dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al sindaco del paese del Catanese, Giuseppe Castania, durante un incontro avvenuto ieri al Viminale, al quale erano presenti il commissario straordinario per l'immigrazione, il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, e il presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione.
"La riunione è andata meglio del previsto - ha affermato il sindaco di Mineo - ci siamo fatti portavoce con il ministro e il suo staff delle sensibilità del territorio e Maroni ci ha spiegato quello che potrebbe essere il progetto di accoglienza. Riguarderebbe i richiedenti asilo, categorie di persone che non possono spostarsi dal luogo dove alloggiano e che hanno l'interesse a comportarsi dignitosamente in attesa di ottenere il riconoscimento dello status di rifiuti, che solitamente arriva dopo sei mesi. Poi - ha aggiunto Castania - ci penserà il governo, con associazioni di settore, a spostarli in strutture adeguate. All'interno del Residence, che non ospiterà più di 2mila persone, il governò garantirà ogni forma di assistenza per una permanenza dignitosa".
Il sindaco ha sottolineato che il ministro Maroni ha condiviso l'impostazione che "il progetto vada condiviso con il territorio: con i Comuni dell'area interessata, la Provincia di Catania e la Regione Siciliana". "Lunedì il ministro Maroni - ha concluso il sindaco di Mineo - sarà a Catania e in prefettura incontrerà i rappresentanti degli enti locali per esporre il progetto. Se il piano sarà condiviso partirà e ci sarà la possibilità di una ricaduta positiva sul terriorio perchè l'assistenza sarà garantita anche da realtà imprenditoriali siciliane".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Lasiciliaweb.it]

 

 

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23 febbraio 2011
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