SCORRETTI!

''Cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente scorretto''

08 marzo 2010

"Cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente scorretto". La frase che avete appena letto, che chiaramente si riferisce a quanto è avvenuto in questi giorni in merito al decreto legge, deliberato dal governo e votato dal presidente della Repubblica, per mettere una "pezza" al pasticcio delle liste regionali del Pdl in Lazio e in Lombardia, non è stata pronunciata né da un politico dell'opposizione né da un magistrato rosso che vuole la totale disfatta del Popolo delle Libertà. A pronunciarla è stato mons. Domenico Mogavero, responsabile della Conferenza episcopale italiana per gli affari giuridici, ai microfoni di Radio Vaticana. "La democrazia - ha detto ancora il vescovo - è una realtà fragile che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme, da regole, altrimenti non riusciamo più a orientarci", se invece "dovesse essere diretta dall'arbitrio di qualcuno o se dovesse essere improvvisata ogni giorno mancherebbe la certezza del diritto, dei rapporti e delle prospettive". E ancora in merito ai problemi sorti in questi giorni ha osservato: "Non credo che in democrazia si possa fare una distinzione fra ciò che sono le regole e quello che è il bene sostanziale, le regole non sono un aspetto accidentale del vivere insieme, ma quelle che dettano il binario attraverso cui incamminarci". "La definizione giusta - ha detto il vescovo di Mazara del Vallo  - è quella data dal presidente della Repubblica quando ha parlato di un grandissimo pasticcio". "Le regole - ha detto ancora mons. Mogavero - sono a garanzia e a tutela di tutti. A questo punto si legittima ogni intervento arbitrario con la motivazione che ragioni più o meno intrinseche o pertinenti mettono un gioco un valore, il valore della partecipazione oggi, e domani un altro valore". "Ci sono state leggerezze, manchevolezze, approssimazioni - ha rilevato mons. Mogavero - nell'affrontare il gioco democratico che non sono a favore di nessuno, forse siamo impreparati a una democrazia sostanziale".
Be', a noi non sembra ci sia nulla da eccepire nel ragionamento del vescovo, che ha comunque sottolineato che le parole dette sono sue e non rappresentano la posizione della Chiesa. Come dire, mons. Mogavero ha parlato da Domenico Mogavero, cittadino affezionato alla Democrazia, ed è per questo che riteniamo le sue parole condivisibili.

Sullo stesso tema, è intervenuto un altro personaggio che inquadrare come "uno di sinistra" sarebbe veramente fuori luogo, il prof. Antonio Maria Baggio, focolarino, docente di Filosofia Politica all'Università Sophia di Loppiano, in provincia di Firenze: "Errori nella presentazione delle liste ci sono sempre stati. Certo quando diventano macroscopici ci si deve porre delle domande". "Chi fa vita di partito - ha detto - sa che la presentazione delle liste è il momento più importante che viene seguito con attenzione maniacale. Che si facciano errori è segno di un pressappochismo di un ceto politico che sembra essere abituato a poter aggiustare tutto con favori personali o poca trasparenza". "Allora che non ci sia più abitudine alla legalità è cosa preoccupante - ha aggiunto il professore legato al movimento cristiano che si impegna ad applicare il vangelo alla vita quotidiana - perché questa disabitudine non colpisce solo la vita interna dei partiti, ma diventa lesiva dei diritti civili e politici di tutti quanti i cittadini". "Fenomeni - ha detto ancora il prof. Baggio - che si producono quando i politici diventano casta, cioè quando si organizzano in un modo loro di essere, come categoria separata dalla società. Il modo in cui ormai vengono scelti non è più in base alla cittadinanza. C'è un limite della sovranità perché i politici si scelgono da soli". "Il problema - ha spiegato il docente alla Radio Vaticana - è nella legge elettorale che consente ai partiti, associazioni private a norma di Costituzione, di completare le liste e di decidere la composizione dell'organo legislativo, una mostruosità dal punto di vista giuridico e democratico".

Insomma, punti di vista che dovrebbero far riflettere con molta attenzione i signori del Pdl, proprio perché provenienti da persone che amano la Democrazia come concetto fondamentale che deve esistere al di la del partitismo.
Certo, c'è poi la foga politica che può essere buttata fuori con più o meno diplomazia, ma partendo dall'assunto ben ritratto dai ragionamenti sopracitati, possiamo comprenderli e capirne bene le ragioni. Ad esempio, la riconosciuta poca diplomazia di Antonio Di Pietro, parte dallo stesso assunto di mons. Mogavero: "Cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente scorretto". In più, il leader dell'Italia dei Valori trova insopportabilmente ipocriti coloro che lasciano fuori le responsabilità del Quirinale nel decreto ''salva Pdl'', ed è per questo che, dopo aver ipotizzato  l'impeachment per il capo dello Stato, non manca di lanciare strali contro chi del presidente della Repubblica prende le difese.
"Siamo di fronte a un governo e una maggioranza che modificano le regole a proprio uso e consumo e il decreto 'salva Pdl' lo dimostra" ha detto Di Pietro. "La strada principale per mandare a casa questi golpisti - ha aggiunto - è il voto e credo che gli elettori si siano già resi conto che siamo di fronte a un governo e una maggioranza che usano le istituzioni per farsi gli affari propri e per modificare le regole del gioco durante la partita: è stato superato il senso del limite. Mi spiace constatare che, di fronte a uno sfregio così evidente alla democrazia, serpeggiano l'ipocrisia e il falso perbenismo di coloro che sostengono che la colpa sia solo di chi ha commesso questo fatto grave lasciando fuori le responsabilità di chi doveva fare il controllore. A me pare - ha affermato il leader dell'Idv - che sia una coperta troppo corta per giustificare il comportamento del presidente della Repubblica".

Di Pietro insiste "nel sostenere che il comportamento del capo dello Stato nell'avallare questo decreto golpista è stato inutile e dannoso". "Inutile - ha spiegato - perché questo decreto non serviva e non serve a risolvere la situazione che già era stata risolta dai giudici, tanto è vero che la lista Polverini e la lista Formigoni sono state riammesse senza bisogno del decreto". "E allora - ha incalzato - la violazione alla Costituzione è servita solo per riammettere le liste del Pdl nella circoscrizione provinciale di Roma. Quante altre liste non sono state ammesse nelle circoscrizioni italiane negli ultimi 50 anni? Ritengo che, per ottenere un piccolo vantaggio scorretto, oggi si è fatto un decreto che viola le leggi, viola il rispetto fondamentale di un gioco democratico e, in questa situazione, anche il capo dello Stato ha avallato un atto di cui non c'era bisogno". "Quel che più fa male oggi - ha sottolineato Di Pietro - è constatare come il cosiddetto mondo intellettuale si sia riempito di ipocrisia sostenendo che il capo dello Stato non avrebbe potuto fare diversamente".
Dunque, "l'Italia dei Valori chiama alle armi democratiche tutti i cittadini, la società civile e le associazioni affinché facciano capire a questo governo e alla sua maggioranza che non possono continuare a usare le leggi a proprio uso e consumo, calpestando la Carta costituzionale e lo Stato di diritto". "Per questo sabato 13 marzo - ha ricordato Di Pietro - l'Italia dei Valori scenderà in piazza insieme a tutti quei partiti che condividono la battaglia per la democrazia e per la difesa della Costituzione e insieme a tanti movimenti, associazioni e liberi cittadini. Sarà una grande manifestazione di massa e non sarà la giornata del ricordo della Costituzione, ma la giornata del rilancio dei diritti costituzionali".

Dunque, se anche Di Pietro parte dal concetto che "cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente scorretto", la poca diplomazia dimostrata sta solamente nel fatto che Di Pietro, offeso dal comportamento di chi dovrebbe essere il Garante per eccellenza, non riesce e non vuole fare buon viso a cattivo gioco. Be', con i tempi che corrono forse è proprio meglio prendere la diplomazia e mandarla a farsi benedire.

[Articolo di F.M., informazioni tratte da Adnkronos/Ing]

- Il decreto legge (pdf)

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08 marzo 2010

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