Se a Ciancimino jr tolgono la scorta

La prefettura di Palermo ragiona sull'opportunità di togliere la scorta al 'superteste', che intanto ha scritto al prefetto...

09 dicembre 2010

"Con la Procura di Caltanissetta, almeno in questo momento, mi pare che il clima non sia più sereno. Per questo oggi (martedì 7 dicembre per chi legge, ndr), per la prima volta da quando ho iniziato a testimoniare, mi sono avvalso della facoltà di non rispondere esercitando, vista la nuova veste che ho, quella dell’indagato, un mio diritto".
Massimo Ciancimino dunque, "almeno in questo momento", ha deciso di "rompere" il rapporto con la Procura di Caltanisetta. Uno strappo clamoroso con quei magistrati con i quali il figlio di don Vito aveva a lungo collaborato, riempiendo interi fascicoli zeppi di "confessioni" sui rapporti tra il padre e il ceto politico siciliano e italiano e sulle stragi di mafia. A determinare la nuova strategia di quello che fino a pochi giorni fa era considerato una sorta di "superteste" è stato l'avviso di garanzia per favoreggiamento, calunnia aggravata e violazione del segreto istruttorio che gli è pervenuto proprio dai pm di Caltanissetta a cui stava raccontando la "sua" verità (LEGGI).
"L’avviso di garanzia della Procura di Caltanissetta - ha detto il legale di Ciancimino jr, Francesca Russo - denota una totale mancanza di fiducia dei magistrati in quello che Ciancimino ha detto, nonostante i tanti elementi utili da lui forniti". "Ad esempio - ha aggiunto il legale - la Procura ipotizza l’accusa di favoreggiamento nei confronti del signor Franco (l’agente segreto che avrebbe avallato la trattativa tra Stato e mafia, ndr). Questo prova che i magistrati sono certi che Ciancimino sa chi è il signor Franco e non vuole rivelarne l’identità. Una considerazione che non tiene conto del fatto che il mio cliente ha fornito il numero di cellulare dell’agente, riscontri sui luoghi in cui l’avrebbe incontrato e tanti altri elementi utili alle indagini".

Ma, mentre a Caltanissetta si procede nei confronti di Ciancimino jr, a Palermo la Procura gli tiene aperto il canale della collaborazione avendo scelto di valutare la sua credibilità "caso per caso". La diversità di passo e di strategia è evidente anche se i capi delle due Procure assicurano che non c’è conflitto e ogni eventuale contrasto va ricondotto alla "normalità" delle indagini collegate. Sono scelte consentite dal doppio ruolo che gli è stato cucito addosso, dato che a Caltanissetta è stato convocato come indagato e a Palermo è stato sentito come "teste assistito". Il caso nasce dall’esistenza di due filoni d’indagine. I pm di Caltanissetta si occupano delle stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992, mentre i magistrati di Palermo stanno seguendo la vicenda della "trattativa" tra lo Stato e Cosa nostra. Sulle stragi Ciancimino è chiamato a riferire di vicende di cui il padre sarebbe venuto a conoscenza ma si tratta di informazioni riferibili ai contatti che l’ex sindaco di Palermo avrebbe avuto nella veste di "mediatore" tra i boss e uomini dei servizi. Il collegamento tra le due inchieste è all’origine di un possibile scontro. Per evitarlo alcuni giorni fa si è svolto un incontro alla Dna tra i magistrati delle due Procure che hanno cercato di raccordare le loro azioni.
Fino a quel momento i due uffici trattavano Massimo Ciancimino come un collaboratore. Ma ora a Caltanissetta si sono stretti i tempi con la formalizzazione delle accuse e la sua iscrizione nel registro degli indagati. La Procura di Palermo ritiene che si tratti di una mossa intempestiva. È strano - fanno notare i magistrati - che prima di svolgere indagini sulla persona indicata da Ciancimino, ossia l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, si indaghi lui per calunnia e per favoreggiamento. A Palermo si mette in evidenza un potenziale contrasto di valutazione. Se Ciancimino viene accusato di favoreggiamento nei confronti del fantomatico "signor Franco" entrato nel doppio gioco della "trattativa si finisce per ammettere l’esistenza dello 007. Ma in tal caso Ciancimino avrebbe riferito un fatto vero. La divergenza di valutazioni ma soprattutto di strategie finirà per inasprire il conflitto proprio mentre emerge la necessità di definire un unico parametro di giudizio sull’attendibilità del collaboratore. L’unica via d’uscita è rappresentata dal conflitto di attribuzione che potrebbe essere sollevato sia dalla Procura di Palermo sia da quella di Caltanissetta. Ma anche dalle due Procure generali. Si riproporrebbe così uno scenario di contrasti che già nel passato ha avvelenato i rapporti al palazzo di giustizia di Palermo.

Il Procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, parlando con l'Adnkronos delle presunte polemiche con i 'cugini' di Palermo sul 'caso Ciancimino', ha voluto specificare: "La penso esattamente come il Procuratore di Palermo, tra noi e loro non c'è nessuno scontro in atto". Il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, infatti, nei giorni scorsi aveva detto che tra le due procure "non c'è alcuno scontro o frizione, ma valutazioni non perfettamente sovrapponibili".
"Abbiamo ambiti investigativi diversi - ha spiegato ancora Lari - pur avendo con Palermo una diversità di vedute sul profilo dell'attendibilità di Massimo Ciancimino, ma ribadisco che non c'è alcuno scontro con Palermo. Certo, non possiamo pensarla tutti allo stesso modo...".

Intanto, la prefettura di Palermo sta raccogliendo documenti e atti per valutare la possibilità di togliere la scorta a Massimo Ciancimino, non solo testimone in diverse inchieste ma anche condannato per riciclaggio e intestazione fittizia di beni. La prefettura ha chiesto alla Procura di Reggio Calabria notizie sull'incontro a Verona del figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo con un uomo che sarebbe legato ad ambienti della 'ndrangheta. Ciancimino ha ammesso di essere andato a quell'appuntamento senza scorta per non mettere in imbarazzo gli interlocutori.
Dalla prefettura fanno sapere che non è stata ancora presa alcuna iniziativa e che l'eventuale decisione non dipende solo dal prefetto Giuseppe Caruso.
"Non sappiamo nulla su questa vicenda della possibilità che venga tolta la scorta a Massimo Ciancimino. Mi pare ancora tutto da chiarire ed è prematuro fare considerazioni" ha detto l'avvocato Francesca Russo, legale di Massimo Ciancimino. Quest'ultimo, vista la circostanza che si è venuta a creare ha deciso di scrivere una lettera aperta al prefetto Caruso
Nella missiva Ciancimino jr si scusa con il Prefetto e si dice "dispiaciuto" per non avere avvertito la scorta del suo spostamento da Bologna a Verona, ma nello stesso tempo parla della "opportunità di tutelare" la sua sicurezza, soprattutto dopo le numerose minacce ricevute, l'ultima delle quali una pistola carica ritrovata dalla scorta nella sua abitazione di Palermo.
"Illustrissimo Signor Prefetto - ha scritto Ciancimino - Ritengo che la mia sicurezza non debba dipendere da dubbi e da comportamenti sicuramente sbagliati, ma tutti ancora da accertare. Per persone come me non sono concessi né sconti né errori". E ricorda "il fattore per il quale attente forze dell'ordine abbiano valutato l'opportunità di tutelare la mia sicurezza viste le innumerevoli, e per quanto mi riguarda vane, minacce intente a minare la serenità mia e della mia famiglia al fine di interrompere la mia collaborazione con varie procure". "Qualora ritenga terminati i motivi per i quali la misura della scorta sia stata adottata nei miei confronti - ha scritto ancora Ciancimino - credo opportuno, a prescindere da quelle che saranno le risultanze investigative della Procura di Reggio Calabria, ed alla quale risponderò nelle sedi adeguate, di voler valutare la revoca della stessa e fare presente che non ritengo la scorta né uno status né una condizione premiale, ma risponde solo a criteri dell'attuale sicurezza sulla persona".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Corriere del Mezzogiorno]

- "Niente più scorta a Ciancimino"... di S. Palazzolo e F. Viviano (Repubblica/Palermo)

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09 dicembre 2010

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