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Se cattuare Messina Denaro è di per sé difficile ...

... prenderlo con le risorse ridotte oramai al lumicino, diventa un'impresa titanica e frustrante

18 ottobre 2011

Dopo 18 anni di latitanza, la ricerca del boss della mafia Matteo Messina Danaro potrebbe giungere al suo epilogo. Già in passato, dopo gli arresti che hanno smantellato la rete di fedelissimi, la caccia al boss di Cosa nostra è stata lì vicino a chiudersi.
Denaro, da 18 anni è un volto stampato su una fotografia in bianco e nero, o su un identikit ricostruito al computer. Del dominus incontrastato di Cosa nostra, non si hanno più notizie dal 2 giugno 1993: quasi due decenni di latitanza perseguita quotidianamente dalle forze dell'ordine, che fino ad oggi, tra slanci e battute d'arresto nelle indagini, sono riuscite sì a far terra bruciata intorno a "Diabolik", senza però mettere le mani su quello che è considerato da tutti l'erede dei storici capi corleonesi.

In un'inchiesta pubblicata nei giorni scorsi da Repubblica, si fa il punto su quella che in Sicilia, dopo la cattura di Provenzano nel 2006, è diventata la più frenetica caccia all'uomo degli ultimi anni (LEGGI).
Matteo Messina Denaro da Castelvetrano, classe '62, figlio del vecchio boss Francesco Messina Denaro, oggi è un uomo solo, rimasto isolato dopo l'arresto del fratello Salvatore, del cognato Vincenzo Panicola, dei cugini Giovanni e Matteo Filardo. Un'ombra, che non potendo più contare sul suo "apparato di comunicazioni", risulta non essere più in grado di parlare con la moglie, con la madre o con la figlia. Intanto, però, "Diabolik" resta ancora un fantasma.
Sulle tracce di Messina Denaro sono in tanti: Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, reparti speciali. Persino gli uomini del capitano "Ultimo", quelli che catturarono Totò Riina, inseguono la primula rossa trapanese. Tutti con l'unico obiettivo di arrivare prima degli altri alla "preda", ma con il rischio concreto che questa sovrapposizione di indagini e di apparati possa finire per agevolare, invece, la fuga del boss.

Ma, il vero problema attuale per la cattura di Messina Denaro è la mancanza di fondi di cui le forze dell'ordine soffrono terribilmente. "Siamo ormai arrivati al paradosso che gli investigatori della Catturandi devono anticipare di tasca propria i soldi per le missioni fuori sede, perché da 17 mesi queste spese non vengono più rimborsate dal ministero dell'Interno", questa, ad esempio, la denuncia di Ivan D'Anna, sindacalista del Siap. "Come dire, le ricerche del latitante trapanese Matteo Messina Denaro, il numero uno di Cosa nostra, sono pagate dai poliziotti. C'era già un pesante arretrato per le missioni del 2010 e i soldi del 2011 sono bastati appena per archiviarlo".
E la scure dei tagli è arrivata anche sugli straordinari: "Non importa che fai cento ore, non importa che sei stato su un pizzo di montagna o chiuso dentro un furgone, a pedinare il favoreggiatore di un latitante, ti verranno riconosciute solo 55 ore, ma sulla carta - ha spiegato il sindacalista -. In busta paga i poliziotti si ritroveranno l'equivalente di 30 ore, ovvero solo il corrispettivo per tre giorni di lavoro durissimo. Dobbiamo ritenerci fortunati - dice D'Anna, che è il segretario di base del Siap presso la squadra mobile di Palermo - si dice che i tagli dovrebbero arrivare a 22 ore".

Insomma, la ricerca di Matteo Messina Denaro è veramente difficile e oggi lo è ancora di più, per via della mancanza di fondi che sta mettendo letteralmente in ginocchio le forze dell'ordine che, nonostante tutto, continuano la caccia al "nemico pubblico numero uno".

[Informazioni tratte da TNNews, Adnkronos/Ign, Repubblica/Palermo.it]
 
- Impossibilitati a garantire la sicurezza dei cittadini (Guidasicilia.it, 17/10/11)

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18 ottobre 2011
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