Se chi si accontenta gode...

Soddisfatti della propria vita? Difficile quando quasi la metà degli abitanti di una regione rasenta la soglia della povertà

06 novembre 2010

Secondo una recente indagine dell'Istat la popolazione nazionale, mediamente, si dice soddisfatta della propria vita. In media gli italiani danno alla soddisfazione nei confronti della propria vita un voto pari a 7,2. E' quanto emerge dall'Indagine Multiscopo dell'Istat "Aspetti della vita quotidiana", condotta nel mese di febbraio 2010, che oltre ad indagare comportamenti e aspetti della vita delle famiglie italiane quali la soddisfazione per le relazioni familiari e amicali, la situazione economica e i principali problemi della zona in cui vivono, ha rilevato per la prima volta informazioni sul benessere soggettivo (soddisfazione per la vita nel complesso) e sul grado di fiducia interpersonale.
Alla domanda "Attualmente, quanto si ritiene soddisfatto della sua vita nel complesso?", potendo indicare un voto da 0 a 10 (0 indica "per niente soddisfatto" e 10 "molto soddisfatto") la maggior parte della popolazione di 14 anni e più fornisce una risposta compresa tra 8 e 9 (55,8%), mentre il 6,8% indica la soddisfazione massima. Il 22,4% ha segnalato un valore compreso tra 6 e 7 e il 3,9% un punteggio di soddisfazione compreso tra 0 e 5.
La distribuzione della soddisfazione complessiva presenta, quindi, una forte asimmetria positiva, cioè una tendenza delle risposte a collocarsi verso i valori più elevati della soddisfazione. Infatti, in media le persone danno alla soddisfazione nei confronti della propria vita un voto pari a 7,2, mentre il valore mediano (quello che divide il collettivo a metà) è pari a 7.

Non emerge, in generale, una differenza di genere, seppure le donne anziane sembrano essere più insoddisfatte degli uomini. Le differenze maggiori emergono con l'età: si passa, infatti, da un voto di 7,8 tra i giovani di 14-17 anni ad uno di 6,8 degli ultrasettantacinquenni. Il Nord presenta un valore medio di soddisfazione pari a 7,4, il Centro pari a 7,1 ed il Mezzogiorno un valore di 7,0. Le regioni con i più elevati livelli di soddisfazione sono il Trentino-Alto Adige (7,8), la Valle d'Aosta (7,5) e la Lombardia (7,4), quelle con i livelli più bassi la Campania (6,8), Sicilia e Puglia (7,1).
Chi è occupato è decisamente più soddisfatto di chi è alla ricerca di occupazione (7,4 contro 6,6). Tra gli occupati, dirigenti, imprenditori e liberi professionisti si dichiarano più soddisfatti degli operai (7,5 contro 7,3). Anche chi ha una laurea si dichiara più soddisfatto di chi ha al massimo la licenza elementare (7,4 contro 6,9).

Quindi, l'elemento fondamentale è il LAVORO e di conseguenza la SITUAZIONE ECONOMICA. E partendo proprio da questi due elementi conseguenti, ci vogliamo soffermare sulla situazione di una delle Regioni dove le persone sono "meno soddisfatte", la Sicilia, con alcuni dei risultati delle analisi presentati durante le "Giornate dell'economia del Mezzogiorno" organizzate dalla Fondazione Curella.
Secondo l'analisi del Cerdfos, il centro studi della Cgil siciliana, il 40,3% della popolazione siciliana ha un reddito talmente basso da potere essere considerato povero o prossimo alla povertà. La Sicilia, inoltre, si presenta oggi come una delle regioni italiane, tutte del Mezzogiorno, con grandi disuguaglianze nella distribuzione del reddito.
L'indagine del Cerfdos rivela che su 2.700.000 famiglie in Italia che si trovano nella soglia della povertà relativa, il 18% pari a 480 mila famiglie, sono in Sicilia (la regione ha una popolazione pari all'8% del totale nazionale). Il presidente del Cerdfos, Giuseppe Citarrella, ha sottolineato l'incidenza del numero degli "scoraggiati" sul totale nazionale: 322.000, pari al 23%, sul dato italiano di 1.389.000.
"Sono gli 'scoraggiati', sintomo del disagio dell'occupazione giovanile, - ha sostenuto il presidente del Cerdfos - a fare lievitare il tasso di disoccupazione reale della Sicilia fino al 27%". A "soffrire" di più in una situazione di crisi generalizzata sono appunto i giovani il cui tasso di disoccupazione raggiunge il 38,5% (Italia 25,4%), che diventa 44,2% se si considera il solo segmento femminile.
L'andamento della cassintegrazione peraltro, secondo al Cgil, "segnala che la crisi è ancora in atto con tendenza in Sicilia ad aggravarsi". Il Cerdfos rileva infatti che tra gennaio e settembre 2010 a livello nazionale la cassintegrazione è aumentata del 50,5%, mentre in Sicilia del 53,5%. Quanto alla sperequazioni economiche e sociali, il centro studi della Cgil segnala che la Sicilia si distingue per "reddito medio tra i più bassi d'Italia e maggiore concentrazione della ricchezza (indice di Gini)". "La ricchezza, cioè - ha spiegato Citarrella - è in poche mani, come dice un indice di Gini attorno al 35%, a fronte di tante persone in situazione di disagio".

Una situazione veramente poco soddisfacente confermata anche dalla Svimez, l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno. "Una persona su due al Sud è fuori dal mercato del lavoro regolare: in valori assoluti, sette milioni di uomini e donne che convivono con lavori in nero o precari. A farne le spese soprattutto l'industria: dal 2008 al 2010 si sono persi 100 mila posti di lavoro al Sud" ha detto il direttore della Svimez, Riccardo Padovani, a Palermo per le Giornate dell'economia. Secondo Padovani nuovi settori di sviluppo su cui puntare sono la ricerca e innovazione, le energie rinnovabili e il recupero edilizio. Per aumentare la competitività occorre puntare sull'innovazione, promuovendo collaborazioni tra imprese e centri di ricerca che permettano processi di trasferimento tecnologico.
"In pochi anni - ha ricordato il direttore - la Puglia è diventata la prima regione italiana per produzione energetica da fonti rinnovabili, mentre regioni come la Calabria e la Basilicata presentano condizioni favorevoli al recupero energetico da biomasse".
Per uscire dalla crisi servono per la Svimez "49 miliardi per le infrastrutture, di cui 11 miliardi già disponibili e quasi 38 da reperire, da dedicare al potenziamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria e della Statale Jonica, la realizzazione di nuove tratte interne alla Sicilia, l'estensione dell'alta velocità nel tratto ferroviario Salerno - Reggio Calabria - Palermo - Catania (a completamento del Corridoio I Berlino - Palermo), il nuovo asse ferroviario Napoli - Bari e il Ponte sullo Stretto".
"Rispetto ai dati presentati da Svimez a fine luglio sull'andamento economico del primo semestre possiamo dire che in Sicilia sia la situazione dell'occupazione e sia dello sviluppo industriale in questo terzo trimestre del 2010 prosegue un trend negativo che non vede cenni di miglioramento". "Nell'ultimo trimestre - ha proseguito Padovani - il Sud ha perso l'1,4 percento di occupazione rispetto allo stesso periodo del 2009. La perdita di lavoro ha colpito soprattutto i giovani e le donne". "L'unico dato positivo in Sicilia - ha concluso - è la lenta ripresa delle esportazioni".

Un quadro per niente positivo del Sud, e nella fattispecie della Sicilia è quello offerto da Bankitalia nella relazione sull'economia siciliana, presentata a Palermo.
In Sicilia la ripresa economica stenta a decollare. Nel secondo trimestre del 2010 migliorano produzione e ordinativi nell'industria, ma si registra una lenta crescita nei servizi, mentre il settore delle costruzioni più degli altri risente di una fase congiunturale difficile.
Secondo l'indagine condotta tra fine settembre e metà ottobre, il 32% delle imprese industriali registra un aumento del fatturato nei primi nove mesi dell'anno e per i primi mesi del 2011 il 35% degli imprenditori prevede una ripresa degli ordini e una sostanziale stabilizzazione dei livelli produttivi. Il 41% delle imprese invece ha rivisto i piani di investimento al ribasso, mentre solo il 9% effettuerà investimenti superiori a quelli programmati. La metà delle aziende ha ampliato le dilazioni di pagamento concesse: più del 60% ha registrato ritardi nei pagamenti da parte dei clienti. Il 52% stima di chiudere l'esercizio in corso in utile, mentre il 23% si attende delle perdite contro il 25%, che aveva registrato perdite nel 2009.

Nel settore delle costruzioni, i segnali positivi registrati per l'edilizia residenziale non sono sufficienti a favorire la ripresa dell'occupazione che diminuisce del 10,4%. Le ore di cassa integrazione autorizzate nei primi otto mesi dell'anno sono state del 42,2%.
La metà del campione delle imprese edili siciliane con almeno 20 dipendenti, che ha partecipato all'indagine della Banca di Italia, si attende un calo della produzione nella media, meno del 12% invece stima un aumento. Le aziende che operano nel comparto delle opere pubbliche riflettono una condizione congiunturale peggiore. Nei primi sei mesi del 2010 il valore delle gare bandite per lavori pubblici è più che triplicato rispetto allo stesso periodo del 2009, a fronte di un aumento del numero delle gare del 18,3%; ma il dato relativo agli importi complessivi risente in misura significativa di un'unica opera: l'asse viario Catania-Ragusa del valore di circa 1,5 mld di euro.
Nel settore dei servizi, invece, il fatturato è aumentato per il 30% delle imprese, mentre è diminuito per il 28%. Lo scorso anno il calo aveva riguardato il 38% delle aziende. Per il 41% delle imprese commerciali il fatturato è cresciuto, mentre il 30% ha registrato una diminuzione.
In base ai risultati dell'indagine, sul turismo internazionale, tra gennaio e luglio 2010, il numero di arrivi dall'estero si è ridotto del 12,6% rispetto al 2009, insieme alle spese complessive effettuate che diminuiscono del 12,4%.
In Sicilia aumentano, invece, gli scambi con l'estero. Nel primo semestre 2010 le esportazioni sono state pari a 4,129 miliardi, con un aumento del 40,8% rispetto allo stesso periodo del 2009 (-37,7%) e una crescita maggiore rispetto al dato medio nazionale (12,4%) e del Mezzogiorno (25,5%). Le importazioni sono cresciute del 52,8%, per un giro d'affari di 7,449 miliardi.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, La Siciliaweb.it]

 

 

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06 novembre 2010

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